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Hacker: una minaccia terroristica. Serve una normativa globale

Hacker

Come avrete notato nei giorni scorsi il mio sito è stato attaccato da Hacker pakistani che si sono identificati come R007 C0d3. Un attacco che non era solo diretto a  questo sito ma a tutti i siti ospitati dallo stesso server che ospita il mio e che usavano (come me) la piattaforma WordPress.

Per fortuna provvedo piuttosto spesso a fare i backup del database e questa volta non ho perso i contenuti, ma i tecnici ci hanno messo parecchio a mettere in sicurezza il server e grazie ad alcuni amici ho potuto reinstallare tutto il sito non appena mi hanno dato l’OK.

Questo però apre una riflessione sul ruolo degli Hacker e sui danni che possono fare, danni che vanno ben oltre all’abbattimento di un blog come il mio o di un sito di informazione, ma che possono compromettere la sicurezza di un intero Paese, del suo sistema di difesa, di quello finanziario e della amministrazione pubblica.

E’ di oggi la notizia che hacker cinesi hanno violato il database del Pentagono sottraendo dati segretissimi riguardo a sistemi d’arma molto avanzati. Lo riferisce il Washington Post con un articolo di Hellen Nakashima. Secondo un rapporto preparato per il Pentagono gli hacker cinesi si sarebbero appropriati dei disegni di diversi sistemi d’arma molto avanzati tra i quali i piani e i sistemi per la difesa missilistica degli Stati Uniti, i progetti di aerei da combattimento e unità navali. In altre occasioni ad essere attaccati erano stati i siti delle più grandi istituzioni finanziarie del mondo con gravi rischi per l’economia globale.

Quello degli hacker cinesi (ma non solo) inizia a diventare un problema serio per la sicurezza globale e bisognerebbe dargli la giusta importanza. Qualche mese fa il Presidente Obama aveva detto di voler costituire una task force anti-hacker, ma non so fino a che punto una guerra informatica possa effettivamente risolvere il problema . Il discorso, a mio avviso, va affrontato in maniera diversa e più incisiva equiparando gli attacchi hacker a veri e propri attacchi terroristici visto che possono mettere a grave rischio l’economia e la sicurezza globale.

Purtroppo manca una normativa globale su internet nonostante siano anni che da più parti viene chiesta. Non sto parlando, naturalmente, di limitare la libertà di espressione in rete  ma di fare in modo di punire chi commette un reato, specie se grave o ai danni di istituzioni, di minori o di persone fragili e di dare finalmente una serie di norme condivise a livello globale. Ogni Stato attua una propria normativa, diversa da Stato a Stato, ma spesso insufficiente (come per lo stalking). Ci sono poi degli Stati che sono vere e proprie isole per chi vuole delinquere.

Il problema è che ogni qualvolta qualcuno prova a buttare li il discorso viene immediatamente tacciato di voler mettere il bavaglio alla rete e così ci si arrende quasi subito. Il risultato è che oggi internet è senza dubbio la più grande macchina da reato esistente al mondo. E poco importa se il reato compromette la sicurezza nazionale di un intero Stato oppure spinge al suicidio una ragazzina, dilapida i risparmi di una famiglia o limita la libertà di espressione delle persone come quando gli hacker attaccano un sito internet perché non ne condividono i contenuti. Paradossalmente per garantire di non mettere un ipotetico bavaglio alla rete si finisce proprio per limitare la libertà di espressione.

Insomma, serve una autorità mondiale su internet che stabilisca regole precise nel rispetto della libertà di espressione, ma inflessibili con chi delinque, una normativa a cui tutti gli Stati siano tenuti ad uniformarsi. Credo che il momento di fare una cosa del genere sia arrivato anche per regolamentare quella che da più parti viene definita l’anarchia di internet.