Gaza: quello che Amnesty International non dice su Hamas

Qualche giorno fa abbiamo denunciato la parzialità e la faziosità del “rapporto 2012 su Israele e territori occupati” emesso da Amnesty International. In quel rapporto Amnesty non nomina mai Hamas e non parla minimamente delle violazioni del Diritto perpetrate da Hamas nella Striscia di Gaza (che pure sono tante e clamorose), una mancanza a cui vorremmo in qualche modo porre rimedio.

Persecuzione del gruppo GYBO (Gaza Youth Breaks Out) –  Il primo slogan che ha reso famoso questo gruppo di giovani di Gaza è stato: “Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo Onu. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA”. Per intenderci, il gruppo ce l’ha con tutti. Quando diffusero per la prima volta il loro “manifesto” (in Italia fu il defunto Vittorio Arrigoni a farlo) attaccarono sia Israele che Hamas e Fatah. Da allora iniziarono le persecuzioni nei loro confronti . Uno dei loro leader (Abu Yazan) venne incarcerato da Hamas il 14 agosto 2011 al ritorno da una conferenza tenutasi in Francia dove parlò delle condizioni di vita dei giovani di Gaza sotto l’occupazione di Hamas e sotto quello che lui chiamava l’assedio israeliano. Negli ultimi mesi decine di attivisti del gruppo GYBO sono stati arrestati solo perché contestavano Hamas (e comunque sempre Israele). Molti di loro sono stati duramente malmenati solo perché denunciano la violenza e la prepotenza di Hamas, la corruzione di Fatah e, naturalmente, “l’assedio israeliano” (che poi è una conseguenza delle prime due accuse). Amnesty International non ha speso una sola parola nel suo rapporto sulle persecuzioni alle quali è sottoposto questo gruppo pacifista palestinese, forse perché per una volta oltre che ad attaccare Israele attaccano anche Hamas (ma forse questo non fa odiens).

Arresti di membri di Fatah – Amnesty International non ha fatto menzione nel suo rapporto degli arresti indiscriminati di membri di Fatah effettuati nei mesi scorsi da Hamas (51 arrestati solo il 24 marzo 2012). Secondo il portavoce di Fatah, Fayez Abu Eita, anche lui arrestato il 25 marzo, Hamas sta eseguendo gli ordini di Teheran che non vuole un riavvicinamento tra i due gruppi palestinesi in quanto pregiudicherebbe un eventuale attacco di Hamas a Israele nel caso quest’ultimo decidesse di colpire le centrali nucleari iraniane. I membri di Fatah arrestati senza alcuna accusa formale, sono stati duramente percossi e torturati in carcere.

Gestione degli aiuti umanitari – Amnesty International non ha nemmeno minimamente guardato quello che succede nella gestione degli aiuti umanitari destinati alla popolazione. Come avevamo già denunciato nel 2010 la gestione degli aiuti umanitari è quasi completamente nelle mani di Hamas che ne fa quello che vuole. Anzi, se possibile dal 2010 la situazione è addirittura peggiorata. Oggi si calcola che circa l’80% degli aiuti umanitari destinati alla popolazione venga sequestrata da Hamas e messa in vendita quando invece dovrebbe essere consegnata gratuitamente. Molte ONG che operano a Gaza devono sottostare alle direttive del gruppo terrorista e cedere parte delle loro risorse al gruppo terrorista, tanto è vero che molte ONG serie se ne sono andate oppure operano da Israele o dalla Cisgiordania. Il “business degli aiuti umanitari” frutta ad Hamas molti milioni di dollari mentre esaspera ancora di più la situazione di povertà di una certa cerchia di popolazione. Questa è una delle maggiori contestazioni che il gruppo GYBO (di cui abbiamo parlato sopra) muove ad Hamas.

Diritti delle donne – Circa un anno fa, nel silenzio più assoluto dei cosiddetti “pacifisti”, apriva il Centro Donne di Gaza, con l’intenzione di creare un centro di ascolto per le donne della Striscia e un punto di riferimento per la rivendicazione dei loro Diritti troppo spesso oscurati dall’islamismo integralista di Hamas. Durante questi dodici mesi il Centro è stato più volte “visitato” dai membri di Hamas, le donne intimidite e picchiate. Nonostante questi “impedimenti” il Centro Donne di Gaza in questo anno di vita ha aiutato centinaia di donne vittime di violenza e discriminazione. Ma, secondo molti osservatori, il Centro ha i giorni contati. Da troppo fastidio ad Hamas. Nemmeno di questo Amnesty ha fatto il minimo cenno, nonostante i Diritti delle donne a Gaza (a partire dall’abbigliamento o dal semplice recarsi in spiaggia) siano notevolmente limitati.

Arresti di blogger e giornalisti – Negli ultimi mesi i servizi di sicurezza di Hamas hanno arrestato diversi blogger e giornalisti che avevano avuto l’ardire di criticare l’operato del gruppo terrorista. In alcuni casi addirittura hanno arrestato anche giornalisti accondiscendenti verso la politica di Hamas perché comunqe pubblicavano articoli non approvati dai servizi di sicurezza. Nemmeno un accenno a tutto questo nel rapporto di Amnesty International.

Attentati contro civili israeliani – Abbiamo lasciato volutamente questa voce alla fine perché è la parte mancante più evidente nel rapporto di Amnesty International che gli ha dedicato appena 14 parole in otto pagine. Nel corso degli ultimi 12 mesi Hamas (o la sua affiliata Jihad Islamica) ha lanciato centinaia di missili contro obbiettivi civili israeliani e lo ha fatto in maniera deliberata. E’ una violazione gravissima di cui però Amnesty International sembra non tenere conto, come se i civili israeliani potessero essere presi di mira deliberatamente e la cosa non fosse una violazione del Diritto Internazionale. E’ evidente che in Amnesty hanno una scarsa considerazione delle vittime israeliane. Nemmeno un accenno ai sanguinosi attentati di Eilat quando i terroristi hanno attaccato due autobus civili israeliani. Una mancanza davvero vergognosa che dimostra, se ce ne fosse bisogno, come l’ormai ex premio Nobel per la Pace si sia trasformato in un megafono per i terroristi palestinesi.

Ce ne sarebbero ancora tante di cose da dire su Hamas  che Amnesty ha deliberatamente omesso ma vi rimandiamo al nostro rapporto che verrà pubblicato in luglio sulla attuale situazione nella Striscia di Gaza.

Miriam Bolaffi

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