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I grandi media succubi e complici dei terroristi di Hamas

Mi stavo rileggendo con molta calma l’importantissima testimonianza di Matti Friedman pubblica ieri su Rights Reporter (leggetela perché è veramente un documento storico) e vorrei soffermarmi su alcune sue affermazioni che potrebbero aiutare i lettori a capire come funzionano realmente le cose per i media in Medio Oriente e perché c’è una vera e propria informazione a senso unico a favore di Hamas e dei palestinesi.

La prima affermazione su cui vorrei soffermarmi è quella che Friedman fa in merito a come la stampa internazionale considera la questione palestinese. Quando afferma che:

Un giornalista che lavora nelle strutture della stampa internazionale qui impara subito che ciò che è davvero importante nella storia israelo-palestinese è Israele. Se si segue la copertura tradizionale, non troverete quasi nessuna analisi reale della società palestinese o delle ideologie o dei profili dei gruppi armati palestinesi o un indagine sul governo palestinese. I palestinesi non vengono presi esattamente sul serio come protagonisti del proprio destino. L’occidente ha deciso che i palestinesi dovrebbero desiderare uno stato a fianco di Israele, in modo tale che questa opinione viene loro attribuita come un fatto, nonostante chi abbia trascorso del tempo con i palestinesi reali capisca che le cose sono (comprensibilmente, a mio parere) più complicate. Chi sono e cosa vogliono, non è importante: la storia esige che essi esistano solo in quanto vittime passive della parte che conta davvero. La corruzione, per esempio, è una preoccupazione pressante per molti palestinesi sotto il governo dell’Autorità palestinese, ma quando io e un altro giornalista abbiamo una volta suggerito un articolo sul tema, siamo stati informati dal capo ufficio che la corruzione palestinese “non era la storia”.

Ecco, vorrei che chi legge si soffermasse per un attimo sul fatto che “la corruzione palestinese non è la storia”. Eppure lo dovrebbe essere eccome visto che miliardi di dollari sono spariti nel nulla, visto che l’occidente fornisce ogni anno ai palestinesi cifre da capogiro che nessun paese in via di sviluppo ottiene, il tutto senza nemmeno pretendere che in Palestina vengano costruite le infrastrutture necessarie. Con tutti i soldi che hanno avuto i palestinesi non sono riusciti a costruire un solo ospedale in Cisgiordania, non una scuola, non una infrastruttura seria, non un sistema sociale degno di questo nome. E la corruzione non dovrebbe essere la storia?

L’altra affermazione di Friedman che mi sembra interessante è quella relativa alle “intimidazioni ai giornalisti da parte di Hamas”. Friedman dice:

Si è molto discusso recentemente di come Hamas cerchi di intimidire i giornalisti. Qualsiasi inviato veterano qui sa che l’intimidazione è reale e l’ho vista in azione io stesso come redattore dell’ufficio stampa di AP. Durante i combattimenti 2008-2009 Gaza ho personalmente cancellato una notizia particolare, secondo la quale i combattenti di Hamas erano vestiti in borghese e i loro caduti venivano contabilizzati nelle statistiche come vittime civili, a causa di una minaccia verso la nostra inviata a Gaza. (La policy adottata era allora e rimane quella di non informare i lettori che la storia è censurata, a meno che la censura non sia israeliana. All’inizio di questo mese il redattore capo di Gerusalemme della AP aveva segnalato e presentato una storia sulle intimidazioni di Hamas, la storia è stata messa nel congelatore dai suoi superiori e non è stata pubblicata.)

In questo caso vengono implicitamente confermate due cose importanti. La prima è che i giornalisti devono sottostare agli ordini di Hamas, una pratica denunciata proprio da Rights Reporter. La seconda, certamente più importante, è che le cosiddette “vittime civili” sono in effetti molto spesso terroristi che vestivano abiti civili. In questo caso quella famosa conta delle vittime civili nell’ultima guerra di Gaza andrebbe drasticamente ridimensionata.

La terza considerazione sulla quale vorrei soffermarmi è quella relativa alla volontà da parte della stampa occidentale di voler descrive i palestinesi come vittime e gli israeliani come carnefici cattivi. Friedman in questo caso cita uno specifico episodio:

Il fatto che gli israeliani poco tempo fa avessero eletto governi moderati che cercavano la riconciliazione con i palestinesi, e che sono stati compromessi dai palestinesi, è considerato poco importante e raramente menzionato. Queste lacune sono spesso non sviste, ma una questione di politica. All’inizio del 2009, per esempio, due miei colleghi avevano ottenuto informazioni sul primo ministro israeliano Ehud Olmert e sulla sua significativa offerta di pace verso l’Autorità palestinese, diversi mesi prima, che i palestinesi aveva ritenuto insufficiente. Questo non era stato ancora segnalato ed era, o avrebbe dovuto essere, una delle più grandi storie dell’anno. I giornalisti avevano ottenuto conferma da entrambi i lati e uno aveva anche visto una mappa, ma i capo redattori dell’ufficio hanno deciso di non pubblicare la storia. Alcuni membri dello staff erano furiosi, ma non è servito. Il nostro racconto era che i palestinesi erano moderati e gli israeliani recalcitranti e sempre più estremisti. Segnalare l’offerta di Olmert – come scavare troppo in profondità Hamas – avrebbe fatto sembrare una sciocchezza quel racconto. Così siamo stati incaricati di ignorarla e così s’è fatto, per più di un anno e mezzo.

Ecco, come potete vedere i grandi media non sono solo succubi di Hamas, ne sono praticamente complici per scelta politica ed economica. In occidente non tira la notizia dei terroristi palestinesi che uccidono a sangue freddo civili israeliani, non si danno informazioni sulla carta di Hamas perché il fatto che in essa si dichiari di voler uccidere tutti gli ebrei e distruggere Israele non importa, tira invece qualsiasi notizia che riguardi gli israeliani che “aggrediscono i poveri palestinesi”. Che poi Israele si difenda è solo un dettaglio insignificante.

Voglio chiudere citando sempre le parole di Matti Friedman: «un osservatore esperto del Medio Oriente non può evitare l’impressione che la regione sia un vulcano e che la lava sia l’Islam radicale, un’ideologia le cui diverse incarnazioni stanno ora plasmando questa parte del mondo. Israele è un piccolo villaggio sulle pendici del vulcano. Hamas è il rappresentante locale dell’Islam radicale ed è apertamente dedicato alla eradicazione della enclave minoritaria ebraica, in Israele, proprio come Hezbollah è il rappresentante dominante dell’Islam radicale in Libano, lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, i talebani in Afghanistan e Pakistan e così via». E con questo ho detto tutto.