Secondo Protocollo

Il Ruanda dietro alle tensioni in Congo

Secondo un rapporto riservato consegnato alle Nazioni Unite ci sarebbe il Ruanda dietro alle recenti tensioni nella parte est della Repubblica Democratica del Congo. A riferirlo alla stampa è un anonimo funzionario del Palazzo di Vetro.

Secondo il rapporto il Ruanda addestrerebbe e armerebbe i miliziani dei gruppi ribelli attualmente impegnati in RD Congo. Diversi ribelli catturati in Congo  hanno riferito di essere stati addestrati e armati dall’esercito regolare del Ruanda.

L’obbiettivo sarebbe quello di innalzare la tensione nell’area tanto da spingere le forze armate ruandesi ad intervenire e ad occupare militarmente le aree ricchissime di risorse (diamanti, oro e coltan) della regione orientale della Repubblica Democratica del Congo.

Nelle ultime settimane, dopo un periodo di relativa calma, gli scontri sono ripresi in molte zone della parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Migliaia di persone sono state costrette dagli scontri a darsi alla fuga e rifugiarsi in Uganda, in Ruanda e in Sud Sudan. Secondo il rapporto il Ruanda fornirebbe assistenza, armi e viveri anche al gruppo ribelle ugandese del LRA (Lord’s Resistence Army) del tristemente famoso Joseph Kony, responsabile di indicibili violenze e permanentemente presente nel nord-est del Congo.

Pressoché immediata la reazione del Governo ruandese che attraverso il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione, Louise Mushikiwabo, ha smentito categoricamente di essere dietro alla recente escalation di violenza registrata in RD Congo e tantomeno che appoggi in qualche modo l’LRA.

In realtà da molti anni il Ruanda,con la scusa di combattere i ribelli Hutu del FDLR (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda), occupa sistematicamente alcune zone della Repubblica Democratica del Congo ricchissima di risorse minerarie. Nel fare questo sostiene diversi gruppi ostili al Governo Congolese pur di mantenere il controllo (anche se remoto) su quelle miniere.

Quello che stupisce, quindi, non è tanto il rapporto che in fondo enuncia una cosa nota ai più, quanto piuttosto che le Nazioni Unite che hanno una imponente missione militare in Congo (la MONUC) non riescano a prendere il controllo dell’area. L’impressione, confermata da diversi fatti, è che anche gli ufficiali della missione MONUC siano collusi con coloro che non vogliono la pacificazione dell’area pur di mantenere il controllo delle miniere.

Claudia Colombo