Immigrati e richiedenti asilo: troppo business e poco buonsenso

So che parlando di immigrati e richiedenti asilo vado a toccare un punto dolente che spesso scatena i peggiori istinti di chi li difende e, al contrario, di chi vi si oppone. Molto spesso sui social si assiste a vere e proprie battaglie campali tra i due schieramenti, battaglie spesso condite da frasi e prese di posizione più dettate da una posizione politica o, peggio, dall’ignoranza che dalla effettiva volontà di affrontare il fenomeno con quella razionalità e buonsenso che sarebbero necessari per affrontarlo seriamente e serenamente. Così nel mio piccolo vorrei contribuire alle battaglie campali ricordando alcuni punti fermi che riguardano gli immigrati e i richiedenti asilo cercando di farlo nel modo più semplice possibile.

1. non esiste un Diritto alla immigrazione. Gli immigrati economici che arrivano in Italia non possono accampare alcun Diritto

2. le richieste di asilo sono regolamentate da regole ferree stabilite dalla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati le quali parlano molto chiaro in materia di profughi e richiedenti asilo e stabiliscono le regole della protezione internazionale che non è affatto volta a dare la cittadinanza del paese ospitante ai richiedenti asilo ma intende fornire assistenza e protezione fino a quando la situazione non consenta il rientro del richiedente asilo nel proprio Paese. In sostanza, per farla semplice senza scendere in tecnicismi, un rifugiato rimane tale fino a quando le mutate condizione nel suo Paese non permettono il suo rientro. E’ vero che ci sono diverse interpretazioni in merito e che un rifugiato può avvalersi di centinaia di cavilli per non rientrare nel proprio Paese di origine anche quando le condizioni lo consentono, ma la sostanza della Convenzione di Ginevra sui rifugiati non è quella di uno spostamento definitivo e permanente di una massa di persone ma quella di un ricollocamento temporaneo. Sarebbe bene tenerne conto quando si parla di rifugiati che giustamente hanno il Diritto alla protezione internazionale, perché ho la netta impressione che gli europei tendano a calcolare questi signori come una massa di persone che si sposta in maniera definitiva dal loro paese verso quelli europei quando in realtà non dovrebbe essere così.

Quando un immigrato si trasforma in un richiedente asilo

E qui entriamo in un altro campo minato. L’80% dei migranti che arrivano in Italia fa domanda di asilo anche se non ne ha alcun Diritto. E’ una tecnica ben collaudata spesso fomentata dalle associazione ONG/Onlus che così facendo permette ai migranti di rimanere in territorio italiano fino alla sentenza sul loro status che minimo tarda un anno. Poi, in caso di diniego, c’è l’appello e anche in questo caso come minimo passano altri 12 mesi. In sostanza per un periodo di circa due anni un migrante economico si trasforma letteralmente in richiedente asilo, con tutto quello che ne deriva anche in termini di costi. Il problema è sempre quella benedetta Convenzione di Ginevra sui Rifugiati che permette a chiunque, per una ragione o per l’altra, di fare quantomeno la richiesta di asilo. Solo che quando è stata scritta la Convenzione di Ginevra sui rifugiati la situazione era ben diversa e non c’erano centinaia di migliaia di migranti che tentavano in ogni modo di intrufolarsi in Europa, quindi a qual tempo a nessuno è venuto in mente che tutte quelle regole (più che giuste) potessero favorire chi non ha il Diritto alla protezione internazionale penalizzando oltretutto chi ne ha realmente il Diritto. Nessuno pensava che quella importantissima convenzione potesse diventare un mezzo per fare business. Cosa fare? Semplice, tornare allo spirito vero e sano della Convenzione di Ginevra sui Rifugiati e sulle sue basi, cioè la protezione temporanea e la provenienza da zone che realmente rappresentano un pericolo per la persona a causa di guerre o conflitti e solo a causa di questi. La povertà o la scarsa democrazia unitamente alla violazione di alcuni Diritti non possono essere motivo di protezione internazionale. Se lo fossero dovremmo considerare come potenziali richiedenti asilo un buon 75% della popolazione mondiale, dai cinesi agli africani passando per l’estremo oriente, dagli arabi ai paesi dei Sud America. Si tratta di normale buonsenso. Se permettiamo a un camerunense di fare domanda di asilo lo dovremmo permettere anche a cinesi, agli arabi di vari paesi, agli indiani, ai venezuelani e via dicendo. Capite che questo non è possibile?

La prima cosa da fare sarebbe quindi quella di sospendere la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati almeno fino a quando non verrà adattata alle nuove situazioni. So che questo farà rabbrividire i puristi del Diritto e coloro che su questa situazione ci hanno creato un business milionario, ma se ci sono centinaia di migliaia di migranti che si approfittano vergognosamente di un trattato che dovrebbe garantire chi fugge dalla guerra o è perseguitato nel suo paese, non vedo perché li dobbiamo lasciar fare impunemente. Ripeto, si tratta di semplice buonsenso e chiaramente non vuol dire negare la protezione internazionale a coloro che provengono da una zona di guerra.

Infine una piccola considerazione su coloro i quali affermano che «abbiamo bisogno degli immigrati». Ammettiamo per un attimo che sia vero anche se ne dubito con una disoccupazione giovanile a livelli mai visti. Ma per un attimo diamogli retta. Di quanti immigrati abbiamo bisogno? Di 10.000? Di 100.000? Di un milione? Bene, facciamoli entrare in modo regolare, con regolare permesso, stipendio regolare, ecc. ecc. ma con la condizione non negoziabile che al primo reato commesso verranno rimpatriati. Eviteremo di fargli rischiare la vita per le tortuose vie della clandestinità, toglieremmo miliardi di euro dalle mani dei trafficanti di uomini e da chi vive del business della migrazione, ma soprattutto accetteremmo solo i migranti che ci servono realmente, sempre ammesso che ci servano. Allora veramente i migranti potranno essere considerati delle risorse.

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