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Immigrazione: nessuna legge sulla cittadinanza senza un referendum popolare

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Una legge per la concessione della cittadinanza non è una cosa da prendere alla leggera o da ideologizzare. Non è di sinistra come non è di destra. Non sono razzisti quelli che vi si oppongono chiedendo regole precise e stringenti, come non sono progressisti quelli che la vorrebbero libera da qualsiasi cavillo.

Il modo con cui vedo affrontare questo problema da certi politici è davvero triste. C’è chi, come il Ministro Cécile Kyenge Kashetu o la Presidente della Camera Laura Boldrini, la vorrebbe aperta e libera da cavilli stringenti. C’è chi invece la vorrebbe regolamentata da precise restrizioni e tempistiche. Infine c’è chi non la vorrebbe per niente.

Personalmente credo che, come spesso avviene, la verità stia nel mezzo. Sono fondamentalmente d’accordo con chi pensa che una persona che da tanti anni vive regolarmente in Italia, che lavora, che paga le tasse e che si comporta bene, abbia Diritto alla cittadinanza e così i suoi figli. Non condivido affatto invece l’idea che si dovrebbe allentare o addirittura togliere qualsiasi vincolo temporale o comportamentale specie per quanto riguarda lo Ius Soli (ho avuto modo di parlarne in un’altra occasione).

Come fare allora? Ritengo che l’unica strada da seguire sia quella di sottoporre una eventuale legge al giudizio degli italiani tramite un referendum. Con tutto il rispetto per il Ministro Cécile Kyenge Kashetu e per Laura Boldrini, mi sento di dire che affidare una cosa così importante esclusivamente al loro giudizio sia una follia e una ingiustizia verso gli italiani. Oltretutto, ma di questo non sono sicuro, non credo che basterebbe una semplice legge per cambiare le modalità di accesso alla cittadinanza ma credo che serva una modifica della Costituzione (ma ripeto, potrei dire una cavolata).

In ogni caso, essendo la materia di interesse chiaramente collettivo e poco politica, credo che l’ipotesi del referendum popolare sia l’unica attuabile. Sarà il popolo italiano a decidere se aprire o meno le maglie delle attuali disposizioni sulla concessione della cittadinanza.