Giulio Regeni e la “macchina rossa”: quei tanti “ma…” che nessuno si pone

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A scanso di equivoci partiamo con il dire che nessuno, e dico nessuno, merita di morire come è morto Giulio Regeni e che l’Italia fa bene a pretendere dall’Egitto che si faccia chiarezza sull’accaduto. Aggiungo che sono abbastanza convinto che a torturare ed uccidere Giulio Regeni siano state persone vicine ai servizi di sicurezza egiziani. Ma… ci sono diversi “ma…” che mi sovvengono.

Il primo “ma…” mi sovviene nel notare come una certa stampa si sia buttata a pesce su questa vicenda. Sembra quasi che ad alcuni interessi più nuocere ad Al Sisi che scoprire la verità sulla morte di Regeni. Ho l’impressione che il povero Giulio Regeni dopo essere stato brutalmente ammazzato dagli egiziani venga brutalmente strumentalizzato dai fanatici italiani della “macchina rossa” amici dei Fratelli Musulmani per motivi che non hanno nulla a che vedere con la ricerca della verità.

Il secondo “ma…” mi sovviene nel leggere la ricostruzione dei fatti. Sebbene, come detto in precedenza, sono abbastanza sicuro che a uccidere Giulio Regeni siano stati personaggi vicini ai servizi di sicurezza egiziani, ci sono delle cose che mi lasciano perplesso sia nelle dinamica come la conosciamo che nella tempistica del ritrovamento del corpo del povero Giulio. I servizi segreti egiziani, intesi come il Mukhabaràt e non servizi segreti a vario titolo deviati, non avrebbero mai fatto ritrovare il corpo del povero ragazzo. Su questo posso scommetterci quello che volete. E allora, chi e perché ha fatto ritrovare il corpo di Giulio Regeni guarda caso proprio il giorno in cui una delegazione di industriali italiani era in visita in Egitto? E come mai a pochi metri da una caserma usata proprio dal Mukhabaràt? Magari mi sbaglio e magari al Mukhabaràt hanno perso tutta quella sapienza che avevano nell’occultare tutto quello che volevano, sapienza acquisita in tanti anni di “onorato lavoro”. Magari oggi al Mukhabaràt arruolano cani e porci senza alcun addestramento, senza alcuna attenzione ai fatti che li circondano e questi “incompetenti” invece di far sparire per sempre il corpo di Giulio Regeni nel deserto lo hanno lasciato bellamente a due passi dalla loro caserma e proprio quando c’erano gli imprenditori italiani in Egitto impegnati a far ripartire la disastrosa economia egiziana. Boh, a me sembra tutto troppo evidente, tutto troppo facile e per nulla da Mukhabaràt.

Il terzo “ma…” è un dubbio grosso come una casa. Ammesso che al Cairo abbiano sbagliato tutto nella gestione di questa faccenda (su questo credo ci siano pochi dubbi) ho l’impressione che alcuni “non proprio amici” di Al Sisi abbiano sguazzato in tutto il fango che ne è nato e che, per ragioni che non conosciamo, abbiano tutto l’interesse a che i rapporti con l’Italia si deteriorino. E non è detta che questi signori siano egiziani. Dubito però fortemente che questo sia nell’interesse di Al Sisi e dell’Italia. Insomma, troppo facile come è stata messa tutta questa faccenda dove c’è solo il nero e il bianco. Credo invece che le sfumature siano tante altre e che in Italia non importi a nessuno di andarle a vedere o a cercarle.

Una ultima considerazione forse un po’ fuori dalle righe: ho notato che tutti i media si sono concentrati su come sia morto Giulio Regeni e sulla ferrea certezza che ad ucciderlo siano stati i servizi segreti (deviati??) ma nessuno si è chiesto il perché e, soprattutto, come mai un giovane ricercatore poco esperto sia stato mandato allo sbaraglio in un Paese difficile e complicato come l’Egitto a fare una ricerca sulla opposizione al regime. Insomma, lo hanno mandato a giocare con il fuoco a mani nude, senza nemmeno un guanto di protezione. Però parlare di questo e delle responsabilità di quegli incoscienti che lo hanno spedito in Egitto sembra che sia tabù. Già nei giorni scorsi qualcuno ha fatto notare come ci siano due pesi e due misure sul caso di Giulio Regeni e altri casi che riguardano italiani ( hanno parlato dei Marò ma avrebbero potuto parlare dello sconosciuto Matteo Di Francescantonio ucciso in Venezuela o dei più noti Fausto Piano e Salvatore Failla uccisi in Libia, ma sono decine i casi di italiani uccisi all’estero senza che importi nulla a nessuno) come se gli interessi di una certa stampa siano altri rispetto alla ricerca della verità.

