Lo avevamo detto sin da subito di tenere fuori l’Onu dalla ricostruzione di Haiti. Sapevamo che, come in altre occasioni, con le Nazioni Unite di mezzo le cose sarebbero solo peggiorate, i fondi sarebbero spariti e la ricostruzione e lo sviluppo dell’isola sarebbero stati solo dei miraggi. Non ci sbagliavamo.

Dopo il terremoto che ha colpito l’isola caraibica nel gennaio scorso si è assistito ad una enorme gara di solidarietà. Centinaia di milioni di dollari sono stati donati per l’emergenza e per il successivo sviluppo. Addirittura il cataclisma è stato visto come una opportunità per far partire una nuova fase di sviluppo per una delle nazioni più povere del mondo. Le Ong si sono catapultate sull’isola per organizzare un primo intervento di soccorso e per poi programmare la ricostruzione e lo sviluppo. Ma a mettere il bastone tra le ruote di questa macchina umanitaria ormai perfettamente oleata e funzionante ci ha pensato, come spesso avviene quando ci sono tanti soldi in ballo, l’Onu. I Governi mondiali hanno così deciso di lasciare il coordinamento degli interventi alle Nazioni Unite, il che equivale a dare a Dracula la presidenza onoraria dell’AVIS. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La ricostruzione non è nemmeno cominciata, milioni di sfollati vivono in fatiscenti campi profughi, veri e propri slum malsani che generano malattie, miseria e violenza. Dopo 11 mesi dal terremoto milioni di persone dipendono ancora unicamente dalle distribuzioni alimentari organizzate dall’Onu, distribuzioni che oltretutto avvengono sempre più raramente. La situazione sanitaria è al collasso. L’acqua potabile un miraggio. A dare il colpo di grazia a una situazione già insostenibile è stata l’esplosione di una epidemia di colera che ha già mietuto oltre mille vittime e ha contagiato migliaia di haitiani.

L’esplosione dell’epidemia di colera non può però sorprendere. Le Ong presenti ad Haiti avevano lanciato l’allarme da mesi sulla situazione sanitaria dell’isola e sulle inadempienze delle Nazioni Unite. Le organizzazioni non governative di ogni parte del mondo stanno facendo i salti mortali per garantire un minimo di assistenza ma non hanno accesso alle risorse. Molte di loro, così come dovrebbe essere, avevano un piano ben preciso per passare in pochi mesi dalla fase emergenziale a quella dello sviluppo sfruttando al meglio l’enorme generosità del mondo nei confronti di Haiti. Ma dopo 11 mesi non solo siamo ancora in piena emergenza, ma anche i milioni di fondi destinati dalla comunità internazionale ad Haiti e gestiti (quasi tutti) dall’Onu sono finiti anche se forse sarebbe più appropriato dire che sono spariti.

Ecco perché torniamo a ribadire la richiesta formulata all’indomani del terremoto che ha colpito Haiti, quella di tenere fuori l’Onu dalle fasi di intervento umanitario e del successivo sviluppo, lasciando ai caschi blu solo la gestione della sicurezza. Che siano i donatori a vigilare direttamente sulle fasi di ricostruzione dando la disponibilità dei fondi direttamente nelle mani delle Ong. Solo così si potrà uscire dalla terribile situazione che affligge Haiti. Diversamente si continuerà a inviare centinaia di milioni di dollari che finiranno inevitabilmente per sparire nel pozzo senza fondo delle Nazioni Unite mentre Haiti continuerà a sprofondare sempre più nell’abisso della povertà.

Secondo Protocollo

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