Eutanasia: due parole due sulla morte di dj Fabo

Debbo confessare che l’argomento eutanasia non mi entusiasma particolarmente. Ma da malato di una malattia degenerativa com’è la Sclerosi Multipla mancherei di onestà se non ammettessi che quando avvengono fatti come quello di dj Fabo si apre nel cervello un varco che non sempre porta a pensieri positivi.

Personalmente quando mi si parla di eutanasia mi trovo in difficoltà. Con la mia mentalità di oggi e nonostante la mia malattia non concepisco il concetto di resa. Eutanasia per me vuol dire resa. PER ME e per nessun altro. Tuttavia capisco chi non se la sente più di combattere contro malattie che non ti danno scampo, capisco chi vuole togliere il disturbo ben sapendo delle difficoltà che devono superare coloro che gli stanno vicino, capisco chi non vuole più sentire dolore. Lo capisco e comprendo le loro ragioni, soprattutto le rispetto.

Rispetto la scelta di dj Fabo anche se io non l’avrei fatta quella scelta, almeno se non cambio idea andando avanti. Rispetto profondamente il coraggio che ci vuole per arrivare a una decisione del genere, il coraggio che ci vuole nell’arrendersi alle asperità della vita, perché ci vuole coraggio anche per arrendersi, ci vuole coraggio anche per scegliere di morire oltre che per scegliere di vivere.

Non capisco invece perché in un Paese civile (o che si reputa tale) uno che decide di mettere fine alle proprie sofferenze debba andare in Svizzera per farlo, pagare 12/13 mila euro per farsi fare una puntura letale e infine costringere i suoi famigliari – o chi lo ha aiutato a decidere come Cappato – a beccarsi gli improperi di un mondo cattolico bacchettone e medioevale. Non capisco perché la legge sul fine vita sia bloccata in Parlamento quando c’è una larga convergenza (persino dei grillini) su questa legge. Proprio non lo capisco.

Di recente non mi trovo quasi mai d’accordo con i compagni radicali, ma questa battaglia per una buona legge sul fine vita la condivido. Non so se io (IO) approfitterò di questa eventuale legge per lasciare disposizioni su come voglio morire nel caso finissi in un letto a vivere una vita da vegetale, non lo so davvero, però voglio che sia una mia scelta libera, voglio che sia la scelta libera di tutti coloro che come me hanno una malattia degenerativa. Non voglio che a decidere per me sino le mie figlie o, peggio ancora, qualche prete con mentalità medioevale. Oggi Beppino Englaro ha ricordato che nella nostra Costituzione esiste il Diritto all’autodeterminazione, uno dei Diritti più importanti della nostra carta costitutiva che però non viene rispettato. Voglio che quel Diritto venga rispettato, non per me ma per chi, e sono tanti, la pensano diversamente dal sottoscritto. Per me eutanasia vuol dire resa, per altri vuol dire liberazione. Vanno rispettati i pensieri e il coraggio di tutti, il coraggio che ci vuole per vivere in certe condizioni e quello che ci vuole per morire.

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