Haiti: sciacalli o disperati? Perché la distribuzione di aiuti non parte?

La stampa li chiama “sciacalli”. Da ieri sul web si possono trovare centinaia di fotografie che testimoniano come questi “sciacalli” cerchino di appropriarsi delle poche cose salvate dal cataclisma che ha colpito Haiti. Ma è veramente così?

A sei giorni dal sisma l’aeroporto di Port-au-Prince trabocca di aiuti umanitari ma la gente, a poche centinaia di metri, aspetta ancora che questi aiuti vengano distribuiti. Un volontario che aspetta all’interno dell’aeroporto di poter iniziare a far qualcosa per questa gente ci ha fatto sapere che alle organizzazioni non governative viene impedito dall’esercito americano che controlla lo scalo, di uscire dall’aeroporto per “ragioni di sicurezza”. Un aereo di Medici Senza Frontiere che trasportava materiale per un ospedale da campo e un gruppo di medici non è potuto atterrare e ha dovuto ripiegare su Santo Domingo. Raggiungerà Haiti via terra. Intanto le uniche distribuzioni sono avvenute per via aerea. Gli elicotteri americani hanno lanciato i viveri sulla popolazione, la cosa più sbagliata che si può fare perché così facendo si rischia di scatenare sanguinose risse per l’accaparramento dei beni essenziali. In moltissimi saranno rimasti senza niente e chi è riuscito a prendere qualcosa dovrà difenderlo con i denti. “Ad oggi, dopo sette giorni, non si è vista una distribuzione come Dio comanda” ci dice il volontario che lavora per una agenzia italiana.

Agli sfollati manca tutto, ma soprattutto manca l’acqua potabile e qualcosa da mangiare – continua il volontario – L’aeroporto di Port-au-Prince è pieno di questo materiale ma tutto rimane bloccato. Mi sembra una cosa inverosimile. Non ho mai visto una cosa del genere”.

E’ chiaro che in queste condizioni la popolazione è costretta, per sopravvivere, ad adattarsi come meglio può. Da qui gli episodi di “sciacallaggio”, una azione per la sopravvivenza non un vero e proprio sciacallaggio che è altra cosa. Certo, non si può nascondere che ci sono stati e ci saranno episodi di sciacallaggio puro, ma nella maggioranza dei casi sono azioni volte a garantirsi la sopravvivenza in mancanza degli aiuti.

Il cataclisma più grande che la storia moderna ricordi rischia di trasformarsi nell’operazione di aiuto più fallimentare e disorganizzata della storia dell’intervento umanitario di emergenza. Noi l’avevamo detto che nei primi momenti era essenziale coordinare gli aiuti, ma evidentemente le operazione di coordinamento sono state prese in mano da perfetti ignoranti.

Ieri in tarda serata sembrava che qualcosa potesse cambiare all’aeroporto di Port-au-Prince ma sei giorni senza consegnare gli aiuti i maniera ragionata sono davvero tanti. Ora non è certo il momento di fare polemiche sterili, ma c’è davvero da chiedersi se questa grandissima emergenza sia stata gestita nella maniera più appropriata. Noi riteniamo di no. Riteniamo che il coordinamento del primo intervento sia stato gestito malissimo dagli americani. Poi non c’è da meravigliarsi se la gente cerca di sopravvivere prendendo quello che può dalle macerie. E li chiamano “sciacalli”.

Articolo scritto da Noemi Cabitza

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