E così Hamas ha avuto il suo carburante, quello che gli permette di andare avanti nonostante tutto e tutti: il sangue. Se poi il sangue è quello di qualche pacifista armato, magari turco, è anche meglio.

Stiamo leggendo tutti quello che sta avvenendo in queste ore nelle acque di Gaza e non possiamo fare a meno di pensare ad un ingegnoso tranello teso a Israele da Hamas in collaborazione con la Turchia. A parte lo scontato dispiacere per le vittime, da ambo le parti, è ormai chiaro che a bordo delle navi della Freedom Flotilla c’erano persone armate. L’esercito israeliano ha parlato espressamente di “imboscata” e di “linciaggio organizzato contro i militari israeliani” saliti a bordo delle navi. Saranno probabilmente le prossime ore a darci il quadro esatto della situazione.

Un fatto però è certo, se c’è un vincitore in tutto questo casino, quello è Hamas. Il gruppo terrorista si nutre del sangue “innocente”. Lo ha fatto durante l’operazione Piombo Fuso e ha trovato il modo di farlo anche in questa occasione. Tutti ricordiamo le parole di Khaled Meshaal pronunciate a ridosso dell’attacco israeliano a Gaza quando affermò che “ogni civile palestinese morto sarà una vittoria per Hamas”. E tutti abbiamo presente il discorso dell’altro ieri pronunciato da Ismail Haniyeh il quale ha affermato che “comunque vada a finire la questione di Freedom Flotilla, sarà una vittoria per Hamas”. Ecco, sta tutto qui il succo del discorso, a prescindere dai torti o dalle ragioni dell’una o dell’altra parte, Hamas ci guadagna sempre e con lui tutti gli odiatori di Israele, non ultimo il premier turco Erdogan che poi è la vera mente di tutto questa operazione pubblicitaria.

Perché, parliamoci chiaro, l’operazione Freedom Flotilla è nata tra Ankara e Teheran e si è basata da subito sulla provocazione estrema, sulla degenerazione degli eventi e, magari, con la speranza che tutto sia stato bagnato da un po’ di sangue. Ora che questo è avvenuto, che in Turchia folle inferocite attaccano l’ambasciata israeliana (è notizia dell’ultima ora), che a Gaza Hamas ricompatta il popolo e scende in piazza minacciando la ripresa degli attacchi terroristici in grande stile e che il mondo musulmano è in fibrillazione, possiamo dire che Erdogan ha raggiunto il suo obbiettivo, quello cioè di ridare carburante ad Hamas e di denigrare Israele. Missione compiuta.

Poco importa se i cosiddetti “pacifisti” a bordo della Freedom Flotilla erano armati e hanno teso una vera e propria imboscata ai militari israeliani i quali hanno reagito. Quello che conta è che gli israeliani passino per cattivi, per violenti e per violatori del Diritto. Poco importa anche che a Gaza gli aiuti umanitari entrino regolarmente e che il Governo di Gerusalemme nei giorni scorsi aveva proposto alla Turchia e agli organizzatori della Freedom Flotilla di sbarcare gli aiuti in un porto israeliano dal quale poi sarebbero stati portati a Gaza dopo accurato controllo. La proposta è stata naturalmente rigettata perché il vero obbiettivo non erano gli aiuti a Gaza ma provocare un incidente internazionale. Anche qui missione compiuta.

Non sappiamo come saranno le prossime ore o i prossimi giorni per Israele. Immaginiamo che dovrà subire l’ennesimo attacco mediatico e, molto probabilmente, anche attacchi terroristici. La macchina della propaganda islamica e anti-israeliana sta viaggiando a pieno ritmo. Sappiamo però dove staremo noi e cioè dalla parte della verità, della giustizia, della democrazia e del Diritto. Staremo dalla parte di Israele, contro Hamas, contro Teheran e il suo dittatore, contro Hezbollah e contro Ankara, l’ultimo e forse più temibile nemico della giovane democrazia israeliana.

