Il prossimo Darfur? I Monti Nuba

By Claudia Colombo – E’ davvero singolare la situazione in cui si trovano i Monti Nuba, una regione montuosa che si estende per 48.000 chilometri quadrati inclusa nello Stato del Sud Kordofan, in Sudan. E’ stata esclusa dalla regione meridionale (quindi non sarà inclusa nel prossimo referendum del 2011) ma è di fatto governata dal Sudan People Liberation Movement (Splm), cioè l’entità che governa anche il Sudan Meridionale. 

I Monti Nuba sono stati al centro di una diatriba tra Khartoum e il Sudan Meridionale durata molti anni e conclusa solo dopo la sentenza del Tribunale Internazionale che ne ha dato il controllo al Governo centrale nonostante nel trattato di pace firmato a Nairobi nel 2005 vi fosse scritto il contrario. Khartoum voleva quella terrà perché galleggia sul petrolio. Juba la voleva per lo stesso motivo ma anche perché le popolazioni che abitano i Monti Nuba sono nere come al sud e lontanissime dagli arabi del nord. Durante la ventennale guerra tra Nord e Sud la gente dei Monti Nuba ha combattuto con i cristiani del sud anche se una parte di loro era musulmana. Nei Monti Nuba convivono tranquillamente tre religioni, quella islamica, quella cristiana e quella animista e nessuno vuole l’introduzione della Sharia come al nord.

Negli ultimi mesi la regione dei Monti Nuba è stata al centro di diversi episodi di violenza tra la popolazione Nuba e i pastori arabi che vorrebbero appropriarsi delle verdi e fertili terre. Qualcuno sostiene che i pastori arabi siano spinti da Khartoum esattamente come successe in Darfur poco prima dell’inizio della guerra. Ma le analogie con il Darfur non si fermano a questo. Il popolo Nuba ha chiesto uno statuto speciale per la regione che, non potendo essere integrata nel Sudan Meridionale, non vuole sottostare alle leggi del nord arabo. E’ stata anche organizzata una sorta di consultazione popolare che però Khartoum non riconosce e alla quale si oppone fermamente. Da quel momento sono iniziati gli scontri tra gli arabi e i Nuba con i primi che, proprio come in Darfur, cercano di espellere i secondi dalla loro terra. Per questo è presente un importante contingente di militari del Sudan Meridionale (Splm/A).

Il timore, piuttosto concreto, è che la situazione possa ulteriormente peggiorare dopo la consultazione popolare e, soprattutto, dopo la quasi certa secessione del Sudan Meridionale. A quel punto l’esercito sud-sudanese sarà costretto a lasciare la regione se non vuole apparire come un esercito invasore e le popolazioni Nuba saranno in balia dei banditi arabi.

Secondo fonti del Sudan People Liberation Movement raccolte a Juba, nella regione sarebbero entrate migliaia di armi di ogni tipo. I moltissimi ex ribelli sud-sudanesi di etnia Nuba che oggi abitano nelle montagne Nuba ritengono che la regione sarà la prima linea del nuovo (e secondo molti inevitabile) conflitto tra Nord e Sud Sudan. Altri, come Bashir Younan Kuku, ex comandante del Sudan People Liberation Army, ritengono che i Monti Nuba saranno il nuovo Darfur perché il Sud Sudan se non sarà costretto non interverrà per difendere gli ex compagni di molte lotte.

Il dibattito è aperto anche a Juba dove in molti vorrebbero un atto di forza del Goos, il Governo provvisorio del Sudan Meridionale. Ma Salva Kiir per il momento preferisce non esporsi e vedere l’atteggiamento di Khartoum.

Un fatto è certo, l’area dei Monti Nuba è una delle zone più calde dell’intero Sudan attorno alla quel girano immensi interessi commerciali e strategici. Le popolazioni Nuba non sembrano intenzionate a cedere alle leggi di Khartoum e questo potrebbe avere sanguinosi risvolti. Sono state costituite diverse milizie armate (molto armate) e se la situazione dovesse precipitare i Monti Nuba potrebbero diventare davvero il prossimo Darfur.

Articolo scritto da Claudia Colombo W.I.

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