E al di la del fatto che sia giusto ottenere collaborazione dall’Egitto su questo caso, le decisioni prese dal Governo italiano mi sembrano del tutto esagerate specie se confrontate con altri casi simili o addirittura peggiori. Posso capire che la “macchina rossa” riesce a fare molta pressione ma mi sembra che la giustissima richiesta di “verità sulla morte di Giulio Regeni” sia in realtà usata per ben altri scopi che nulla hanno a che fare con quella verità che si dice di cercare. E il cedimento del Governo italiano alle pressioni della “macchina rossa” mi lascia francamente molto perplesso specie perché il Governo egiziano è l’unico nel mondo musulmano che combatte il terrorismo islamico con i fatti. Ma forse è proprio questo che infastidisce la “macchina rossa”.

Last modified: Dic 3, 2017

5 Responses to :
Giulio Regeni e la “macchina rossa”: quei tanti “ma…” che nessuno si pone

  1. Elisabetta ha detto:

    Le domande che sono aperte in questo articolo sono assolutamente meritevoli di risposta e mi auguro che, se da qualche parte è rimasto un rimasuglio di vera indagine giornalistica, salti fuori qualcosa. Indagare anche su chi ha mandato questo ragazzo a “fare ricerca” in un paese come l’Egitto sarebbe il minimo: magari si scopre che si tratta solo di uno dei tanti utili idioti oppure, nel peggiore dei casi, che non si tratta solo di stolida ideologia. Spero anche che dietro alla tensione Italia – Egitto, sbandierata ai quattro venti, questo paese alla deriva abbia quel minimo di buon senso di tutelare le relazioni con Al Sisi. Che sarà un bandito, ma almeno non è un bandito “barbuto”, e questo credo che sia il massimo che ci si possa aspettare da un paese arabo musulmano.

  2. guido ha detto:

    Caro Franco mi pare che tu abbia centrato in pieno il punto del dolente discorso. Stanno mettendo in piedi una campagna contro Al Sisi non una campagna per la verità sulla morte di questo ragazzo altrimenti partirebbero dal motivo per cui era in Egitto.
    Questo non toglie che gli egiziani si stiano comportando di m..da, ma è pur sempre un paese musulmano

  3. Paolo ha detto:

    …Una squadra di bravacci (ex GRU o SVR) con GAZPROM come ufficiale pagatore è così fantascientifica (“bello mio tu il gas lo vendi con NOI non con questi che ci hanno già fregato…FIRMATO: GLI AMICI DI PIAZZA ZHERZHINSKY)

  4. giorgio bressan ha detto:

    Caro Franco,
    pare ti sia sfuggita una sottigliezza politica, questo ragazzo abitava a Fiumicello in provincia di Udine, nella bassa friulana e in particolare tra li e Aquileia, Terzo di Aquileia, Monfalcone ecc. le amministrazioni comunali sono da parecchio di sinistra, poi la stessa regione x la prima volta è a sinistra con la Serrachiani, vuoi vedere che tutto sto casino lo hanno messo in piedi per solidarietà rossa e basta? E’ un po che ci penso visto che a Udine ci sono vari striscihioni su scuole, università e compagnia cantando. Ah dimenticavo tra non molto qui si vota, ed il caso è il piatto forte per allontanare il dibattito sulle faccende di casa nostra. Mandi

  5. Daniele Coppin ha detto:

    I dubbi sollevati dall’articolo sono legittimi. E’ doveroso che l’Italia riceva risposte esaurienti dall’Egitto, come pure che faccia passi diplomatici forti (che però sarebbe il caso che venissero fatti sempre in casi come questo).
    E’ poi singolare che tra coloro che stiano strumentalizzando questa vicenda per attaccare il governo di Al Sisi ci sia quel Giuseppe Acconcia, tra i firmatari dell’appello al boicottaggio del Technion di Haifa.
    Ci sarebbe da meditare molto su chi coordini i progetti Erasmus e con quali scopi.

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