Negli ultimi tempi si fa largo uso della parola “genocidio”, spesso anche senza che ci sia una ragione vera e propria che giustifichi questa bruttissima parola. Ma mai parola è stata più appropriata come nel caso della Repubblica Democratica del Congo, dove si assiste a un genocidio cronico che dura ormai da decenni, tanto che non fa più nemmeno notizia.

Stupri di massa, torture indicibili, uccisioni su larga scala, piccole guerre tra potenti locali o tra gruppi ribelli ed esercito regolare per il controllo delle risorse (oro, diamanti e coltan solo per citarne tre), oppure semplici stragi e violenze senza che vi sia un motivo preciso. Questo è il quadro drammatico della RD Congo al quale si aggiunge una situazione sanitaria che va oltre il drammatico la quale ha visto nelle ultime settimane una epidemia di colera lungi dall’essere vinta che ha mietuto e sta mietendo decine di vittime. Di seguito un breve rapporto che anticipa di 10 giorni la pubblicazione di un più dettagliato rapporto sulla effettiva situazione in Repubblica Democratica del Congo e sul mercato nero del coltan.

Il Colera – Proprio il colera è l’ultima calamità che ha colpito questa martoriata terra. Ad essere colpite sono state le provincie di Bandundu, Equateur e Kinshasa. Alla data del 30 giugno la più colpita era senza dubbio a provincia di Bandundu dove si registravano 1048 casi di contagio e 55 decessi. Alla stessa data nella provincia di Equateur si registravano 324 casi e 23 morti. Per affrontare la situazione la Ong Oxfam ha inviato una missione di emergenza che avrà il compito di monitorare la situazione e di predisporre 25 punti di accesso all’acqua pulita. Oxfam sta cercando anche una soluzione che permetta di depurare ed estrarre acqua pulita dai tanti pozzi presenti nell’area. Oltre a Oxfam si stanno muovendo anche l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), l’Unicef e la Ong Medici Senza Frontiere (MSF).

Violenze nella provincia di Sud Kivu – Secondo diverse denuncie lo scorso 11 e 12 giugno ci sarebbero stati diversi casi di stupro di massa nella città di Fizi già duramente colpita da un attacco portato lo scorso 18 maggio dal gruppo ribelle ruandese del FDLR (The Democratic Forces for the Liberation of Rwanda) che aveva fatto decine di vittime e portato il terrore tra la popolazione. Non è ancora chiaro chi abbia compiuto gli stupri di massa anche se sembra abbastanza certo che si tratti sempre del FDLR. Una missione delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni umanitarie è arrivata a Fizi il 25 giugno proprio con l’obbiettivo di accertare i fatti e di portare un primo aiuto (anche psicologico) alle vittime degli stupri di massa. Medici Senza Frontiere afferma che solo nella data del 22 giugno ha fornito assistenza a più di 100 donne vittime di stupro. Lo stupro di massa nell’Est del Congo è considerato unanimemente una vera e propria “arma non convenzionale”. Ma oltre alle FDLR nella regione di Sud Kivu agiscono molti altri gruppi armati che provocano violenze e, conseguentemente, grandi spostamenti di persone in fuga proprio dalle violenze. Nelle ultime settimane si sono registrati grandi movimenti di persone da Fizi e Kabimba dirette verso la Provincia di Katanga. Gli sfollati sono migliaia solo nelle ultime settimane. Altri importanti movimenti di persone vengono segnalati nel territorio di Shabunda. La Ong  Malteser International ha denunciato la presenza di oltre 1.800 famiglie sfollate nelle zone di  Kigulube e Nzibira. Ma non bastano i vari gruppi armati irregolari, violenze vengono denunciate anche da parte dell’esercito regolare congolese, in particolare si segnala il reclutamento coatto di bambini nella città di Nyamarhege mentre un centinaio di studenti di una scuola primaria (quindi molto piccoli) della zona di Shabunda sono stati costretti dai militari congolesi a portare materiale militare, tra i quali esplosivi e munizioni, per otto chilometri.

