Guerra Iran Israele: come si è arrivati a questo punto

Written by | Secondo Protocollo

Fanno scandalo le rivelazioni del blogger Richard Silverstein sui piani israeliani di attacco all’Iran. Silverstein, che è considerato molto attendibile dai media di sinistra, delinea uno scenario fantascientifico che prefigura un attacco cibernetico senza precedenti che “oscurerà” tutte le comunicazioni iraniane, lancio di decine di missili, bombardamenti mirati, omicidi di alti ufficiali ecc. ecc. Ma come si è arrivati a questo punto che ogni giorno di più sembra “un punto di non ritorno”?

Senza andare nel dettaglio dei “piani segreti” rivelati da Silverstein (lo faremo in altra sede) vorrei fare un paio di precisazioni per coloro che leggeranno, magari preoccupati, queste poche righe: la prima è che bisogna rendersi conto che arrivati a questo punto nessuno, né Israele né l’Iran, possono tornare indietro. Gli israeliani non possono permettere agli iraniani di dotarsi di armi nucleari, mentre gli iraniani non possono ormai rinunciare al loro programma nucleare militare. La seconda è che tutto questo si poteva evitare se la comunità internazionale avesse fatto il proprio dovere con il regime iraniano quando gli fu chiesto, ormai anni fa. Ora, inutile negarlo, siamo alla vigilia di una guerra  Iran Israele che difficilmente potrà essere evitata e che, immancabilmente,  produrrà ripercussioni in tutto il mondo.

I responsabili di questa situazione sono facilmente individuabili in tre personaggi che definire loschi è quantomeno riduttivo. Il primo è l’ex capo della AIEA, il Nobel per la Pace (sic) Mohamed ElBaradei, il quale per anni ha coperto consapevolmente e deliberatamente il programma nucleare militare iraniano arrivando addirittura a impedire la pubblicazione di un rapporto redatto dagli ispettori dell’Agenzia Atomica Internazionale che già nel 2005 avevano le prove che il regime iraniano stava portando avanti un progetto, denominato “progetto 110”, per l’introduzione di un ordigno nucleare miniaturizzato nella testata di un missile Shahab 3. Negli anni successivi ElBaradei continuò scientemente a negare l’evidenza coprendo di fatto il regime iraniano. Il secondo è un altro Premio Nobel per la Pace (sic), il Presidente americano Barack Hussein Obama, che appena eletto e nel pieno delle rivelazioni su siti segreti iraniani inaugurò la cosiddetta “politica della mano tesa” verso l’Iran. Quella politica, portata avanti anche di fronte alle prove schiaccianti sul programma nucleare militare iraniano e nonostante ci fossero evidenze del coinvolgimento iraniano in diversi conflitti (a partire da quello afghano), permise a Teheran un lungo periodo di “tranquillità” durante il quale mettere in sicurezza i siti più importanti (due tenuti segreti fino a pochi mesi fa) e fare evolvere la qualità del suo programma nucleare con la costruzione di nuove e velocissime centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Il terzo losco personaggio (forse il peggiore dei tre) è probabilmente un futuro Premio Nobel per la Pace (visti i precedenti), la baronessa Catherine Ashton, capo della diplomazia estera dell’Unione Europea. La Ashton negli ultimi anni ha fatto praticamente di tutto per consentire all’Iran di prendere tempo e di arrivare alla bomba atomica. Lo ha fatto coscientemente e volontariamente per danneggiare Israele, cioè ha fatto quello che ormai da molto tempo sta facendo in maniera sistematica, agire contro gli interessi israeliani, non importa a quale prezzo.

Qui non si discute se sia vero o meno che questi tre personaggi siano responsabili della attuale situazione, le loro colpe sono evidenti. Al limite si può discutere sulla loro malafede (certa quella di ElBaradei e della Ashton, più in dubbio quella di Obama) che nel caso del Presidente americano potrebbe essere un mix letale di incapacità e inesperienza. Fatto sta che se oggi siamo probabilmente alla vigilia di una guerra Iran Israele lo si deve in larga parte a loro e alla loro scellerata politica verso gli Ayatollah.

Non si discute nemmeno sulla guerra Iran Israele, al limite si può discutere sulla sua tempistica. Israele è stato messo all’angolo dal comportamento scellerato di questi tre personaggi e della comunità internazionale e oggi non ha altra alternativa che quella di distruggere le centrali nucleari iraniane. Tutte le opzioni diplomatiche sono state bruciate, checché ne dicano i vari personaggi e analisti più o meno schierati. La decisione è difficilissima anche perché a Gerusalemme devono mettere in conto la durissima reazione iraniana (anche attraverso Hezbollah e Hamas) e quindi anche vittime civili. Ma è l’unica decisione rimasta a disposizione di Israele. L’alternativa sarebbe quella di accettare un Iran nucleare che un giorno si e l’altro pure promette di “spazzare via Israele dalle carte geografiche”. Una opzione inaccettabile perché mette a rischio l’esistenza stessa dello Stato Ebraico.

Ora, non so se i “piani segreti” pubblicati con dovizia di particolari da Richard Silverstein siano realistici o meno, quello che so per certo è che Israele non ha alternativa ad un attacco alle centrali nucleari iraniane. E non si può certo dire che non abbia dato alla diplomazia internazionale tutte le possibilità per risolvere la questione pacificamente. Ma ora l’imbuto si sta stringendo e i margini di manovra sono esauriti. In ballo non c’è la supremazia regionale o interessi economici, come qualcuno vuole ingenuamente far credere,  in ballo c’è l’esistenza di Israele e su questo non si scherza.

Franco Londei

Last modified: Dic 3, 2017