Giovanni Falcone: l’uomo che sconfisse la Legge di Murphy

Non sto parlando del “magistrato” Giovanni Falcone, ma del suo omonimo il “padre” di Angelo Falcone che per anni è stato detenuto senza colpa in India e che considero, spero ricambiato, un grande amico. Un uomo che rispetto profondamente e che ha lottato come un leone contro tutto e contro tutti per dimostrare, riuscendoci, l’innocenza del figlio.

Perché nel titolo ho parlato “dell’uomo che sconfisse la Legge di Murphy”? Innanzi tutto voglio spiegare cos’è la “Legge di Murphy”: è quella legge non scritta secondo la quale “se qualcosa può andarti storto, ti andrà storto”. Ebbene, Giovanni Falcone, il padre di Angelo, ha completamente ribaltato questo concetto trasformandolo in “se qualcosa può andarti storto, fai in modo che ciò non accada”.

Non ho mai visto nessuno combattere come un leone ferito come ha fatto Giovanni durante gli anni della detenzione del figlio in India. Lui ha ribaltato tutti i concetti di arrendevolezza che purtroppo spesso si vedono quando uomini normali, come appunto Giovanni, si trovano a scontrarsi con poteri fortissimi o con l’indifferenza delle Istituzioni. Lui non si è arreso alla prima difficoltà. Non si è arreso nemmeno alla millesima. Ha scomodato tutti, dal Presidente della Repubblica Italiana, al Ministro Frattini, fino al Primo Ministro indiano. E’ andato in TV decine di volte a far sentire la sua voce, a far sentire la protesta per l’indifferenza mostrata dalle Istituzioni italiane. Con coraggio ha maltrattato tutto e tutti, ha preso per il bavero pomposi funzionari e gli ha sputtanati in diretta TV perché, convinto delle sue ragioni, riteneva che lo stavano prendendo per i fondelli mentre suo figlio era costretto in un carcere indiano tra mille privazioni e nella più totale assenza di tutela.

Ho visto per la prima volta Giovanni a Roma in occasione della conferenza sui detenuti italiani all’estero tenutasi alla Camera dei Deputati. Ci eravamo già sentiti per telefono, ma mai visti di persona. Dal primo impatto mi diede subito l’impressione di essere una persona determinata a salvare la vita del figlio a tutti i costi. Anni dopo lo ritrovai ad una manifestazione organizzata da Radio Radicale con la stessa immutata determinazione con cui intervenne alla Camera dei Deputati. Solo che aveva una maggiore coscienza di quello che è il problema dei detenuti italiani all’estero e dei problemi che devono affrontare le famiglie quando un loro caro finisce nelle grinfie di sistemi di giustizia nei quali non esiste la parola “Diritti”. E così, mentre cercava di salvare la vita di suo figlio, si prodigava per dare una mano ad altri genitori che si trovavano nella sua stessa condizione invitandoli a non cedere, a non arrendersi alla “Legge di Murphy”.

Ieri ci siamo sentiti su Skype dopo un po’ di tempo che non ci sentivamo e anche a me, che non sono certo persona che si arrende facilmente, mi ha spronato a non arrendermi alle “contrarietà della vita”. E così mi ha fatto capire come quest’uomo normale, questo padre, questo carabiniere in pensione, questo abruzzese dalla scorza indistruttibile, sia in effetti una persona da prendere ad esempio, una persona che si oppone fermamente alla logica secondo la quale “se qualcosa deve andare storta, andrà storta”. Per lui non è così. E’ troppo facile arrendersi alle contrarietà della vita giustificando il tutto con la “Legge di Murphy”. E’ un atto di vigliaccheria. Per la cronaca, dopo innumerevoli battaglie Giovanni è riuscito a riportare a casa il figlio Angelo e l’amico che con lui era finito in quel tremendo vortice, vincendo contro tutti e contro tutto, da solo, come un cavaliere solitario. Ce ne vorrebbero di uomini come Giovanni Falcone, il padre di Angelo, in questa Italia ormai allo sbando. Di certo saremmo un paese con molto più onore.

Conferenza alla Camera dei Deputati sul problema degli italiani detenuti all'estero

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