In mezzo ai finti pacifisti della Freedom Flotilla turca (IHH). Alla faccia della missione umanitaria

Di Mauro Caldesi e Simona Arnstein – Ormai è noto a tutto il mondo, il prossimo mese di giugno partirà nuovamente quel baraccone propagandistico che è la Freedom Flotilla. Tra gli organizzatori i più attivi sono senza dubbio i turchi della IHH, la famigerata Ong islamica molto vicina ai Fratelli Musulmani che lo scorso anno scatenò i suoi “attivisti” contro i militari israeliani che cercavano di fermare la loro nave che voleva forzare il blocco su Gaza.

Già lo scorso anno eravamo andati a ficcare il naso nella sede di Istanbul della IHH scoprendo che la Palestina come la vedevano loro comprendeva anche Israele, cioè, Israele nei loro piani non c’era proprio. Il famoso sogno della “grande Palestina”. Anche quest’anno siamo tornati a ficcare il naso nei preparativi della nuova Freedom Flotilla e così abbiamo scoperto alcune cose molto interessanti di cui naturalmente vi facciamo partecipi.

A farci da cicerone in questa tortuosa strada è Yusuf (nome vero) che, a quello che abbiamo capito, dovrebbe essere un addetto stampa della IHH. La prima cosa che ci ha detto è stata che quando Israele ha restituito la Navi Marmara (la nave che lo scorso anno fu teatro degli scontri) aveva i motori completamente e volontariamente rotti. Così hanno dovuto spendere molti soldi (non ci ha detto quanto) per riparare i motori perché è intenzione della IHH usare la Navi Marmara come ammiraglia della Freedom Flotilla. «Un vero e proprio simbolo del martirio turco a favore del popolo palestinese» sono le parole usate da Yusuf. Gli abbiamo fatto notare che secondo gli israeliani sarebbero stati gli “attivisti turchi” ad attaccare per primi e che quindi il comportamento dei soldati israeliani si poteva configurare come legittima difesa. La reazione di Yusuf è stata del tutto scomposta. Ha iniziato a inveire contro «i maiali israeliani» (parole testuali) che non hanno nessun Diritto a stare nella terra dei palestinesi e che (sempre parole testuali) «devono essere buttati a mare». E poi continua con «i soldati israeliani non hanno nessun diritto semplicemente perché non ci dovrebbe essere nessun israeliano in Palestina». OK, abbiamo capito come la pensano alla IHH, alla faccia dei pacifisti.

Continuiamo così nel nostro “ragionamento” con questo addetto stampa che sembra più un pasdaran piuttosto che un giovane turco laureato (ce lo ha detto lui) che parla un buon inglese (e qualche parola di italiano) e impegnato in “operazioni umanitarie”. Chiediamo come possa una semplice Ong come la IHH avere tanti fondi da potere comprare una vera e propria flotta di navi da destinare alla Freedom Flotilla. Yusuf ci corregge e ci dice che solo la Navi Marmara è di proprietà della IHH (comunque non è poco) mentre le altre navi sono noleggiate o di proprietà di “terzi”. Chiediamo chi siano i terzi ai quali ha accennato e ci dice che sono organizzazioni politiche e religiose turche. A noi vengono in mente i Fratelli Musulmani ma lui non ce lo conferma.

E’ a questo puto che iniziamo a parlare dei finanziatori della IHH. Gli ricordiamo che secondo un rapporto del Danish Institute for International Studies redatto nel 2006, la IHH avrebbe forti legami con Al Qaeda. La Ong turca non ha mai smentito con i fatti quel rapporto e anche a parole è stata piuttosto lacunosa. Yusuf si mette a ridere di gusto e ci dice che «la IHH come altre organizzazioni umanitarie musulmane opera in molti teatri dove i musulmani sono perseguitati e lo fa a difesa dei Diritti delle genti islamiche. Per questo viene a contatto con molte realtà diverse che gli permettono di operare. Avviene in Afghanistan , in Iraq, in Somalia e in tanti altri posti dove le altre Ong non vanno». Come a dire che anche se c’è qualche contatto con Al Qaeda è “solo per ragioni umanitarie”. A questo punto gli chiediamo se è vero che il maggiore finanziatore della IHH è il Governo turco. Yusuf non si scompone e ci dice che «il Governo turco è molto sensibile alle problematiche umanitarie del mondo musulmano e in particolare alla situazione in Palestina. Per questo finanzia la IHH come fa con altre Ong turche impegnate in tutto i mondo». Gli facciamo notare che uno studio di Steven Merley (noto ricercatore ed esperto di estremismo islamico) ha stabilito che dietro alla Freedom Flotilla c’è il Governo turco e che il tutto è riconducibile a ragioni prettamente politiche e non, come si vuol far credere, a ragioni umanitarie. «Di ricercatori filo-israeliani ne è pieno il mondo» ci dice il nostro mentore «resta il fatto che gli israeliani se ne devono andare e che noi turchi abbiamo migliaia di martiri pronti a sacrificarsi per la causa. Il Governo turco non c’entra niente, è il popolo turco oltre che a milioni di fedeli musulmani che lo vogliono e per questo ci finanziano. Oltre 10.000 martiri sono pronti a immolarsi per la causa e altre migliaia si stanno iscrivendo sul nostro sito web. Chi non potrà partecipare fisicamente alla Freedom Fotilla potrà comunque contribuire con una donazione. Ne arrivano a migliaia ogni giorno. La IHH non ha bisogno dei contributi del Governo turco».

A proposito di “martiri” chiediamo se per caso il concetto di martire così come lo intendono i musulmani non sia un po’ “stridente” con il concetto di “pacifismo” propagandato dalla IHH visto che anche gli ultimi martiri (quelli della Navi Marmara) non erano propriamente pacifici. Yusuf non ci risponde e ci lascia con questo dubbio. In compenso ci da appuntamento alla prossima Freedom Flotilla e ci avvisa che ne vedremo delle belle. «Questa volta i maiali israeliani non vinceranno tanto facilmente»  ci dice il pacifista della IHH.

Concludendo, cosa abbiamo appreso da questo incontro a dire i vero assai veloce? Che secondo i pacifisti della IHH Israele non dovrebbe esistere, che con la prossima Freedom Flotilla sono pronti a scatenare l’inferno, che ci sono oltre 10.000 martiri pronti a immolarsi per la causa, che vorrebbero buttare a mare tutti gli israeliani per fare la “grande Palestina”, che negano il coinvolgimento del Governo turco in questa operazione senza però spiegare dove hanno preso i soldi necessari a comprare una flotta di navi (loro negano ma è così) e che se hanno qualche rapporto con Al Qaeda è solo per ragioni “umanitarie”. Ora una domanda sorge spontanea: con queste prospettive, siamo proprio sicuri che la Freedom Flotilla sarà una operazione umanitaria? Noi qualche dubbio ce lo abbiamo.

Secondo Protocollo (intervista di Mauro Caldesi e Simona Arnstein)

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