Il Terrorismo intellettuale e l’amico ebreo

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Copio il titolo da un articolo molto interessante di Ben-Dror Yemini che parla di “terrorismo intellettuale” con riferimento alle recenti iniziative anti-israeliane e antisemite di Roger Waters e del movimento BDS. Tuttavia, pur condividendone il contenuto è mia intenzione rimanere più nell’orticello di casa nostra, di vedere cioè chi in Italia fa il terrorismo intellettuale che menziona il bravissimo giornalista israeliano.

Innanzi tutto vorrei far notare quanto sia flebile il confine tra critica a Israele e antisemitismo. Troppo spesso gli intellettuali di casa nostra tendono a coprire il loro antisemitismo con la critica alle politiche di Israele. Intendiamoci, la critica alla politica di uno Stato è legittima, ma quando questa critica è basata in maniera sistematica e deliberata sulle menzogne e sulla diffusione delle stesse non è più una critica ma diventa un mezzo per diffondere scientemente odio verso qualcuno, in questo caso verso Israele e più in generale verso gli ebrei. Molti media e “intellettuali” hanno quasi giustificato gli ultimi attacchi antisemiti adducendo la ridicola scusa che tali attacchi non fossero in realtà attacchi contro gli ebrei, e quindi antisemiti, ma contro la politica di Israele.

Se poi a questa “tendenza” ci mettiamo che gli antisemiti usano i loro “amici ebrei” per perorare la loro causa, il cerchio è completo. Da Gad Lerner a Moni Ovadia, da Enrico Mentana per finire a Roberto Della Seta (quello ebreo ma contrario al reato di negazionismo), gli “amici ebrei” degli antisemiti sono l’arma migliore per far passare l’antisemitismo duro e puro come critica alle politiche di Israele.

Io non sono antisemita, ho molti amici ebrei”, sentirete ripetervi spesso da questa gente. “Persino gli ebrei criticano Israele” vi dirà qualcun altro inebriato dalle parole e dagli articoli di questi “intellettuali”. Lo hanno fatto anche eri sera con me durante una discussione sull’antisemitismo citando un articolo di Gad Lerner nel quel “l’amico ebreo” prende posizione a favore del riconoscimento della Palestina. Non che da Gad Lerner, uomo intelligentissimo e scaltro, mi aspettassi qualcosa di diverso, quello che non mi spiego ancora è se Gad Lerner sia consapevole o meno di come venga usato il suo nome per meri scopi antisemiti.

Ma il vero amico ebreo degli antisemiti, quello per eccellenza, è senza dubbio Moni Ovadia. E’ stato lui a dire che «Israele usa l’industria dell’olocausto strumentalizzandolo ai fini di propaganda» ed è sempre stato lui a dire in una intervista al Manifesto che «le comunità ebraiche europee si sono appiattite sulle posizioni del governo israeliano, per questo sono uscito da quella di Milano. Dovrebbero occuparsi dell’ethos ebraico, invece hanno sostituito la Torah con Israele facendo propria la psicopatologia dell’accerchiamento che Tel Aviv usa ogni qualvolta ne ha occasione, come nei recenti attacchi a Parigi». Ecco quindi che torna il concetto di attaccare la politica di Israele (Ovadia cita Tel Aviv in aperto sfregio al concetto che sia Gerusalemme la capitale di Israele e non Tel Aviv) e addirittura arriva a rovesciare la frittata dove non sono più i terroristi a compiere attacchi antisemiti nascondendosi dietro alla scusa che sia a causa della politica israeliana ma e la politica israeliana a sfruttare a proprio vantaggio gli attacchi antisemiti. In questo caso andiamo molto oltre persino ai pensieri e alle “ipotesi di complotto” dei peggiori antisemiti.

E qui torniamo al concetto di “terrorismo intellettuale”. Per uno che non conosce la realtà mediorientale cosa c’è di più naturale che credere alle parole di un ebreo che critica Israele e persino gli ebrei di tutta Europa? Come fa un antisemita duro e puro a non sguazzare nelle parole degli “amici ebrei” e a non sfruttarle a dovere per attingere a quel grosso serbatoio che è l’ignoranza e il preconcetto? Ed è un fatto che fa più proselitismo il terrorismo intellettuale di quanto ne faccia il terrorismo vero. Come diceva quel proverbio, ne uccide più la penna che la spada.

Last modified: Dic 3, 2017

One Response to :
Il Terrorismo intellettuale e l’amico ebreo

  1. GeertWilders4president ha detto:

    Penso che solo chi in Israele ci vive può fare una critica lucida al politico di turno senza diventare antisemita. Io a Israele non ci vivo, e lo difendo perchè quella è la casa degli ebrei.
    Eventuali problemi politici sono problemi locali che spetta agli israeliani risolvere (Ovviamente non parlo della scassaballaggine dei palestinesi, si si che si dovrebbe fare qualcosa a partire dal non costringere gli israeliani a non difendersi e dal non boicottare i prodotti israeliani, e soprattutto non finanziare più hamas).
    Gli antisemiti non li sopporto.

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