Secondo Protocollo

Il pasticcio siriano. Tra l’incudine iraniana e il martello saudita

Partiamo da un punto fermo. La rivolta in Siria è nata da ragioni precise non legate agli equilibri di potere regionale. E’ nata per le condizioni di fame e povertà in cui versava (e versa) la popolazione non alawita (o alauita) cioè quella non direttamente legata al regime (qui ne diamo una spiegazione in tempi non sospetti) che poi è la maggioranza. Le ragioni legate agli equilibri regionali sono venute dopo anche se ora sono la componente più importante.

Ho voluto fare questa premessa per ricordare a chi legge che l’attuale situazione siriana non è paragonabile a quella originaria che diede il via alle rivolte. Allora erano siriani contro siriani e le ragioni erano tutte interne. Oggi dietro alla guerra civile in Siria ci sono ben altri attori e interessi. Prima di tutto c’è un conflitto interno al mondo islamico, sciiti contro sunniti, che tradotto significa Arabia Saudita contro Iran. Ma farei una generalizzazione se mi limitassi a racchiudere il tutto in uno scontro interreligioso tra fazioni islamiche. La Siria è una delle chiavi del Medio Oriente, se non “la chiave”. Controllare la Siria significa avere in mano buona parte dei destini medio-orientali, significa avere un peso specifico non indifferente negli equilibri regionali. Per questo sia l’Arabia Saudita che l’Iran sono impegnati in una lotta senza quartiere anche se sul terreno a lottare per loro ci sono i ribelli da una parte e le forze fedeli ad Assad dall’altra.

Qualcuno identifica in Al Qaeda una terza componente del conflitto siriano, ma sarebbe un errore non legare il gruppo terrorista all’Arabia Saudita anche se non sono mancati in passato gli appoggi di Teheran alla causa qaedista. Al Qaeda è nata in Arabia, le sue radici attingono al credo wahabita che rappresenta la parte più estremista e pericolosa dell’Islam, addirittura più radicale e pericolosa di quella degli Ayatollah che pure non si fanno mancare niente in termini di integralismo e pericolosità. Se c’è una terza componente al limite quella è rappresentata dalla Fratellanza Musulmana che qualcuno in occidente identifica erroneamente in “corrente moderata del salafismo”, ma che in effetti è legata ai wahabiti più di quanto si possa pensare. Diciamo che la Fratellanza Musulmana è il volto da presentare in pubblico della mentalità qaedista. Ma qaedista rimane.

E’ a Riad e a Teheran che si decidono le sorti della Siria, non a Gerusalemme o a Washington come qualcuno (i soliti complottisti) affermano da più parti. Anzi, se c’è qualcosa che oggi, con il senno di poi, possiamo imputare a USA e Israele è proprio quella di aver sottovalutato la crisi interna alla Siria e di non aver saputo approfittarne come invece ha fatto Al Qaeda su procura dell’Arabia Saudita.

E’ terribile da dire, ma oggi quando pensiamo alla Siria ci troviamo in una posizione in cui siamo costretti ad augurarci il “meno peggio”, cioè ad una soluzione politica che comprenda anche gli alawiti di Assad oltre alla opposizione magari manovrata dalla Fratellanza Musulmana ( e qui veramente butto giù veleno). Ma sarebbe ipocrita nascondere che questa soluzione è la meno probabile. Comunque vada sarà l’Arabia Saudita (e quindi Al Qaeda)  o l’Iran a controllare la Siria di domani e questo vuol dire ridisegnare pesantemente gli equilibri regionali proprio per il peso specifico che ha la Siria. Ci sarebbe anche un’altra soluzione, forse la migliore, quella dell’intervento armato sotto l’egida dell’Onu per traghettare il Paese verso una forma di democrazia, ma alla Casa Bianca ci vorrebbe un altro Presidente, non Obama. Ma probabilmente  ormai è troppo tardi anche per questa soluzione.

Quindi dobbiamo prendere atto che, qualunque sarà la soluzione del conflitto siriano, aumenteranno i pericoli per Israele e diminuiranno le possibilità di pace nella regione . E chi pensasse che l’Arabia Saudita sia meno pericolosa dell’Iran commette un errore mortale. Anzi, sotto certi aspetti è addirittura più pericolosa del regime iraniano.

E adesso mi chiedo come sarebbe la situazione oggi se nel 2007 i caccia israeliani non avessero bombardato la centrale nucleare siriana in costruzione nella parte orientale del Paese. Avremmo Al Qaeda con a disposizione materiale radioattivo da usare a suo piacimento. Questo per ricordare a coloro che criticano a prescindere gli interventi preventivi israeliani che spesso (praticamente sempre) questi interventi non servono solo a Israele ma a tutto il mondo libero.

Rimane un fatto. La situazione siriana è un enorme pasticcio nato dalla indifferenza occidentale che ora rischia di trasformarsi in un terribile incubo non solo per Israele ma per tutto il mondo. Di certo è una mazzata per le prerogative di pace in Medio Oriente anche perché il rischio di un allargamento del conflitto è davvero reale. Ora come ora non vorrei essere nelle menti dei dirigenti israeliani presi tra l’incudine iraniana e il martello saudita. Di certo nessuna delle due soluzioni sarà accettabile e accettata, ma non sarà facile trovare una soluzione a questo vero e proprio pasticcio.

Franco Londei