Da europeista convinto a europeista deluso

Se c’è una cosa che non potrò mai perdonare a questa Europa e quella di avermi trasformato da europeista convinto a europeista deluso e dubbioso, di aver trasformato quel grande sogno che era gli Stati Uniti d’Europa in un incubo dove a prevalere sono i nazionalismi più spinti, cioè l’esatto contrario di quello che si sognava.

Tutto quello che si era sognato e che la mia generazione aveva sognato come eredità da lasciare alle generazioni future sta andando letteralmente in fumo, in pezzi. L’unica cosa di cui ci potevamo vantare, l’accordo di Schengen, è ormai ampiamente superato dai fatti, distrutto da una valanga umana senza precedenti che ci ha mostrato una Europa che al primo intoppo si chiude su se stessa per tornare al nazionalismo più spicciolo. Intendiamoci, posso capire quegli Stati che non hanno la sfortuna di essere in prima linea sulle rotte delle immigrazione com’è l’Italia, posso capire che si approfittino della loro posizione per chiudere le rotte che portano al nord Europa e per bloccare i flussi migratori illegali. Probabilmente lo farei anche io. Ciò non toglie che quanto sta avvenendo è la morte di Schengen e non posso credere che nessuno faccia qualcosa per impedirlo ma che venga semplicemente accettato. Un grosso passo indietro.

Trovare le colpe di quanto sta avvenendo non è così facile come sembra. Sono tanti i fattori che hanno portato l’Unione Europea sull’orlo del disfacimento, a partire da una politica economica totalmente regressiva fino agli errori commessi dalle politiche nazionali, come quello commesso dall’Italia ormai trasformata in un servizio di traghettamento dei clandestini che chiaramente ha spinto Francia, Svizzera e Austria a chiudere le frontiere. Voi li andate a prende e voi ve li tenete, dicono i nostri vicini. Giustamente, aggiungo. Ma a questi errori macroscopici se ne aggiungono altri legati alla incapacità di “fare l’Europa” a partire dalla assenza di una politica estera comune, di una politica di difesa comune, di una Costituzione Europea degna di questo nome e che fissi le linee rosse invalicabili oltre le quali nessuno può andare, linee rosse da rispettare senza se e senza ma.

Non avrei mai immaginato di vedere finire l’Europa in maniera così miserevole, non lo immaginavo davvero. Eppure i segnali c’erano tutti e gli europeisti meno convinti li facevano notare già qualche anno fa. Ma io, europeista convinto come pochi, li ho sempre considerati una esagerazione. Fino a quando l’evidenza non mi è stata sbattuta in faccia diverse volte, l’ultima con la riunione informale di Bratislava dove l’Italia è stata per l’ennesima volta umiliata. E questa volta non ce la possiamo nemmeno prendere con la “politica del cucù” di berlusconiana memoria, questa volta non ci sono scuse che tengano.

Non credo sinceramente che questa deriva si possa risolvere, a meno di sconvolgimenti imprevisti e imprevedibili. Credo invece che la situazione non possa che peggiorare, soprattutto per noi italiani. E allora mi chiedo: ha ancora senso rimanere in questa Unione Europea che di europeo non ha più nulla se non regole di rigore e gli schiaffoni al nostro Paese?

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