Immigrazione: non è una questione di numeri ma di metodo

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Puntuale come un orologio svizzero con il ritorno della bella stagione in Italia torna l’emergenza immigrazione e con essa tutte le polemiche politiche abbinate a questo fenomeno. Gli sbarchi a ripetizione favoriti dal bel tempo e dalla chiusura della “via dei Balcani” a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, abbinati all’imminenza di elezioni politiche amministrative, hanno rinfocolato le polemiche da un lato e dall’altro.

Chi mi conosce e quei pochi che mi leggono sanno benissimo quanto io sia contrario all’immigrazione incontrollata e di come il sottoscritto sia favorevole a fare una puntuale distinzione tra profughi richiedenti asilo e immigrati economici, tuttavia sono il primo a dire che parlare di “invasione” sia eccessivo. Non siamo a numeri che non si possano gestire con una politica oculata di sistemazione provvisoria e di rimpatrio. Il problema non sono i numeri ma il metodo.

A mancare totalmente in Italia è una politica di gestione del fenomeno che si continua a gestire come se fosse una emergenza e non com’è in realtà, cioè un fenomeno endemico. La gestione del fenomeno in Italia viene affidata completamente al sistema delle emergenze, per lo più basato su Onlus e associazioni, quando invece dovrebbe essere gestito direttamente dallo Stato sia a livello interno che a livello di cooperazione internazionale con politiche di sviluppo volte a creare le condizioni affinché questi disperati non partano.

Invece il messaggio che il nostro Paese ha lanciato negli ultimi anni è semplicemente devastante perché non solo ha detto ai migranti che possono partire (affidandosi ai trafficanti di uomini) in quanto verranno salvati, accolti e assistiti, ma ha escluso totalmente la formula del rimpatrio immediato che è l’unica che può fungere da deterrente per chi oggi in Africa sta pensando di venire in Europa. Oggi un clandestino che arriva in Italia può rimanere a carico dello Stato anche per due anni, gli basta fare una semplice domanda di asilo e il gioco è fatto. E nemmeno chi non ha in maniera palese e accertata le carte in regola per chiedere la protezione internazionale viene rimpatriato, gli viene semplicemente notificato un foglio di via che chiaramente nessuno rispetta. E’ un meccanismo che crea clandestini invece che regolamentare l’immigrazione. Non è una questione di essere “buonisti” o “populisti” (qualcuno arriva a dire razzisti e xenofobi) ma è una questione di semplice logica e di buon senso.

I numeri sono ancora gestibili ma se non si cambia il metodo ben presto non lo saranno più. Continuare ad affidarsi al sistema emergenziale per gestire il fenomeno della immigrazione è un errore che si continua a fare con troppa superficialità. Continuare a lanciare il messaggio che “possono partire” è suicida oltre che sbagliato per gli stessi migranti.

Non ne sto facendo un discorso politico perché sia la destra che la sinistra hanno le loro responsabilità, la destra perché quando governava ha tagliato massicciamente i fondi per la cooperazione allo sviluppo e oggi blatera che “si devono aiutare a casa loro” e la sinistra perché ha lanciato quel messaggio devastante che invita i clandestini a partire e oggi appare incapace di gestire il fenomeno ormai diventato per il sistema emergenziale che gira intorno alla immigrazione un vero e proprio business milionario. Anzi, penso che fare di un problema così serio un’arma politica sia un autogol clamoroso che potrà portare senza dubbio qualche consenso in più a chi lo sfrutta ma che è molto lontano dall’affrontare il problema alla base. Per farlo serve unità di intenti e volontà politica di tutte le parti. Il problema è capire se questa volontà politica e unità di intenti c’è oppure no. Il problema è capire la sinistra vuole rinunciare al business “umanitario” a costo di inimicarsi tutto il sistema che vi ruota attorno e se la destra è disposta a rinunciare al ritorno in termini di consenso elettorale che la sua politica populista basata sulla “invasione” gli sta fornendo.

E’ arrivato il momento di decidere se affrontare il problema o continuare a sfruttarlo. Ancora i numeri sono gestibili ma non lo saranno per molto. O si cambia metodo o ci ritroveremo ben presto in un bel guaio.

Last modified: Dic 3, 2017

2 Responses to :
Immigrazione: non è una questione di numeri ma di metodo

  1. Elisabetta ha detto:

    Concordo con tutto. C’è da dire però che, anche se i tagli alla cooperazione possono essere improvvidi, le risorse destinate ai paesi africani non hanno poi concluso un granché. Foraggiare e basta questi paesi non è certo la soluzione visto il livello di corruzione dei governi; poi, è chiaro che non bisogna generalizzare ma nel suo insieme mentre altre aree del mondo sono in “movimento”, l’Africa non riesce a decollare anche se a quanto leggo alcuni paesi hanno indicatori economici che farebbero pensare diversamente. A mio parere, al di là di progetti di sviluppo, se non si ferma l’incremento demografico africano, le conseguenze saranno devastanti: per l’Africa stessa e i suoi ecosistemi e per l’Europa dove continueranno a riversarsi giovani uomini tutt’altro che affamati ma desiderosi di sfruttare il sistema sociale dei paesi europei e disposti a tutto.
    In secondo luogo, non mi è chiaro oggi come oggi cosa si intenda per asilo politico. Profugo di guerra è chiaro, così come è chiaro che profughi non possono essere solo maschi giovani. Ho sempre creduto che i profughi si muovano in famiglie, come i siriani ad esempio. Quindi le orde di uomini soli non sono profughi a meno che non sia prassi lasciare a casa donne, bambini, anziani… L’asilo politico non deve essere concesso a chi è oggetto di persecuzione per motivi politici, religiosi, ecc.? e come è possibile che questi uomini, di cui non si conosce nemmeno l’identità, di cui non si sa nulla, possano ambire a questo riconoscimento? Un conto è il blogger Tal dei tali, un conto Asia Bibi ecc. persone di cui si dia nome e cognome, la vita, le peripezie ecc., un conto è un tizio che viene dalla Nigeria o dall’Afghanistan o dal Pakistan che avanza questa pretesa (magari fino a pochi giorni prima ha massacrato i suoi nemici a colpi di machete o ha partecipato a una lapidazione o ha acclamato i suoi correligionari per aver buttato vivi in una fornace di mattone una coppia di cristiani). Non so, ma mi pare di sognare…

    1. Franco Londei ha detto:

      Elisabetta, sull’incremento demografico in Africa sfonda una porta aperta. Quando nel 2004/2005 abbiamo lanciato in Uganda, Sudan e Congo (soprattutto in Uganda) una campagna per l’uso del profilattico (utile non solo a fermare l’incremento demografico ma anche le malattie veneree, l’HIV ecc. ecc.) siamo stati attaccati dalla chiesa cattolica in maniera impressionante tanto che a Kampala tempestata di manifesti della campagna nel giro di poche ore il governo ha fatto sparire tutto. L’incremento demografico è figlio anche della disinformazione e di un mancato sviluppo.
      Sui profughi/richiedenti asilo ne ho dato (ho tentato di darne) una spiegazione qui
      http://www.francolondei.it/migranti-e-diritto-di-asilo-facciamo-chiarezza-il-governo-non-puo-fare-diversamente/

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