Le notizie che arrivano in queste ore da Damasco non possono lasciare indifferenti i governati mondiali. La leadership siriana ha fatto sapere che se USA e Unione Europea continueranno a sostenere i manifestanti, la Siria è pronta a scatenare una guerra di ritorsione contro Israele.

A renderlo noto sono importanti personaggi del regime siriano. In una intervista al New York Times il magnate siriano Rami Makhlouf ha fatto sapere che “se gli USA e l’Europa sosterranno le sanzioni contro la Siria, Damasco muoverà guerra contro Israele”. Il concetto è semplice quanto drammatico: “se non può esserci pace in Siria non ci sarà nemmeno in Israele e in tutto il Medio Oriente”.

La minaccia rende benissimo l’idea di come la pensi il regime siriano e di quale concetto di democrazia abbia il dittatore Bashar Al-Assad. Secondo alcuni analisti israeliani la minaccia non è da sottovalutare in quanto è possibile che questa evenienza rientri nello scambio di favori tra la Siria e l’Iran che, per sostenere il dittatore siriano, ha inviato alcune centinaia di Guardiani della Rivoluzione al fine di coordinare “al meglio” la repressione.

Nella stessa intervista Rami Makhlouf, che è il cugino di Assad e che ha fatto fortuna con il contrabbando di armi, ha detto che il dittatore siriano sta analizzando due opzioni: la prima e inviare armi ai gruppi terroristici palestinesi per scatenare una terza intifada, mentre la seconda è appunto un attacco a Israele. In ogni caso l’obbiettivo è la rappresaglia e la “distrazione di massa” dai fatti siriani.

Quello che il dittatore siriano ha fatto attraverso il cugino è un vero e proprio ricatto alla comunità internazionale, un ricatto che non può in nessun caso essere preso in considerazione. Anzi, dovrebbe essere il trampolino di lancio alla richiesta di incriminazione alla Corte Penale Internazione contro Bashar Al-Assad per crimini contro l’Umanità, una incriminazione che noi continuiamo a chiedere senza che nessuno abbia un briciolo di coraggio per proporla.

Noemi Cabitza

3 Comments

  1. Noemi Cabitza

    a dire il vero Emanuel ne abbiamo parlato decine di volte. E’ lo stesso sospetto silenzio che abbiamo visto in occasione delle manifestazioni in Iran