Immigrazione ed Europa: perché non parliamo di Melilla?

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IMMIGRANTS

Una premessa, giusto per sgombrare il campo da qualsiasi accusa di razzismo o altro: considero le condizioni all’interno dei CIE (Centri di identificazione ed espulsione) del tutto al di fuori di qualsiasi contesto umano e credo che veramente si debba fare qualcosa, in qualsiasi direzione si voglia andare, per cambiare questo stato di cose tenendo sempre ben presente che il CIE come struttura è comunque indispensabile.

Detto questo, nei giorni scorsi l’Europa ha fatto sapere che, a seguito delle immagini provenienti da Lampedusa, potrebbe aprire una pratica di infrazione contro l’Italia. Detto in parole povere e fatto salvo il concetto che quelle immagini erano davvero un insulto all’umanità, l’Italia li deve accogliere senza fiatare e senza che qualcuno si degni di darci una mano e se tra i 60 milioni e passa di italiani ci sono tre fetenti che si comportano in maniera disumana, è il Paese che deve pagare. Gli mandiamo le navi militari per prenderli, unico paese che lo fa perché di solito le navi militari gli altri paesi le mandano per respingerli quando non per mitragliarli, cerchiamo di dargli la possibilità di crearsi una nuova vita senza che l’Europa faccia un gran che per aiutarci e questi cosa fanno? Ci minacciano.

Ora voglio fare una domanda ai pochissimi che mi leggono: conoscete Melilla? No? Bene, ve lo racconto io cos’è Melilla. Melilla è una enclave spagnola in territorio marocchino, una vera e propria porta di ingresso dell’Unione Europea in territorio africano. Ogni anno centinaia di migliaia di migranti africani (e non solo) cercano di entrare in Europa da Melilla. Solo che li non ci sono gli italiani ma gli spagnoli e quelli non vanno tanto per il sottile. Hanno recintato l’enclave con una doppia recinzione la quale fino a poco tempo fa aveva nella sua cima un ingegnoso quanto letale sistema di lame. Chi riesce a passare il doppio ostacolo si ritrova poliziotti dal grilletto facile, cani che assalgono i migranti e, bene che vada, un lussuoso soggiorno nel centro di accoglienza di Melilla prima di essere rispediti a casa. Non va meglio dalla parte marocchina della recinzione dove i poliziotti marocchini pretendono soldi sia per tentare l’attraversamento che quando si viene respinti. E chi non paga va a rinfoltire le comode e accoglienti prigioni marocchine prima di essere accompagnato al confine, che spesso vuol dire Shael.

Bene, avete mai sentito parlare di sanzioni contro la Spagna per quello che avviene a Melilla? Ogni tanto qualche parlamentare europeo, magari perché si vede uno dei tanti video in rete che riguardano Melilla, fa una interrogazione e magari prova anche a organizzare una visita della Commissione Europea (una volta è successo veramente), ma nella maggioranza dei casi finisce tutto a tarallucci e vin santo. E non voglio parlare dei mitragliamenti spagnoli attorno allo Stretto di Gibilterra perché sono solo voci, come quelle che riguardano i campi a cavallo tra Turchia e Grecia, ma sono voci troppo insistenti e che durano da troppo tempo per non considerarle.

La dignità umana è intoccabile, su questo non ci piove, e quello che è successo a Lampedusa o avviene nei CIE non ha molto a che fare con la dignità umana. Se si ritiene che alcuni di loro debbano essere respinti  o rimpatriati lo si faccia subito senza tenerli mesi e mesi in una simil-detenzione disumana. Solo che ho l’impressione che quelli che gestiscono i CIE abbiano tutto l’interesse di tenerli li per mesi (ma questo è un altro discorso). Ma se si pretende dall’Italia che rispetti i Diritti Fondamentali e la dignità umana, lo si deve pretendere anche dalla Spagna, dalla Grecia e via dicendo. L’Europa non può guardare solo all’Italia e non può nemmeno pretendere che il nostro Paese si faccia carico di questa marea umana da solo accettando che i flussi migratori dall’Africa passino tutti per Lampedusa o per la Sicilia ben sapendo cosa avviene in Spagna.

Mi chiedo cosa succederebbe se una situazione come quella di Melilla accadesse in Italia. Saremmo sommersi di parlamentari europei e  da decine di commissioni. Ma evidentemente a Bruxelles usano due pesi e due misure e noi siamo l’Italia, non la Spagna.

Last modified: Dic 3, 2017