Haiti: dopo il terremoto ci pensa il Fondo Monetario Internazionale ad affondare l’isola

Se non fosse che la situazione haitiana è così drammatica ci sarebbe quasi da ridere sull’annuncio dato in pompa magna dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) di voler “aiutare” Haiti dopo il devastante terremoto che ha distrutto tutto e fatto centinaia di migliaia di morti oltre a un numero immenso di feriti e di profughi.

Il maggiore istituto di credito mondiale ha infatti annunciato un prestito (e non quindi una donazione) allo Stato haitiano per 100 milioni di dollari per aiutare la ricostruzione. Sin qui si potrebbe dire che il tutto rientra nel normale rapporto tra FMI e uno Stato sovrano. Invece andando a vedere bene come stanno le cose ci si accorge che il prestito rientra nella “sezione credito differito” dove Haiti è già presente con un altro prestito di 165 milioni di dollari (che quindi deve restituire). Ora, cosa è esattamente la “sezione credito differito”?

La “sezione credito differito” è quella particolare branca del Fondo Monetario Internazionale che concede un prestito ad uno Stato sovrano a determinate condizioni. In questa sezione ci sono più o meno tutti i Paesi in via di sviluppo (Pvs) i quali a fronte di un prestito si impegnano a rispettare le imposizioni macroeconomiche dettate dal FMI tra le quali vi sono l’aumento del prezzo dell’elettricità, di alcuni beni essenziali, il blocco dei salari dei dipendenti pubblici, il contenimento dell’inflazione e una sensibile riduzione delle spese pubbliche per le infrastrutture allo scopo di contenere il debito pubblico. Insomma, un vero e proprio cappio al collo per un paese che non solo deve ricostruire tutto ma che dovrebbe usare questa ricostruzione per portare avanti un progetto di sviluppo a medio e lungo termine basato soprattutto sulla microeconomia e sulla costruzione delle infrastrutture.

E così mentre molti Stati (tra i quali l’Italia) parlano di cancellare il debito di Haiti per aiutare l’isola caraibica nella rinascita, il Fondo Monetario Internazionale usa la crisi e il debito contratto da Haiti per imporre le sue riforme neoliberiste e le sue idee macroeconomiche che nulla hanno a che fare con un sistema economico che si basa principalmente sulla microeconomia.

A parte gli eventi storici che in passato hanno visto Haiti contrarre debiti un po’ con tutti (sopratutto con la Francia), debiti però sempre pagati con interessi mostruosi, da una breve ricerca è emerso che negli ultimi anni Haiti ha speso tra i 50 e gli 80 milioni di dollari l’anno solo per pagare gli interessi dei debiti contratti a fronte di aiuti per lo sviluppo (indirizzati più che altro alla sanità, all’istruzione e ad altri servizi essenziali) pari a una miseria, cioè tra i 30 e 40 milioni di dollari l’anno. Molto meno quindi di quanto il governo haitiano spenda per gli interessi.

E così, com’era prevedibile, gli sciacalli dell’economia globale hanno iniziato a girare intorno al moribondo. Non gli è bastato fare in modo che Haiti rimanesse per decenni il Paese più povero e sottosviluppato dell’America centrale, ora vogliono imporre le loro linee economiche lontane anni luce dalla realtà haitiana e che, con molta probabilità, favoriranno solo gli investitori stranieri e non lo sviluppo autoctono.

Lo dicevano solo pochi giorni fa che adesso ad Haiti serve un programma di ricostruzione e sviluppo concreto tenendo però fuori i grandi squali dell’economia mondiale e i mangiasoldi dell’Onu. Purtroppo a quanto pare il nostro appello rimarrà inascoltato visto che già si parla di interventi di Fondo Monetario Internazionale, di Banca Mondiale e di una gestione delle Nazioni Unite del periodo di ricostruzione. Le donazioni ad Haiti sono state imponenti, gli impegni dei Governi di tutto il mondo per aiuti allo sviluppo lo sono altrettanto. Facciamo in modo che non siano gli sciacalli a prendere in mano il futuro di Haiti altrimenti tutta questa generosità non sarà servita a niente.

Articolo scritto da Bianca B.

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