Gilad Shalit: vergognosa dichiarazione di Amnesty, HRW, B’Tselem e altri

Ok, noi lo sapevamo già che certe organizzazioni per la “difesa dei Diritti Umani” erano in effetti politicamente orientate e fondamentalmente anti-israeliane. Lo hanno dimostrato in tutti questi anni. Sapevamo anche che queste organizzazioni prendono milioni da quegli Stati arabi che dovrebbero essere in cima alla loro lista di violatori dei Diritti Umani (Arabia Saudita e altri), ma che si arrivasse a un punto così basso come quello raggiunto ieri con una dichiarazione congiunta su Gilad Shalit, proprio non ce lo aspettavamo.

Cosa è accaduto ieri? Un gruppo di 12 organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, tra i quali Amnesty International, Human Rights Watch, B’Tselem,  Palestinian Center for Human Rights Gaza, Public Committee Against Torture in Israel, The Association for Civil Rights in Israel e altri (ma una idea immagino ve la siete fatta) ha emesso un comunicato congiunto sulla detenzione di Gilad Shalit che definire scandaloso è dire poco e che evidenzia molto bene come la pensano queste organizzazioni e come usino a loro piacimento (e a loro interesse) la difesa dei Diritti Umani.

Per farla breve (non starò a tediarvi con tutto il testo) nel comunicato si chiede che a Gilad Shalit vengano garantiti gli elementari Diritti garantiti a qualsiasi altra persona detenuta, cioè le visite mediche, i contatti con i parenti, un trattamento “umano”, che non venga considerato come “merce di scambio” e tante altre cose che rientrano nel normale computo dei Diritti Umani. Bene, dirà qualcuno di voi, cosa c’è di male in questo comunicato che sembra addirittura essere “importante” per le firme che raggruppa? Il male di questo comunicato sta in quello che non viene chiesto, cioè la liberazione immediata di Gilad Shalit.

E si  perché le brave (e grasse) organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani a corrente alternata hanno accuratamente evitato di chiedere la liberazione di Gilad Shalit e non lo hanno fatto a caso. Quando è stato chiesto loro il perché non avessero chiesto la liberazione del militare israeliano rapito cinque anni fa, hanno avuto il coraggio di rispondere che “non hanno chiesto la sua liberazione perché quando è stato catturato, Gilad Shalit era un soldato combattente e che loro non chiedono la liberazione di un soldato combattente” (dichiarazioni di Minky Worden, portavoce di Human Rights Watch e di Susanna Flood, portavoce di Amnesty International a Londra). Tradotto in italiano, se un gruppo terrorista croato sconfina in Italia e rapisce un militare italiano, queste organizzazioni “per la difesa dei Diritti Umani”  non chiederanno la sua liberazione perché trattasi di soldato combattente. A questi il termine “detenzione illegale” non li sfiora minimamente. Addirittura il Palestinian Center for Human Rights Gaza è arrivato a dire che quando Gilad Shalit è stato rapito era nel territorio di Gaza, bugia questa di proporzioni madornali. Insomma, queste “organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani” hanno paragonato Gilad Shalit a un militare combattente catturato durante una azione di guerra, cosa del tutto e deliberatamente inventata in quanto il caporale israeliano è stato sequestrato in territorio israeliano mentre era regolarmente di guardia al legittimo confine del suo Paese.

Noi siamo convinti che questi signori conoscano perfettamente la differenza che c’è tra un prigioniero di guerra e una persona sequestrata nel suo territorio nazionale, per questo siamo anche convinti che ormai queste cosiddette “organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani” stiano facendo un uso strumentale proprio dei Diritti Umani finalizzato a obbiettivi politici e a ottenere consensi e finanziamenti dalla sempre più numerosa comunità anti-semita e, più in generale, anti-israeliana.

Quello del comunicato congiunto a “doppia faccia” è solo l’ultimo dei trucchetti usati da queste “organizzazioni” ma è anche il più subdolo perché da l’impressione di un impegno a favore di Gilad Shalit quando invece nasconde palesemente un retro-obbiettivo finalizzato all’ennesimo attacco a Israele e alla legittimazione di Hamas quale “gruppo combattente” e non quale gruppo terrorista che ha rapito un militare israeliano a guardia del suo territorio.

Intendiamoci, la cosa ormai non ci meraviglia più di tanto. La posizione di Amnesty International, di Human Rights Watch, di B’Tselem (figuriamoci degli altri) le conosciamo da tempo. Quello che secondo noi è scandaloso è l’uso strumentale e deformato della difesa dei Diritti Umani a favore di una linea politica sempre più palese, già vista (è vero) in altre occasioni ma mai così subdola da cercare di trarre in inganno chi non sa leggere tra le righe di un comunicato stampa congiunto in apparenza più che legittimo.  E’ una trovata davvero vergognosa.

Franco Londei

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