Provincia di Nord Kivu – La violenza che negli ultimi mesi aveva costretto diverse Ong a lasciare il territorio di Nord Kivu sembra al momento diminuita tanto che dal mese di luglio la Ong Save the Children UK (SC-UK) riprenderà le operazioni nutrizionali nella zona di Mweso, abbandonata dal mese di febbraio proprio a causa delle violenze. L’organizzazione Mondiale della Sanità rende noto che decine di casi di morbillo sono stati segnalati nella zona di Ubundu. L’OMS in collaborazione con diverse Ong sta preparando una campagna di vaccinazione contro questa malattia che ogni anno colpisce migliaia di persone in Nord Kivu mietendo centinaia di vittime. Casi di colera sono stati segnalati anche in Nord Kivu. A tal proposito la Croce Rossa Internazionale in collaborazione con la CRI del Congo sta allestendo tre fonti di acqua potabile nelle zone di Sabasaba e Dongo. Al momento nella regione sembrano assenti attacchi di gruppi ribelli il che potrebbe essere il frutto di un raggiunto accordo tra i vari gruppi armati per il controllo delle miniere di coltan e di diamanti. Rimane il problema dell’uso sistematico di minori nell’estrazione e nel trasporto dei preziosi minerali e del loro contrabbando intensivo da parte dei gruppi armati.

Violenza nella regione Orientale – Della regione Orientale ne avevamo già parlato in un precedente report redatto da Giorgio Trombatore. Purtroppo la situazione è ancora molto critica se non peggiorata. Il gruppo ribelle ugandese del Lord’s Resistence Army (LRA) continua indisturbato nei suoi attacchi alla popolazione civile partendo dalle sue basi che si trovano all’interno del Garamba Park. In questa regione, in particolare nella zona più a est, la mancanza completa dello Stato si fa sentire. Oltre all’LRA in zona ci sono anche altri gruppi  armati minori che controllano le miniere di coltan e di diamanti costringendo gli abitanti a lavorare in condizioni di schiavitù. A loro si uniscono a fasi alterne, militari corrotti delle Nazioni Unite, militari ugandesi che sconfinano in Congo con la scusa di dare la caccia al leader del LRA, Joseph Kony, motivo addotto anche dai militari sud-sudanesi . Alla fine in questo incrocio di militari e milizie si devono registrare incredibili violenze ai danni dei civili. Stupri di massa, rapimento di minori per farne bambini soldato, schiavi sessuali oppure schiavi per l’estrazione di diamanti e coltan, torture indicibili (guarda le foto di Giorgio Tromabatore) e uccisioni indiscriminate. Nelle ultime settimane migliaia di persone si sono messe in movimento verso la regione di Equateur, giudicata più sicura, provocando un enorme flusso di profughi in particolare nella città di Bumba. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo si è impegnato mesi fa a riprendere il controllo della regione e delle miniere, promettendo che non avrebbe usato minori per l’estrazione dei minerali e che avrebbe garantito i Diritti dei lavoratori, ma allo stato attuale questo non è ancora avvenuto. Anzi, sono stati denunciati diversi casi di corruzione tra le fila dei dirigenti governativi e persino tra i pochi militari della forza ONU presenti nella regione. I gruppi ribelli, ben finanziati dalla vendita di diamanti e soprattutto di coltan (l’87% a ditte cinesi come vedremo ne rapporto che pubblicheremo in seguito) controllano completamente la regione senza che nessuno faccia qualcosa per riportare un minimo di legalità.

Non è possibile stabilire quanti morti costa questa situazione (anche perché mancano dati ufficiali) ma si stima che nel corso degli anni i conflitti  i micro-conflitti che hanno interessato e che interessano le regioni di Sud Kivu, Nord Kivu e di Orientale, siano costati oltre quattro milioni di morti e diversi milioni di sfollati. Un vero e proprio genocidio completamente dimenticato da tutti, un genocidio ancora in corso anche se la grande stampa non ne parla. Il genocidio in Repubblica Democratica del Congo è diventato ormai cronico, quasi una cosa normale per i Paesi occidentali e per le istituzioni mondiali. E’ evidente che a nessuno fa comodo cambiare lo stato delle cose, specie in un momento in cui la richiesta di coltan e di altri minerali indispensabili per le tecnologie moderne è salita alle stelle. Per questo diventa sempre più indispensabile approvare il Protocollo per la Certificazione di provenienza del coltan, un sistema che nel giro di pochi mesi dovrebbe regolamentare non solo il commercio del prezioso minerale, ma anche la sua estrazione che deve avvenire nel rispetto dei fondamentali Diritti Umani.

Scarica il Protocollo di Certificazione del Coltan {filelink=6}

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