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Hamas alla canna del gas. Gaza una polveriera da disinnescare

hamas

Stavo leggendo proprio in questi giorni una analisi della situazione a Gaza scritta da Mohammed Daraghmeh, un giornalista della Associated Press che scrive da Ramallah e non ho potuto fare a meno di fare una riflessione sul fatto che Hamas sia veramente alla canna del gas ma che ora il pericolo è che al posto di Hamas prendano il potere gruppi qaedisti (salafiti) o, peggio ancora, la Jihad Islamica finanziata e armata dall’Iran.

A chi mi conosce sembrerà strano che mi stia preoccupando per le sorti di Hamas. Infatti non è così, sto solo cercando di fare un ragionamento di “convenienza”, cioè su quello che convenga o meno a Israele e all’Egitto, ovvero ai due più direttamente interessati da quello che avviene nella Striscia di Gaza.

La descrizione che fa Mohammed Daraghmeh della situazione di Hamas è davvero impietosa ma credo che non sia molto lontana dalla verità. Secondo il giornalista arabo della AP un recente sondaggio commissionato proprio da Hamas vede il gruppo terrorista in fortissima recessione in termini di consenso nella Striscia di Gaza, dal 55% della fine del 2012 al 29% di oggi. Questo è dovuto in larga parte al fatto che la Striscia di Gaza oggi sia totalmente isolata e Hamas non ha nemmeno i soldi per pagare i propri dipendenti che sono diverse migliaia (11.000 solo gli uomini armati). Da quattro mesi i dipendenti della amministrazione di Gaza non ricevono gli stipendi, il prezzo della benzina è schizzato a valori insostenibili e così quello dell’energia elettrica. Dopo la chiusura dei tunnel da parte dell’Egitto, Hamas ha perso qualcosa come 500 milioni di dollari l’anno in entrate derivanti dal contrabbando. Stiamo parlando dei 2/3 del bilancio annuale del gruppo terrorista (naturalmente esclusi i finanziamenti esterni). Nei giorni scorsi gli autisti di autobus hanno scioperato perché non ricevevano gli stipendi, sciopero immediatamente rientrato dopo qualche pestaggio e intimidazione. Ma la situazione rimane grave. Anche la polizia ha ricevuto solo acconti degli stipendi e si prepara a protestare. Insomma, una gravissima crisi economica quella che attanaglia Hamas.

Bene, dirà qualcuno, è quello che Israele e altri volevano, strangolare Hamas e renderlo inviso ai cittadini di Gaza ormai oppressi da anni di dittatura, tanto da spingerli a fare come in Egitto. La cosa è vera, ma ci sono alcuni fattori che potrebbero far saltare l’equazione. Uno di questi è la Jihad Islamica, finanziata da Teheran, che potrebbe prendere il posto di Hamas anche nei favori della gente comune. L’altro fattore sono i gruppi salafiti che potrebbero approfittare del buco di potere lasciato da Hamas per aumentare la propria influenza. Già se ne vedono i primi segni. Insomma non è detto che fatto fuori Hamas vada tutto meglio. Potrebbe andare anche peggio.

Intendiamoci, non faccio questa riflessione perché voglio dire che bisognerebbe aiutare Hamas a mantenere il potere a Gaza perché poi potrebbe essere peggio, sono sempre convinto che Hamas sia un pericolo mortale, voglio solo evidenziare un rischio che, sottovalutato in altre occasioni (vedi Siria, Libia ecc. ecc.), ha portato a una situazione peggiore di quella che c’era prima.

Soluzioni? Difficile trovare soluzioni per la Striscia di Gaza che non vedano un massiccio uso della forza, sotto qualsiasi forma di intervento la si voglia guardare. L’unica sarebbe che la comunità internazionale veda con chiarezza il rischio che si corre a lasciare la Striscia di Gaza in mano a questi criminali e decida di intervenire per ristabilire lo status quo ante occupazione di Hamas. Questo eviterebbe un coinvolgimento diretto di Israele e forse anche dell’Egitto. Un’altra soluzione (quella che io preferisco) sarebbe quella che Gaza torni ai suoi legittimi proprietari, cioè agli egiziani.

Un fatto è certo, non si può più rimanere immobili di fronte a quello che sta accadendo a Gaza e gli avvenimenti che stanno accadendo nelle ultime ore, con la pioggia di missili su Israele, ne sono una conferma ulteriore. Può intervenire Israele, la Comunità internazionale oppure l’Egitto, ma qualcosa occorre fare. Se poi lo capisse anche Obama sarebbe il massimo. Ma chiedere miracoli all’Onnipotente non è da me.

2 Comments

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  • Obama, poverino, meglio lasciarlo fuori da ogni argomento che riguarda il MO, perché si è bevuto il cervello.
    Israele perde ogni occasione propizia per dare una “legnata” ad Hamas & Co. ma si vede che sa cose che noi non conosciamo.
    Ho sentito che non fanno più commentare da Gerusalemme, il corrispondente della radio F. Landi, da quando ha detto che il nuovo alleato di Israele e’ l’Egitto, e quindi lo stato israeliano potrà invadere impunemente Gaza!!!!!!