Se qualcuno avesse avuto dubbi sulla capacità degli arabi di fare affari, ci ha pensato il capo della Autorità Nazionale Palestinese (ANP) a confermargli che è esattamente così. Il povero Abu Mazen, lasciato solo dai soliti finanziatori arabi (Arabia Saudita e Paesi del Golfo) ha trovato un’altra strada per spillare dollari: la ricostruzione di Gaza.

Il progetto è ambizioso e, a quanto pare, è un bel pezzo avanti. L’idea è quella di riunire un gruppo di imprenditori arabi e di dare il via alla costruzione di nuove infrastrutture nella Striscia di Gaza. Un nuovo aeroporto e un nuovo porto a Gaza, diversi dissalatori per l’acqua potabile. E poi la costruzione di nuovissimi edifici per una parte della popolazione. Tutto molto bello e sicuramente utile, tanto che ne hanno già parlato (ieri) una delegazione della ANP formata da Mohammad Mustafa, direttore del Palestine Investment Fund, e da Abdullah Al-Afranji, direttore della Al Quds Bank di Ramallah, con una delegazione di Hamas. L’incontro è avvenuto a Gaza City e ha delineato una “road map” della cosiddetta ricostruzione di Gaza.

Il “gruppo di contatto”, che ha annunciato anche una prossima visita di Abu Mazen a Gaza, ha detto che per fare tutto questo occorreranno circa un miliardo di dollari che, chiaramente, dovranno essere i donatori internazionali a sborsare. Abu Mazen è addirittura andato molto oltre arrivando a stabilire che per una totale ricostruzione della Striscia di Gaza occorreranno cinque miliardi di dollari, denaro che gestiranno la ANP in collaborazione con Hamas.  La ricostruzione, nei piani dei “geniali” uomini d’affari palestinesi, sarà affidata ad aziende della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, aziende scelte però dalla ANP e da Hamas. Se qualcuno quindi sperava in un appalto se lo può scordare.

Ma cosa c’è di male, dirà qualcuno, se i palestinesi vogliono ricostruire la Striscia di Gaza? Apparentemente non c’è niente di male, salvo che…… cinque miliardi di dollari solo per le infrastrutture sono decisamente troppi. Sono troppi anche un miliardo di dollari, figuriamoci cinque. E poi c’è quella gestione dei fondi, in comune tra ANP e Hamas, che non fa presagire nulla di buono. I primi sono maestri per far sparire i fondi nei conti svizzeri, mentre i secondi eccellono nell’acquisto di armi da usare contro Israele. Infine nel piano studiato dal machiavellico Abu Mazen non c’è nemmeno un capitolo sullo sviluppo economico. Che so, costruire una serra, fondi all’agricoltura e al commercio, alle aziende artigiane, alla previdenza, ecc. ecc. Non c’è nemmeno un accenno. Capirete che la cosa puzza assai considerando che, a quello che dicono proprio i palestinesi, la Striscia di Gaza sarebbe in una situazione di miseria devastante. E questi cosa ti fanno? Costruiscono un aeroporto, un nuovo porto e quartieri residenziali. Costo dell’operazione? Cinque miseri miliardi di dollari. Uno scherzetto insomma.

Bene, ma sapete chi sarà probabilmente a sborsare tutti quei quattrini? Indovinato? Vi aiuto…. ha la sua sede a Bruxelles . ESATTO, sarà proprio l’Unione Europea, come sempre. Onestamente non credo che si arriverà a sbordare cinque miliardi di dollari ma si sa, un buon commerciante arabo (e Abu Mazen lo è) per ottenere due o tre, parte sempre da cinque.

Fatto sta che dopo che Arabia Saudita e Paesi del Golfo hanno chiuso i loro rubinetti (non hanno mai capito dove andasse a finire tutto quel fiume di denaro dato alla ANP), l’Europa si è sobbarcata l’onere di mantenere i vizi palestinesi aumentando a dismisura le “donazioni”. Ora i vertici palestinesi pretenderebbero anche di aumentare la posta e di far amministrare tutti quei fondi ad Abu Mazen (che è figlio putativo di Arafat, il che è tutto un dire) e ad Hamas. Speriamo che a Bruxelles non diano retta a quella filo-terrorista di Catherine Ashton e aprano un tantino gli occhi. Non credo che i cittadini europei siano contenti di finanziare il terrorismo.

Noemi Cabitza

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