Il grande inganno di Sakineh Mohammadi Ashtiani

Ci sono diverse cose che non tornano nella super pubblicizzata storia di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e per concorso nell’omicidio del marito. Senza nulla togliere al caso umano, ammesso che realmente esista, vorremmo porre l’accento su alcune incongruenze che, a nostro parere, ci fanno pensare ad una storia che in ogni caso è stata sapientemente montata e pompata.

La prima cosa, tra le stranezze, che salta all’occhio sono le dichiarazioni del figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, tale Sajjad Qaderzadeh. Questo ragazzo iraniano che, a quanto si sa, farebbe il controllore nel servizio trasporti iraniano, rilascia dichiarazioni a raffica contro il regime iraniano un giorno si e l’altro pure e lo fa in un modo che non è permesso neppure a personaggi del calibro di Moussavi e Karroubi, cioè i due massimi esponenti dell’opposizione democratica iraniana. In Iran basta molto, ma molto meno per finire nel carcere di Evin. Non ci spieghiamo come questo ragazzo possa rilasciare tutte queste dichiarazioni di fuoco e poi tornare regolarmente ogni giorno al suo lavoro. Escludendo una improvvisa libertà di parola in Iran, l’unica risposta che ci possiamo dare è che le autorità iraniane permettano a questo ragazzo (ma solo a lui e poi spiegheremo perché) di rilasciare certe dichiarazioni per uno scopo specifico.

La seconda stranezza che proprio non ci spieghiamo è quella relativa al risalto dato dalla stampa internazionale al caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani. Certo, parliamo di un condanna a morte per lapidazione, ma di queste condanne in Iran ne avvengono a decine ogni anno e oltretutto Sakineh non l’unica che in questo momento è in attesa di essere giustiziata (qui trovate altre storie ancora più raccapriccianti e sicuramente reali). Abbiamo l’impressione che la campagna di stampa occidentale sia in realtà pilotata da qualcuno che non vuole che si parli di cose ben più importanti che stanno accadendo in Iran. Una mezza prova l’abbiamo avuta con la notizia della sospensione della sentenza per Sakineh. Noi abbiamo dato quella notizia il 7 settembre (martedì) alle ore 16,16 riprendendo un lancio dell’agenzia FARS che riguardava un briefing settimanale del Ministero degli Esteri iraniano, ma solo ieri introno alle 15 (quasi 24 ore dopo) i grandi mezzi di informazione ne hanno dato conto. Com’è possibile che una notizia di tale importanza sia sfuggita alla grande stampa internazionale per ben 24 ore in un momento in cui l’attenzione sul caso è elevatissima? Questo significa, a nostro parere, che le informazioni riguardanti Sakineh vengono veicolate da specifici canali e con tempi ben precisi.

Questi e altri fatti associati alla vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtiani ci fanno pensare che la cosa sia sapientemente gonfiata e controllata dal regime iraniano. Ma per quale motivo lo farebbero? Innanzi tutto sgombriamo il campo da quell’ipotesi – lanciata non sappiamo da chi – secondo la quale ci sarebbero almeno 200 donne in attesa di lapidazione e Teheran voleva vedere quale sarebbe stata la reazione internazionale a tali esecuzioni. I Mullah massacrano da anni donne e omosessuali di ogni età senza farsi tanti scrupoli o preoccuparsi per le reazioni internazionali. Ci sembra piuttosto che la morbosa attenzione internazionale sul caso di Sakineh stia mettendo decisamente in secondo piani fatti ben più importanti per il regime iraniano. Per esempio non si parla più del Movimento Verde. Eppure le scorse settimane è partita l’ennesima offensiva contro gli attivisti del Movimento, una offensiva che ha portato in carcere 470 persone considerabili a tutti gli effetti come “prigionieri di coscienza”. L’Ultima in ordine di tempo è stata l’attivissima avvocatessa Nasrin Sotoudeh, nota attivista per i Diritti Umani, arrestata domenica 5 settembre senza nemmeno una accusa specifica e senza che le sia stato permesso di vedere un avvocato. Che dire poi della riapertura del carcere segreto di Kahrizak, una specie di Guantanamo iraniana dove la gente entra e non ne esce più, che proprio la nostra associazione aveva denunciato per prima alle Nazioni Unite favorendone la seppur temporanea chiusura? Quante notizie avete letto sulla grande stampa riguardo a questi fatti? Zero, tutti dietro a Sakineh.

Non parliamo poi del programma nucleare iraniano e dell’appoggio dato da Teheran ai gruppi terroristici. Solo nelle ultime settimane si è appreso che l’Iran sta lavorando a un vettore intercontinentale in grado di trasportare testate atomiche a migliaia di Km. Il 6 settembre l’Agenzia Atomica Internazionale (AIEA) ha emesso un rapporto nel quale si evidenzia come l’Iran abbia aumentato considerevolmente le sue attività di arricchimento dell’uranio affermando, nel rapporto, i propri timori per un uso militare di tale attività. Notizie sui media internazionali riguardo a questa storia? Nessuna. Tutti dietro al caso di Sakineh.

A noi onestamente la cosa puzza parecchio. Ammesso e non concesso che Sakineh Mohammadi Ashtiani esista veramente, pur considerando il caso umano davvero terribile, ci sembra che tutta l’attenzione internazionale su un singolo caso (perché non parlare anche degli altri casi?) serva moltissimo al regime iraniano per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale da temi ben più importanti, come appunto l’eliminazione fisica del Movimento Verde e dal programma nucleare che va avanti a grandi passi. Non vorremmo insomma che si trattasse di un grande inganno studiato a tavolino dai bravissimi esperti di comunicazione iraniani.

Secondo Protocollo

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