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Immigrazione: Europa con le mani sporche di sangue

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Questa mattina siamo di nuovo a contare i morti nel Canale di Sicilia e ancora una volta invece di discutere di responsabilità oggettive dibattiamo su chi sia o meno razzista. Siamo arrivati al punto di dividerci tra gli “accoglisti” a tutti i costi e gli “sparatori”, quelli che mitraglierebbero i barconi. Se uno la pensa diversamente dall’altro viene immediatamente etichettato. Comunisti, fascisti, buonisti, razzisti ecc. ecc. i termini si sprecano. Lo so, questo è tipico degli italiani ma così facendo il problema non si risolve, ammesso che qualcuno lo voglia veramente risolvere.

Perché, e datemi pure del complottista, non sono veramente sicuro che ci sia chi questo problema lo voglia veramente risolvere, né in Italia né in Europa. In fondo questa costante situazione emergenziale fa comodo a troppa gente, c’è troppo interesse dietro a questo problema. A nessuno interessa andare alle origini di fondo, al perché questa povera gente mette a rischio la propria vita e quella dei loro bambini per cercare una vita migliore. Certo, tutti sanno che sono le guerre e la povertà estrema a spingere questi enormi flussi umani verso l’Europa, tutti sanno cosa c’è alla base della immigrazione, però quando si parla di prevenire il fenomeno della immigrazione, di agire sulle ragioni, tutti fanno gli orecchi da mercante perché, come detto, una costante situazione di emergenza è molto più redditizia di una politica di sviluppo e di prevenzione del fenomeno della immigrazione.

Non dico questo perché ho voglia di polemizzare ma perché è la verità. Nel 2001 un gruppo di esperti della DACON (gruppo World Bank) presentò un progetto molto articolato e multidimensionale di sviluppo sia alla World Bank che all’Unione Europea. Non era un semplice progetto di sviluppo frutto di studi eseguiti stando seduti a una scrivania,ma era il frutto di anni e anni di lavoro sul campo, un lavoro fatto da decine di esperti che avevano viaggiato in lungo e in largo per l’Africa. Quegli esperti avevano previsto già da allora quello che sarebbe avvenuto oggi. Non certo le tragedie nel canale di Sicilia, ma avevano predetto che se le cose in Africa e nei Paesi in via di Sviluppo (PVS) non fossero cambiate nel giro di qualche anno, si sarebbe inevitabilmente assistito a un enorme flusso di persone verso i Paesi ricchi (o considerati tali).

In quel progetto tra le altre cose si affrontava (13 anni fa) il problema dei trafficanti di esseri umani, della loro organizzazione e del modo più facile per combatterli. Si delineavano una serie di linee guida e un insieme di progetti di sviluppo e di prevenzione della emigrazione di massa (una percentuale di emigrazione c’è sempre) che se messi in pratica avrebbero permesso agli abitanti dei PVS di vivere nella loro terra d’origine senza avere il bisogno di fuggire. Per la sperimentazione si presero tre Paesi africani, di cui uno allora in guerra, e due regioni indiane. Oggi, a quasi tredici annidi distanza quei tre paesi africani hanno la più forte crescita di tutto il continente e le due regioni indiane sono il perno trainante dell’economia del Subcontinente. Ma la cosa più stupefacente è che la gente non emigra.

Ebbene, quel progetto non venne preso minimamente in considerazione (nonostante le dichiarazioni euforiche) dall’Unione Europea che ad una politica di sviluppo nel lungo termine preferì una politica assistenziale d’emergenza. Non per niente oggi ECHO (European Community Humanitarian Office) è una delle agenzie europee che dispone di più fondi mentre il finanziamento alla cooperazione e sviluppo è sostanzialmente sparito.

E se oggi andate a Bruxelles a parlare di prevenire la immigrazione attraverso una serie di progetti di sviluppo vi sentirete ancora rispondere che non è possibile perché ci sono in corso decine di emergenze tra le quali proprio quella che riguarda la immigrazione verso il nostro Paese. Insomma si continua a fare l’esatto contrario di quello che si dovrebbe fare e che, anzi, andava fatto anni fa. Si gonfiano le tasche di chi opera nel settore emergenziale e si mandano segnali sbagliatissimi favorendo così i mercanti di esseri umani invece di aggredire il problema alla fonte. E se poi si guardano le ricette che i politici propongono (Ferrero stamattina su La 7 proponeva navi per andarli a prendere) la strada è sempre la stessa di 13 anni fa.

L’Europa, così rigida sui conti e su altre cose, ha le mani sporche di sangue almeno quanto ce l’hanno i trafficanti di esseri umani, perché è stata la sua assurda politica a portare decine di migliaia di esseri umani a fuggire dal loro paese di origine. Su questo vorrei che politici e politicanti riflettessero bene.

2 Comments

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  • interessante la sua riflessione. che l’Europa fosse responsabile, lo pensavo anch’io. Ma sul versante del depredamento di risorse in loco. Lei suggerisce anche, non senza convinzione, che la responsabilità sia anche nell’aver preferito la miopia alla lungimiranza. complimenti e continui così

  • I Lampedusani vogliono il Premio Nobel per la bonta’ e me sembra giusto…Anche se la vanita’ non e’ proprio un sentimento Cristiano…La Destra sappia quello che sa fare la Sinistra!!! E se noi donassimo Lampedusa con tutti i Lampedusani alla Tunisia!!? Che rimanga tra noi ma prima o poi il gran Califfato del Magreb se la prendera’… Potremmo beccare il Premio Nobel per la lungimiranza!!! Non e’ che non sia sensibile alle centinaia di morti di questi giorni e’ che penso ai milioni di morti che potrebbero esserci in Europa tra una ventina di anni. Potrei sembrare razzista ma non lo sono…Sono solo terrorizzato!! – Salam