Franco Londei

17 Comments

  1. Giorgio

    Anch’io so dove starò: dalla parte dei popoli israeliano e palestinese e dei popoli di tutto il mondo che ne hanno basta di governi assassini diretti dai militari, dirigenti che disprezzano la pace e la vita umana e che stanno irresponsabilmente portando il Medio Oriente e il mondo intero sull’orlo del baratro. E ne ho pure abbastanza di quei presunti giornalisti che, da una parte e dall’altra, sono solo strumenti, marionette in mano ai potenti di turno anzichè umili servitori della verità. 10 o forse 20 pacifisti assassinati dalle teste di cuoio israeliane nel corso di un atto di pirateria internazionale qui diventano terroristi suicidi che volevano mettere in cattiva luce la “democratica” Israele! Ma mi faccia il piacere, signor Londei! I suoi argomenti sono risibili, patetici ed irritanti. Lei dovrebbe riscoprire un poco il senso della misura e della vergogna…

  2. Franco Londei

    le opinioni sono opinioni. Definire “pacifisti” persone armate di armi da taglio (o armi bianche), mazze e sembra anche da fuoco (quattro militari israeliani feriti da proiettili), questo si che è ridicolo. Definire pacifista chi cerca in tutti i modi di favorire Hamas e non il popolo palestinese, questo si che è ridicolo. Io non mi vergogno affatto di quello che penso, non mi va che si insulti la mia intelligenza con ridicole scuse o manovre studiate a tavolino che che solo i ciechi (o chi non le vuole vedere per comodo) non vedono. Il piano turco/palestinese era chiaro sin dall’inzio e, mi creda, io non scopro niente di nuovo

    • Giorgio

      Quel che è certo è che ci sono un mucchio di civili ammazzati, mentre non c’è un morto tra i pirati aggressori. Tutto il resto sono sue illazioni e considerazioni di natura ideologica che non fanno onore alla sua professione. I potenti assassini, come Netanyahu o Ahmadinejad (o l’insulso premio (ig)nobel per la pace Obama, che continua a condurre le sue guerre di aggressione in Iraq e Afghanistan), non hanno bisogno di giornalisti che giustifichino le loro malefatte, hanno già il potere e i migliori eserciti del mondo. Sono i popoli, le vittime che avrebbero bisogno di essere difese, almeno con la penna… Fa veramente dispiacere invece constatare che ci siano professionisti come Lei, Signor Londei, che invece di dare voce ai senza voce impiegano tempo e risorse al servizio della disinformazione di regime…

      • Franco Londei

        sig. Giorgio, io non dico assolutamente niente di ideologizzato e questo per tre motivi
        1. è un fatto che Israele avesse offerto di sbarcare gli aiuti in un porto israeliano da dove poi avrebbero continuato verso Gaza
        2. è un fatto che i responsabili della “missione umanitaria” e del governo turco abbiano seccamente rifiutato sapendo benissimo che Israele non avrebbe mai permesso alla flotilla di arrivare a Gaza
        3. è un fatto che Hamas da sempre strumentalizza i morti innocenti (come vede parlo di morti innocenti)
        Questi, sig. Giorgio, sono fatti e non ideologie. Io, come lei (almeno stando a quello che dice) voglio che ai palestinesi vengano garantiti i loro diritti ed è per questo che combatto contro Hamas e contro tutti i suoi amici. I Diritti del popolo palestinese e Hamas non sono compatibili. Spero che almeno su questo vorrà essere d’accordo con me

        • Giorgio

          Sig. Londei,

          1) Gaza è il più grande carcere all’aperto del mondo, altro che Guantanamo. Ci mancherebbe anche che gli aiuti umanitari fossero gestiti dai carcerieri;
          2) Un conto è non permettere agli aiuti di raggiungere Gaza o anche solo di lambire le acque territoriali israeliane, una latro conto è comportarsi come i pirati somali e fare a pezzi gli attivisti di organizzazioni umanitarie;
          3) Non mi piace chi strumentalizza i morti innocenti, ma mi piace ancora di meno chi quei morti li determina per calcolo politico, per abuso di potere o anche solo per inettitudine o per pura ferocia.
          4) Credo che i palestinesi sarebbero contenti di avere un’altra scelta, diversa da Hamas. Peccato che i loro leader laici siano sempre stati troppo occupati ad accumulare potere e denaro, mentre il popolo languisce tutt’ora nei campi profughi, o nel carcere di Gaza, o assediati dalle colonie degli ultraortodossi ebraici. Peccato anche che il popolo israeliano non trovi il coraggio di buttare a mare i propri dirigenti sanguinari e guerrafondai… In quel caso anche Lei, caro Londei, vedrebbe Hamas sparire come acqua nella sabbia.

