Il problema giuridico iraniano. Appello alla comunità internazionale

Ieri mi è capita tra le mani una vecchia petizione del 27 luglio 2005 proposta da un gruppo di avvocati denominato “lawyers for Iran” nella quale si chiedeva a tutto il mondo di non girarsi dall’altra parte di fronte alle atrocità commesse dal regime iraniano.

Oggi dopo cinque anni quella petizione è ancora drammaticamente attuale, sembra scritta ieri invece che nel lontano 2005. In essa si afferma che “il mondo ha un enorme problema giuridico chiamato Iran”. Con la rivoluzione islamica un gruppo di potere ha preso un moderno stato-nazione con tremila anni di storia, che ha contribuito come membro fondatore alla creazione delle Nazioni Unite e che ha fatto tante cose incredibili in passato e lo ha trasformato in un catino di violazioni dei Diritti Umani, in uno Stato feudale medioevale dove la tortura è all’ordine del giorno.

Nella petizione e in altre simili sempre scritte nel 2005 si parla di oppositori politici incarcerati arbitrariamente e torturati, di studenti che avevano osato contestare il regime fatti sparire e mai più ritrovati, dell’impossibilità per gli avvocati iraniani, tra quali si menziona Shirin Ebadi, di rappresentare e difendere i loro assistiti, di violazioni dei Diritti delle donne, di esecuzioni sommarie e pubbliche ecc. ecc. Lo ripeto, se non portasse la data del 27 luglio 2005 sembrerebbe scritta ieri.

Come si vede quindi la situazione iraniana non è peggiorata negli ultimi mesi, sono anni che i difensori dei Diritti Umani vengono perseguitati dal regime iraniano e sono anni che denunciano al mondo il grosso problema giuridico iraniano. Si è fatto niente negli ultimi anni per sostenere questi dissidenti pacifici? NO, non si è fatto assolutamente nulla. Anzi, si è fatto quello che allora questo gruppo di avvocati chiedeva di non fare, ci si è girati dall’altra parte. Si sono lasciati questi difensori dei Diritti Umani a combattere da soli contro un gruppo di teppisti che detengono il potere.

Ora, dopo tutto questo tempo e dopo migliaia di morti e decine di migliaia di dissidenti incarcerati, sarebbe bene che la comunità internazionale prenda coscienza del grosso problema giuridico che rappresenta l’Iran. Una società moderna non può continuare a girarsi dall’altra parte. Persone come Shirin Ebadi, un premio Nobel per la pace non una invasata qualsiasi, è costretta a vivere nascosta all’estero mentre la sua famiglia in Iran è costantemente perseguitata. Tre giorni fa hanno impiccato due dissidenti che avevano partecipato alle manifestazioni post-elettorali, nei prossimi giorni ne impiccheranno altri sette mentre in questo momento sono 79 i dissidenti sotto processo che rischiano la stessa sorte. Di 131 giornalisti e blogger non se ne sa più niente, oltre 300 studenti sono incarcerati a Evin e non hanno accesso alla difesa mentre i loro famigliari non li possono vedere. Ben 2.300 ragazzi sono in attesa di processo, usciti di prigione dopo un lunga detenzione solo perché hanno pagato una enorme cauzione. Il mondo non può rimanere fermo a guardare senza fare niente.

Nei giorni scorsi sono stati diffusi i dati relativi alle somme di denaro all’estero degli uomini del regime, criminali internazionali senza scrupoli che hanno accumulato enormi fortune sul sangue delle persone innocenti. Si inizi col bloccare quei conti. Criminali come Ahmadinejad e Khamenei vanno denunciati alla Corte Penale Internazionale, ma deve essere uno Stato a sostenere questa richiesta. C’è qualcuno disposto a farlo? Andrebbe bene anche San Marino.

Non continuiamo a girarci dall’altra parte, non lasciamo soli per l’ennesima volta i ragazzi iraniani. Aiutiamoli a uscire dal medioevo dove una banda di criminali li ha cacciati da 31 anni. Per il prossimo 11 febbraio, 31esimo anniversario della presa del potere di Khomeini, l’onda verde tornerà in piazza ben sapendo che scorrerà altro sangue innocente. Non giriamoci dall’altra parte anche stavolta.

Noemi Cabitza

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