Iran: “adunanza sediziosa”, ecco l’arma segreta del regime

C’è un certo fermento in rete per la sorte di Mohammad Pourabdollah, studente e attivista politico di 25 anni, arrestato il 7 dicembre 2007 mentre partecipava alla giornata dello studente. Mohammad Pourabdollah è stato condannato lo scorso 13 dicembre, dopo sue anni passati nel carcere di Ghezel-Hesar (a Karaj), alla pena di sei anni di prigione.

Quello che fa più impressione sono le motivazioni della sentenza (a orologeria?) in quanto assomigliano tanto a un chiaro messaggio politico. “Adunanza sediziosa volta a compromettere la sicurezza nazionale; propaganda contro le istituzioni della Repubblica Islamica dell’Iran; associazione in gruppi sovversivi; associazione in gruppi creati allo scopo di agire contro la sicurezza interna del paese”, queste le motivazioni della incredibile sentenza, incredibile perché Mohammad aveva semplicemente partecipato a una manifestazione studentesca.

L’avvocato difensore di Mohammad Pourabdollah, Mohammad Mostafaei, scrive sul suo blog il 13 dicembre scorso: “Mohammad Pourabdollah ha preso parte soltanto ad una manifestazione, che si è tenuta il 7 dicembre 2007 e la sua intenzione non era certo quella di compromettere la sicurezza nazionale. In più, in linea con quanto stabilito dall’articolo 27 della Costituzione, partecipare a manifestazioni e assemblee è consentito, e non esiste prova alcuna, nel fascicolo di Pourabdollah, che faccia pensare all’attività di propaganda contro la Repubblica Islamica dell’Iran”. Quindi questa sentenza è chiaramente una sentenza politica che introduce un nuovo reato non contemplato dalla Costituzione iraniana, quello di “adunanza sediziosa”.

L’avvertimento ai manifestanti è quindi lanciato: ogni manifestazione contro il regime sarà considerata adunanza sediziosa volta a compromettere la sicurezza nazionale; propaganda contro le istituzioni della Repubblica Islamica dell’Iran; associazione in gruppi sovversivi; associazione in gruppi creati allo scopo di agire contro la sicurezza interna del paese e per questo la punizione sarà esemplare.

In effetti il regime mette nero su bianco quello che stava già facendo da diversi anni, cioè l’arresto sistematico di chi osa manifestare, anche se pacificamente come è avvenuto negli ultimi mesi, contro la dittatura degli Ayatollah.

Ecco perché l’appello per una mobilitazione a favore di Mohammad Pourabdollah lanciato su Facebook da Marco Curatolo, attivista dei Diritti Umani impegnato nella denuncia degli abusi subiti dai prigionieri politici e di coscienza in Iran e autore di dettagliate schede sui prigionieri politici iraniani, assume un valore che va oltre la semplice mobilitazione per un singolo elemento. Ottenere giustizia per Mohammad significa aprire uno squarcio sulla illegalità degli arresti arbitrari effettuati nei mesi scorsi ai danni degli attivisti politici, dei Diritti Umani o dei semplici manifestanti pacifici. Per attivarsi basta firmare una petizione online a questo indirizzo. Fatelo perché non aiuterete solo Mohammad Pourabdollah, ma farete vedere che voi non ci state all’inganno della “adunanza sediziosa” e aiuterete anche le migliaia di studenti ancora in carcere e quelli che nei prossimi giorni continueranno con coraggio a manifestare contro il regime iraniano.

Una nota a margine: mi sarebbe piaciuto inserire una buona parte degli scritti di Marco Curatolo sui detenuti politici in Iran e non so se chi non ha stretto amicizia con Marco potrà vederli (io il link alla sua pagina l’ho inserito), ma nel caso non poteste farlo vi consiglio di chiedere l’amicizia a Marco Curatolo, ne vale veramente la pena perché sta facendo un lavoro davvero incredibile.

Articolo scritto da Noemi Cabitza

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