          Detto questo, visto che a Lei piacciono le tesi strampalate (tipo che i carnefici sono le vittime e le vittime sono i carnefici), mi permetto di offrirgliene un’altra. Credo che il massacro di oggi non sia stato affatto un errore, una situazione difficile scappata di mano, ma un atto deliberato di natura politica: una provocazione rivolta alla Turchia (e non a caso turca era la nave attaccata e turchi sono la maggior parte dei morti) affinchè si verifichino tali disordini e uno spostamento del fragile equilibrio tra laici ed islamisti in favore di questi ultimi così da rendere impossibile l’ingresso di quel paese nella Unione Europea, cosa che disturberebbe sommamente Israele (che molti, anche qui in Italia, vorrebbero invece a Bruxelles)… Che ne dice di questa tesi? Campata in aria? Forse sì, ma più onesta della sua.

  3. si può affermare che Israele è caduta nel trabocchetto tesole da Turchia e Hamas (e sicuramente l’iran)? Io credo proprio di si. Ingenuità o trabocchetto veramente ben congeniato?

  4. oh Londei, ammettilo, questo articolo te lo hanno scritto a Tel Aviv i tuoi amici dello Shin Bet.
    Non che tu non sia in grado da buon sionista quale sei, ma sembra proprio un comunicato stampa dei servizi di sicurezza

  5. Bianca B.

    in una conferenza stampa tenutasi oggi a Tel Aviv il Ministro della difesa isreliana, Barak, ha detto che gli unici responsabili della uccisione di civili sono quelle persone che si definiscono pacifisti ma che hanno attaccato i militari isareliani.
    Da notare che nel video originale diffuso da Al Jaseera si vede benissimo il primo soldato israeliano che ha toccato terra sulla nave venire attaccato brutalmente da un “pacifista”

    • Giorgio

      “L’Israele che amo con tutto il mio cuore aveva altri mezzi per operare nei confronti di queste navi “. A parlare è il filosofo francese Bernard Henri Levy, fra i firmatari di un appello di ebrei europei contro l’espansione degli insediamenti, che si trova in Israele per il convegno “la democrazia e le sue sfide”.
      “Nella guerra delle immagini, nella guerra delle foto e della propaganda, mi sembra che il governo israeliano stia perdendo questa guerra”, ha aggiunto, citato dal quotidiano israeliano Haaretz. Questi fatti “non sono distruttivi solo per l’immagine del governo d’israele. Il danno che mi preoccupa è quello per il paese a cui sono legato incondizionalmente. Mi sembra più pericoloso di una sconfitta militare”, ha commentato Levy. (da La Repubblica)

    • Giorgio

      Uh, i pacifisti aggrediti in piena notte in acque internazionali dai soldati del potente Tsahal armati fino ai denti, pirati cui mancava solo la benda nera sull’occhio e l’insegna col teschio e le ossa incrociate… e quei poveri stolti hanno osato ribellarsi con i bastoni?!? Ma meritavano di morire tutti, non solo quei 10 o 20! Dovevano sterminarli tutti! Bisogna sterminare tutti quelli che si oppongono alla Grande Israele perchè o sono terroristi o sono pacifisti o comunque è sempre meglio farli fuori perchè non si sa mai!

  6. Miriam Bolaffi

    il massimo dell’ipocrisia arriva da quel macellaio di Ahmadinejad che “condanna l’uccisione di civili”
    Questa è proprio bella

  7. Emanuela

    miriam, la cosa è stata be organizzata dai turchi che a loro volta prendono 18 billion dollars per fare i servetti all’IRI. perché è questa la somma che prendono! quindi, dietro cè sempre la zampa del regime dell’iran. il macellaio ahma ha poco da condannare dato che in nome della sharia law stupra donne, uomini e bambini.
    ema

  8. Boccalone

    Siete solo dei mistificatori senza palle che pensano di sparare dietro una tastiera mandando i servi mercenari a fare il lavoro sporco.
    Spero che un giorno entrino nelle vostre case e vi trascinino in un bel campo stile bagram,dachau o gaza

    • Secondo Protocollo

      questo commento andava assolutamente pubblicato