Hamas e Jihad Islamica: massiccio afflusso di armi libiche (special and exlusive report)

Negli ultimi mesi la Striscia di Gaza è stato il punto terminale di un massiccio afflusso di armi dalla Libia. E’ quanto si apprende da un rapporto confidenziale di cui Secondo Protocollo ha letto un dettagliato resoconto.

Il rapporto, frutto della collaborazione tra alcune agenzie specializzate, dimostra in maniera inequivocabile che Hamas e la Jihad Islamica sono entrati in possesso di grandi quantità di armi provenienti dagli arsenali libici, armi transitate in Egitto con la complicità della Fratellanza Musulmana.

A preoccupare gli esperti non è tanto la quantità industriale di armi a disposizione dei terroristi quanto piuttosto la loro qualità. Infatti, sebbene le armi libiche non siano tra le più moderne, le scelte fatte dai due gruppi terroristi evidenziano ampiamente sia la loro “volontà offensiva” che quella di prepararsi ad un conflitto su larga scala e sebbene, come detto, le armi ricevute non siano tra le più moderne la loro pericolosità risulta essere ancora altissima.

Secondo il rapporto la Fratellanza Musulmana avrebbe trattato per Hamas (della Jihad Islamica ne parleremo in un secondo momento) diverse partite di armi che, tra le altre cose, comprendono batterie di razzi da 107 mm, razzi Grad, centinaia di kalashnikov, mine antiuomo e anticarro, lanciarazzi RPG, almeno 40 lanciamissili antiaerei SA-7 di fabbricazione sovietica e decine di migliaia di proiettili per i kalashnikov e per altre armi leggere. Di particolare interesse per gli esperti l’acquisto fatto dalla Fratellanza Musulmana per conto di Hamas di una intera partita di armi di produzione belga che, sembra, siano state chieste esplicitamente. La partita di armi sarebbe la stessa acquistata da Gheddafi nel 2009 e comprenderebbe fucili automatici di tipo F2000 (in grado di lanciare granate), fucili mitragliatori di tipo P90 e centinaia di granate per gli F2000.

Secondo il rapporto la Jihad Islamica è entrata solo in un secondo momento in questa “corsa al riarmo” e avrebbe ricevuto parti delle armi destinate ad Hamas come pagamento per aver cessato il lancio di missili su Israele nello scorso mese di marzo. Infatti la reazione israeliana al continuo lancio di missili  rischiava di compromettere la consegna di armi ad Hamas da parte dei Fratelli Musulman egiziani e per convincerli Hamas promise loro una parte di quelle armi.

Anche i ventilati accordi tra l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e Hamas nasconderebbero in realtà la volontà da parte dei terroristi di evitare una escalation con Israele per avere il tempo di ottenere le armi di cui hanno (avevano) bisogno.

Il rapporto riferisce anche che la Fratellanza Musulmana avrebbe tentato di ottenere una parte delle riserve di gas mostarda presenti negli arsenali libici, senza però riuscire nell’intento a causa dello stretto controllo imposto sulle armi chimiche dalla NATO.

Nella analisi conclusiva del rapporto si può leggere che «Hamas si sta chiaramente preparando a portare una offensiva contro Israele» ma non viene spiegato se gli esperti pensano che questa “offensiva” sia collegata o meno ad un eventuale attacco israeliano alle centrali nucleari iraniane oppure sia nelle intenzioni di Hamas alzare la tensione con lo Stato Ebraico, magari dopo che un rappresentate della Fratellanza Musulmana sia salito al potere in Egitto e voglia rivedere il trattato di pace con Israele. Su questo ci sono pareri discordanti tra gli esperti. Quello che invece sembra essere più che certo è il forte potenziamento bellico attuato da Hamas e dalla Jihad Islamica a dimostrare che i due gruppi terroristi che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza non solo non hanno intenzione di deporre volontariamente le armi ma che credono fermamente nell’appoggio dei Fratelli Musulmani egiziani nella loro guerra contro lo Stato Ebraico di Israele.

Sharon Levi

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