Ingiusti attacchi al mondo dell’aiuto umanitario

Ieri ho letto l’articolo di Libero intitolato “La solidarietà che aiuta gli oppressori “ ripreso da Informazione Corretta con il titolo “Le organizzazioni umanitarie fanno il gioco di dittatori e guerriglieri”. Nell’articolo di Libero, riprendendo i fatti afghani che hanno coinvolto Emergency, si faceva notare come in realtà molte organizzazioni umanitarie che operano in teatro di guerra finiscono per aiutare i dittatori e i terroristi (o guerriglieri).

Mi permetto, almeno in parte, di dissentire da questo concetto generalista. Con questo ragionamento ogni Ong o organizzazione umanitaria finisce “nel calderone” e la cosa, molto francamente, mi secca parecchio.

E’ vero che ci sono Ong che per operare in determinati ambienti accettano le regole imposte dal movimento o governo di turno, sia esso targato taliban, Hamas o Bashir, ma è altrettanto vero che ci sono Ong che questo concetto non lo accettano e che magari preferiscono rinunciare all’implementazione di progetti anche importanti pur di non sottostare a queste regole. Allora, perché equiparare in modo molto generalista chi fa aiuto umanitario in maniera corretta con chi, pur di implementare un qualsiasi progetto o di manifestare una fede politica, accetta determinate imposizioni e, addirittura, si schiera con i dittatori e con i guerriglieri? Non si può paragonare una Ong che sostiene che Bashir è una vittima dell’occidente dimenticando il mezzo milione di vittime che ha fatto in Darfur con una Ong che non accetta le imposizioni dello stesso Bashir e per questo viene espulsa proprio dal Darfur. Non si può paragonare una Ong che sostiene il movimento talebano, lo stesso che nelle ore scorse ha gazato 50 bambine che avevano la sola colpa di voler studiare, con una Ong che piuttosto che cedere ai ricatti talebani ha interrotto un progetto che mirava all’emancipazione della donna e per questo è dovuta letteralmente scappare dall’Afghanistan per mettere in salvo le proprie cooperanti.

Dico questo perché, a mio modesto avviso, non c’è niente di peggio di una organizzazione umanitaria ideologizzata. E guardate che non ho usato la parola “politicizzata”. L’ideologia è la morte dell’aiuto umanitario. Lo è stata in Africa con i missionari cristiani e la loro “ideologia del container” che ha introdotto l’assistenzialismo in luogo dello sviluppo, ideologia poi copiata dai musulmani e trasformata in “teologia del container”, quella cioè che assiste solo chi si converte all’Islam. La ideologia di certe Ong non è molto distante da quella dei missionari cristiani o islamici che siano, con una aggravante: quella del voler fare politica. L’ideologia politica abbinata all’ideologia del container è devastante e allontana lo sviluppo.

Tutto questo per spiegare che se è vero che ci sono Ong ideologizzate che non si curano dello sviluppo nel lungo termine e che, proprio per questo, agiscono in concerto con le realtà locali diventando per questo politicizzate, vi sono anche molte Ong che fanno dello sviluppo la loro missione e che pur di non rinunciare a questa missione preferiscono andarsene.

Non mettiamo quindi tutte le organizzazione umanitarie sullo stesso piano di quelle ideologizzate, sarebbe l’errore più grande che la società possa fare. Non faccio nomi per una questione di etica, ma ci sono grandissime Ong italiane che hanno migliaia di progetti in centinaia di Paesi in tutto il mondo che fanno un lavoro enorme e lo fanno in silenzio. Pensiamo, solo per citare l’ultimo caso, a quelle Ong che sono andate ad Haiti sotto uno stesso nome, senza clamori e senza polemiche (e ce ne erano da fare), pensiamo a quelle Ong che operano nel Congo devastato dalla guerra, in Sudan, in Somalia, in Afghanistan e lo fanno con un occhio rivolto al presente e due occhi al futuro, a quelle che costruiscono centrali idroelettriche nelle Ande senza sconvolgere l’ambiente, costruendo tunnel sotterranei in luogo di enormi dighe. Pensiamoci a queste Ong che da qualche loro “collega” vengono giudicate alla stregua di “invasori” che interferiscono con le realtà locali solo perché cercano di cambiare in meglio le peggiori situazioni.

Non facciamo quindi dello sterile generalismo sull’aiuto umanitario. E’ vero, c’è qualche piccola realtà che gioca sporco, ma sono la minima parte (seppur chiassosa) del mondo dell’aiuto umanitario. Il resto, la stragrande maggioranza, deve essere rispettato.

Franco Londei

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