Gaza: ancora balle dall’ONU. Preso per buono un incredibile rapporto palestinese

Siamo ormai oltre il ridicolo. Mentre nel mondo ci sono crisi umanitarie che mietono milioni di vittime, governi che sparano sui loro cittadini inermi e ogni tipo di violazione dei Diritti Umani,  le Nazioni Unite perdono tempo dietro a un rapporto sulla inesistente crisi umanitaria a Gaza scritto dagli stessi palestinesi o da organizzazioni a loro vicine.

Secondo la relazione annuale sulle condizioni umanitarie dei palestinesi pubblicata ieri dalle Nazioni Unite, il blocco israeliano su Gaza sarebbe una “punizione collettiva” che determina una situazione umanitaria insostenibile per la popolazione. Scarsità di cibo, mancanza di servizi sanitari, mancanza di sicurezza e istruzione carente sarebbero solo alcune delle conseguenza di questa “punizione collettiva” inflitta da Israele ai poveri palestinesi.

Secondo il rapporto palestinese, presentato durante una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il numero delle vittime civili deceduti a causa delle restrizioni, tra Gaza e la Cisgiordania, nell’ultimo anno sarebbe salito del 30%, dati smentiti da tutti gli organismi internazionali (Croce Rossa in testa) ma presi per buoni dall’Onu. Secondo il rapporto palestinese poi a Gaza ci sarebbe anche una gravissima crisi alimentare. Peccato che cibo e altri tipi di alimenti entrino con regolarità a gaza ma vengono presi in consegna da Hamas che invece di distribuirli gratuitamente li fa pagare, come riportato da diverse Ong che hanno operato nella Striscia di Gaza prima di essere espulse perché si rifiutavano di cedere il controllo degli aiuti umanitari al gruppo terrorista palestinese. Se quindi una colpa c’è non è da attribuirsi a Israele ma ad Hamas. Ma anche su questo l’Onu ha allegramente sorvolato.

Sorvoliamo poi su quello che i rapporto palestinese dice sulle condizioni della popolazione nella West Bank, una accozzaglia di balle incredibili se si tiene in considerazione che solo in quell’area nello scorso anno si è assistito ad una crescita economica superiore al 35% (il 30% a Gaza). Nemmeno Paesi come la Cina, l’India o il Brasile hanno una crescita così marcata.  Eppure anche su questo l’Onu ha sorvolato allegramente.

E così, dopo aver preso per oro colato il rapporto palestinese, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è tornato a chiedere a Israele di riprendere i negoziati di pace (ma non erano i palestinesi a rifiutarli?) e a cedere alle richieste palestinesi nel nome della “pace regionale”.
La risposta da Israele è arrivata immediatamente attraverso l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Ron Prosor: «il Consiglio di Sicurezza farebbe bene a occuparsi delle vere crisi umanitarie come quella a cui si assiste in Somalia dove quattro milioni di somali rischiano di morire per fame, invece di stare dietro a finte crisi umanitarie come quella di Gaza».

Miriam Bolaffi

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