Che la comunità internazionale usi due pesi e due misure sul trattamento riservato ai palestinesi da parte dei Paesi arabi rispetto al comportamento tenuto nei loro confronti da Israele, è un fatto risaputo. Lo conferma il silenzio del mondo intero sull’attacco portato dalle forze di sicurezza siriane al campo palestinese di Raml costato la vita a decine di palestinesi. Ma che a questo silenzio si unisse anche Hamas nessuno se lo aspettava davvero.

E si perché a quell’attacco non è seguito nessun comunicato di protesta del politburo di Hamas che pure risiede in Siria. Tutto come prima, tutto come se niente fosse accaduto, come se l’esercito siriano non avesse preso a cannonate i palestinesi residenti ne campo di Raml e ne avesse ammazzati a decine costringendo oltre 5.000 persone alla fuga precipitosa verso il Libano.

Il bello è che a indignarsi per questo atteggiamento di Hamas sono proprio i palestinesi della Striscia di Gaza che si chiedono come mai il politburo di Hamas se ne sia stato zitto di fronte a questo massacro. Testimoni palestinesi riferiscono che nelle strade di Gaza molta gente ieri si chiedeva come mai il capo supremo di Hamas, quel Khaleed Meshaal che risiede in Siria, non abbia profuso parola sul massacro di palestinesi compiuto dall’esercito siriano. Forse che non vuole “indisporre” il regime di Damasco che solo pochi mesi fa aveva ventilato l’ipotesi di espellere il gruppo terrorista palestinese dal suo territorio.

Fatto sta che nessuno, né Hamas, né i gruppi pacifisti tanto attaccati alle sorti dei palestinesi, né l’Unione Europea e neppure le Nazioni Unite hanno protestato per quel massacro. E’ tutto normale, Assad può ammazzare tutti i palestinesi che vuole. Non si deve contraddire il dittatore siriano nemico del nemico di tutti: Israele. E si sa, il nemico del mio nemico è mio amico.

Ci si aspettava poi un tempestivo intervento delle “grandi” organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, un comunicato stampa che condannasse senza se e senza ma la strage di palestinesi perpetrata dall’esercito siriano, così come succede ogni volta che vola una mosca israeliana. Invece il nulla, nemmeno due righe di comunicato stampa da dare ai giornali. Probabilmente perché queste organizzazioni hanno i comunicati stampa pre-compilati, tutti ostili a Israele, e se il massacro lo fa un dittatore arabo non hanno il tempo di andarsene a scrivere un nuovo comunicato di condanna. Ma che fine hanno fatto le decine di comunicati stampa (farlocchi) prodotti a tempo di record da gente come Ken Roth durante la guerra in Libano? Forse il famoso “ricercatore” di Human Rights Watch, non essendoci una guerra che coinvolge Israele, è in ferie e se ne sbatte altamente se ammazzano qualche decina di palestinesi in Siria. Che ci volete fare? Anche i Diritti dei palestinesi non sono tutti uguali. Quelli che risiedono fuori da Gaza o dalla West Bank possono essere tranquillamente sterminati, purché a farlo sia un dittatore arabo.

E giusto per ricordare come le “grandi” organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani usino sempre due pesi e due misure, voglio ricordare un episodio che c’entra poco con la situazione in Siria ma che rende bene l’idea: a Gaza dieci ragazzi palestinesi hanno vinto una borsa di studio per andare a studiare un anno negli Stati Uniti, un possibilità più unica che rara. Ebbene, Hamas vieta loro di lasciare Gaza tagliando a fette il loro futuro e gettandolo nei rifiuti. Sentito qualcosa a riguardo? Qualche comunicato stampa? Qualche articolo indignato? Neppure l’ombra. Che si tratti di “Amnesy”?

Noemi Cabitza

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