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Che interessi ha la Francia nel conflitto israelo-palestinese?

A un primo sguardo non si capisce bene che interessi abbia la Francia nel conflitto israelo-palestinese tanto da farle organizzare una conferenza internazionale che oggi a Parigi vedrà la sua nascita con la ferma opposizione di Israele e la apparente freddezza degli Stati Uniti. Cosa gli interessa ai francesi di mettere becco in una delle questioni più complesse del Medio Oriente? Perché mai si sbattono così tanto?

In realtà la politica francese in Medio Oriente è sempre stata parecchio ambigua e, come disse l’ex ambasciatore israeliano Freddy Eytan, per capire la politica francese in Medio Oriente bisogna leggerla in prospettiva con uno sguardo al passato.

Per fare un breve riassunto, la Francia è passata dalla cosiddetta “Politica Araba della Francia” voluta da Charles de Gaulle, interrotta bruscamente dall’intervento francese a fianco di Gran Bretagna e Israele durante la crisi del Canale di Suez, alla politica “non allineata” durante la guerra fredda con il solito Charles de Gaulle a denunciare le “guerre espansioniste” di Israele e con Parigi decisamente schierata con gli arabi nonostante proprio i francesi (si dice) abbiano contribuito alla costruzione del reattore di Dimona. Ma la fine della guerra con l’Algeria culminata con l’indipendenza del Paese nordafricano da Parigi portò la Francia a riaprire tutti i rapporti diplomatici con gli Stati Arabi e a diventare ostile a Israele. Aerei francesi Mirage furono usati contro Israele durante la guerra del Kippur e armi francesi hanno riempito gli arsenali arabi. La Francia passò da maggior fornitore di armi di Israele a maggior fornitore degli arabi lasciando agli Stati Uniti il compito di armare lo Stato Ebraico.

Da allora la Francia è sempre stata esclusa dalle decisioni cruciali in Medio Oriente, un fatto questo peggiorato ulteriormente dopo la fine della guerra fredda quando la cosiddetta “politica non allineata” è diventata praticamente inutile. Sempre Freddy Eytan ricorda che «la politica araba francese, spesso fortemente anti-israeliana, è stata utile alla Francia e le ha portato grandi vantaggi nei rapporti con il mondo arabo, ma solo fino alla guerra in Iraq quando quei vantaggi si sono improvvisamente azzerati». Il discorso è lunghissimo ma per capire veramente la politica francese in Medio oriente bisognerebbe leggere proprio il libro scritto da Freddy Eytan, “Doppio Gioco” (Double Jeu – Paris : Jean Picollec, 2004) o questa sua vecchia intervista al Jerusalem Center for Public Affairs dove la controversa storia della politica francese in Medio Oriente viene riassunta piuttosto efficacemente.

Ho fatto questa lunga e purtroppo incompleta premessa perché è partendo da questi presupposti che dobbiamo guardare l’attuale politica francese in Medio Oriente in quanto proprio da questo possiamo capire come Parigi tenti di mettere in piedi una moderna riedizione della vecchia “politica araba francese” che tanti benefici a portato alla Francia. Ma per farlo la condicio sine qua non rimane, come allora, l’ostilità verso Israele anche se, come dicevo qualche giorno fa, le condizioni potrebbero essere mutate.

E allora possiamo capire i motivi della ostilità israeliana alla iniziativa francese e perché anche gli Stati Uniti di Obama, che pure non si può dire amico di Israele, non vedono di buon occhio questa iniziativa che invece viene accolta entusiasticamente dai palestinesi e dalla UE della Mogherini (e ci mancherebbe altro).

Ma il punto vero, e secondo me anche quello più pericoloso e controverso, riguarda il rapporto della Francia con l’Iran. Non vorrei che per Parigi la moderna riedizione della “Politica Araba Francese” fosse in realtà l’inizio di una “Politica Persiana Francese”. Mi stona parecchio la tempistica di questa iniziativa francese volta a “risolvere” il conflitto israelo-palestinese arrivata poco dopo l’accordo sul nucleare iraniano e subito dopo la visita di Rouhani a Parigi, come mi stona parecchio il rinnovato interesse francese per il Libano che come sappiamo attraverso Hezbollah rientra nell’orbita di interesse di Teheran. Insomma, sebbene la Lega Araba abbia dato il proprio assenso a questa iniziativa i fatti sul terreno dicono che gli arabi stanno trattando separatamente con Israele, quindi chi altri potrebbe avere interesse a danneggiare Israele se non gli iraniani? E se c’è una cosa certa al 100% è che l’iniziativa francese è volta a danneggiare Israele, non a risolvere il conflitto israelo-palestinese. A questo aggiungiamoci che gli arabi sono tutto fuorché stupidi e che sanno benissimo che un loro rifiuto a partecipare alla iniziativa francese li metterebbe fortemente in difficoltà e vorrebbe dire consegnare la “causa palestinese” nelle mani degli iraniani con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.

Alla fine, gira e rigira, temo che l’iniziativa di Parigi volta a riavviare i colloqui tra israeliani e palestinesi sia in realtà l’inizio di una politica francese fortemente incentrata sull’Iran più che sui Paesi arabi. E come sempre l’agnello sacrificale sarà Israele.