In Italia come in Iran, quando il Diritto viene negato dal regime la risposta può essere la piazza

E’ difficile trovare le parole adatte per esprimere correttamente un pensiero che scorre limpido e nitido ma che non è facilmente trasformabile in frasi compiute senza correre il rischio che le stesse vengano strumentalizzate dal politicante o dal pasdaran di turno. Allora urge fare due premesse: [1] non c’è niente di politico in quanto sto per dire [2] la violenza non è la soluzione del problema ma ne può diventare una parte.

Fatte queste doverose premesse, andiamo al punto. Quando ho visto in TV le immagini degli scontri di Roma del 14 dicembre la mia mente è andata a scene simili viste a Teheran. Allora gli studenti del movimento verde manifestavano contro un regime dittatoriale che aveva usurpato il potere con l’inganno e che reprimeva le manifestazioni pacifiche con la violenza. In Italia la cosa è diversa, almeno in parte. Gli studenti manifestano contro un Governo legittimamente eletto (non quindi contro chi ha usurpato il potere) ma che attua una politica tipica di un regime, cioè un tipo di politica poco o per nulla attenta al Paese reale e molto orientata a mantenere il potere della casta, gli stipendi, le poltrone parlamentari, i posti di prestigio e via dicendo. Molto attenta agli interessi dei pochi e per niente attenta a quelli dei tanti che oggi non riescono ad arrivare a fine mese. Un Governo che attua quelle che impropriamente chiama riforme applicando tagli a pioggia su settori indispensabili per la povera gente (scuola pubblica, sanità, servizi al cittadino, servizi alle piccole imprese, servizi ai disabili ecc. ecc.) mentre garantisce benefici a iosa a settori privilegiati (scuola privata, industria della difesa, industria del petrolio, grande industria, banche e servizi finanziari). Ce ne sarebbero di cose da dire su questo tipo di politica, ma non basta certo un singolo articolo per dirle tutte, quindi andremo dritti al punto.

Non è un caso che a Roma il 14 dicembre la violenza si sia scatenata quando è giunta la notizia che il Parlamento aveva votato la fiducia al Governo. Su questo i rappresentati del PDL hanno ragione. Quello su cui invece non hanno ragione sono le motivazioni che hanno portato alla esasperazione dei toni, quella cioè che, secondo i politicanti del PDL, quelle decine di migliaia di studenti, operai, terremotati, napoletani sommersi dai rifiuti ecc. ecc, fossero tutti comunisti, estremisti e anti-berlusconiani.  Questo è offensivo verso chi manifesta pubblicamente il suo dissenso. E’ un tentativo di oscurare le ragioni del Diritto con motivazioni politiche o addirittura di contrasto verso il Premier. E’ lo stesso atteggiamento che viene tenuto da personaggi come Ahmadinejad, Chavez, Putin e via dicendo. Cioè è un atteggiamento da regime. Ed ecco perché le violenze si sono scatenate quando è giunta la notizia della fiducia al “Governo”. Questo Governo non viene visto come democratico ma viene visto da una grandissima massa di persone come un regime. Non ammettere questo vuol dire non ammettere la realtà e sorvolare sul vero problema.

La prova l’abbiamo avuta (e l’hanno vista milioni di italiani) quando giovedì sera il Ministro La Russa, cioè uno dei rappresentanti più importi di questo “Governo”, durante la trasmissione “Anno Zero” ha reagito in maniera scomposta, maleducata e arrogante, alle pacifiche ed educate contestazioni che stava facendo uno studente. E’ la strafottenza di regime che ha guidato quella reazione di La Russa. L’ordine sembra essere “sminuire chi contesta”, trasformarlo in un nemico dello Stato. Se si guarda bene anche questo è un comportamento tipico di persone come Ahmadinejad, Chavez, Putin e via dicendo. E così lo studente diventa un terrorista, la massaia di Terzigno una terrona (con l’aggravante di essere napoletana) mossa da ideologie politiche, i ricercatori in cima ai tetti diventano comunisti che vogliono mantenere i privilegi (che chiaramente non hanno) e l’operaio che manifesta diventa una marionetta nelle mani dei sindacati, chiaramente solo di quelli comunisti. E’ un vero e proprio massacro del Diritto.

Allora io mi chiedo: se abbiamo difeso gli studenti iraniani dell’onda verde che manifestavano contro un regime, se abbiamo difeso i monaci buddisti birmani, perché non dobbiamo difendere gli studenti italiani, i terremotati dell’Aquila, gli operai disoccupati, la casalinga di Terzigno e il piccolo imprenditore che manifestano contro un “Governo” che si comporta come un regime? In fondo le richieste sono le stesse: più Diritti per tutti.

Certo, non possiamo condividere l’uso della violenza, né da parte di chi manifesta né da parte delle forze dell’ordine, ma non possiamo negare che un problema in Italia c’è…. e si chiama “regime”. Non si può chiamare “Governo democratico” un esecutivo che pone la fiducia su qualsiasi proposta di legge saltando a piè pari le prerogative del Parlamento. Non si può chiamare “Governo democratico” un esecutivo rappresentato in una delle maggiori trasmissioni televisive da un Ministro che si autodefinisce fascista e che provoca palesemente uno studente alzando deliberatamente i toni, evitando il confronto dialettico e democratico  e ponendo le basi per un’altra manifestazione violenta. Per non parlare poi dei tanti deputati accusati di corruzione (a partire dal Premier) e di altri gravissimi reati quali sono l’associazione mafiosa e/o camorristica. Ma davvero vogliamo chiarare questo esecutivo un “Governo democratico”?

Per questi motivi (ma anche per molti altri), questa associazione sta con gli Studenti, con gli operai, con i disoccupati, con i ricercatori, con la massaia di Terzigno, con chi è sommerso dalla melma mafiosa (che si chiami mafia, ndrangheta o camorra) e con tutti coloro che chiedono più Diritti. Questa associazione è contro questo regime e lotterà con mezzi pacifici fino a quando non verrà restaurato in Italia lo Stato di Diritto. Questa associazione sarà con i manifestanti che i prossimi giorni manifesteranno contro la legge Gelmini, con chi manifesterà contro la legge sulla Giustizia e con chi manifesterà contro la legge sulle Intercettazioni, tutte già annunciate dal regime. Nessuna presa di posizione politica, semplicemente una strenua difesa del Diritto.

Franco Londei

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