Gaza: continua la sceneggiata delle “flotille” pro-Hamas. Arriva la madre di tutte le flotille

Continua la sceneggiata delle “flotille” pro-Hamas. Ieri sera una coalizione di gruppi pro-Hamas tra i quali la famigerata IHH turca e l’altrettanto famigerato gruppo Free Gaza Movement , hanno annunciato di voler organizzare quella che è stata definita la “madre di tutte le flotille”, una flotta di 20 navi che nei prossimi mesi cercherà di forzare il blocco di Gaza.

Naturalmente niente a che fare con l’aiuto umanitario, di cui per altro Gaza non ha affatto bisogno come ampiamente dimostrato nei mesi scorsi. L’intenzione è come sempre quella di provocare un incidente internazionale per chiedere la fine del blocco su Gaza. Insomma, si vuole che le navi iraniane cariche di armi possano tranquillamente attraccare a Gaza senza problemi, cosa che adesso è impedita proprio dal blocco.

La coalizione di gruppi pro-Hamas che sta organizzando questa ennesima provocazione vuole la fine di qualsiasi embargo su Gaza, l’apertura di tutti i valichi, la libera circolazione di persone e merci. E’ utile a questo punto chiarire che la Striscia di Gaza è considerata da Israele un “territorio ostile” governato da Hamas che ancora poche ore fa ha dichiarato di non accettare alcun piano di pace con gli israeliani e di avere come obbiettivo la completa distruzione di Israele.

L’IDF, l’esercito israeliano, ha detto che se si dovesse materializzare questa enorme flotta di navi dovrà intervenire fuori dalle acque internazionali di Israele e per questo ha già avvisato sia gli Stati Uniti che le Nazioni Unite.

Secondo alcune fonti turche, per questa occasione la IHH avrebbe reclutato centinaia di volontari pronti a scatenare l’inferno e a immolarsi come martiri per “infliggere all’esercito israeliano una dura lezione” e per garantire al Governo turco un grandioso mezzo di polemica. Buona parte delle navi di provenienza turca sono infatti finanziate direttamente dal Governo di Ankara. L’intenzione turca è chiara: provocare incidenti, meglio se con qualche “martire”, per poi proseguire con la campagna anti-israeliana che il premier turco Erdogan sta portando avanti orma da mesi. L’aspetto umanitario è quindi del tutto secondario rispetto a quello prettamente politico e apertamente volto ad aiutare i terroristi di Hamas nella loro guerra contro Israele.

Sharon Levi


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