Iran: chi era e perché è stato ucciso Massoud Ali Mohammadi

Martedì mattina a Teheran una bomba telecomandata piazzata su una motocicletta si è portata via il prof. Massoud Ali Mohammadi, fisico nucleare presso l’Università di Teheran. Il regime ha subito evocato lo spettro del Mossad e della CIA dietro a questo omicidio eclatante. Ma chi era Massoud Ali Mohammadi? Perché è stato ucciso?

Chi era? Masoud Ali Mohammadi è nato il 24 agosto 1959. Nel 1978 si è laureato in fisica presso l’Università di Shiraz. Nel 1985 è stato ammesso ad un programma di laurea in fisica presso la Sharif University of Technology, una delle più prestigiose istituzioni accademiche in Iran. Dopo varie lauree specialistiche e importanti riconoscimenti, viene prima assunto come professore assistente in fisica all’Università di Teheran per poi passare al ruolo di professore ordinario. Qui è stato il vice presidente della Facoltà di Scienze per la ricerca, membro del comitato della stessa facoltà e membro del team di promozione accademico dell’Università di Teheran. Dallo scorso luglio era uno dei due rappresentanti iraniani del Synchrotron Radiation Center per la ricerca e la scienza applicata in Medio Oriente che ha sede in Giordania. Secondo il dottor Hesamoddin Arfaei i campi di interesse di Massoud Ali Mohammadi andavano comunque ben oltre i riconoscimenti e le lauree. Ali Mohammadi negli ultimi anni si era interessato soprattutto di fisica delle particelle e fisica quantistica. Massoud Ali Mohammadi ha scritto anche diversi libri e pubblicato almeno 80 articoli in prestigiose riviste scientifiche. Era senza dubbio un personaggio di primissimo piano nel suo campo.

Secondo molte testimonianze Massoud Ali Mohammadi era un pio musulmano moderato. Appoggiò la rivoluzione del 1979 lavorando anche con la Muslim Student Association. Tuttavia, secondo tutti i suoi conoscenti, era una persona del tutto moderata e senza particolari prese di posizione. Soprattutto, secondo chi lo conosceva bene, non ha mai cercato di introdursi nel “centri di potere”. Negli ultimi anni però le sue convinzioni cambiarono. Secondo molti conoscenti nelle 2008, alle elezioni per il Parlamento, aveva votato per i riformisti, mentre nel 2009 è stato uno dei 240 docenti universitari che hanno firmato una dichiarazione di sostegno per Mir Hossein Mousavi. Durante le prime manifestazioni post-elettorali partecipò alle riunioni della Muslim Student Association della Facoltà di Scienze di Teheran incoraggiando i ragazzi a “resistere”. Uno studente ricorda che il prof. Ali-Mohammadi disse che “un uomo giovane deve resistere agli estremisti e non deve aver paura dei proiettili”. Secondo alcuni studenti di fisica dell’Università di Teheran, Ali-Mohammadi fu tra i primi a catapultarsi nell’ufficio del Cancelliere dell’Università di Teheran per chiedere un’indagine sul vile attacco portato dai basji all’università il 15 giugno dello scorso anno. Come si vede quindi, al contrario di quanto affermano le autorità del regime, Massoud Ali Mohammadi era chiaramente e dichiaratamente schierato al fianco dei riformisti.

Perché è stato ucciso? In passato Massoud Ali Mohammadi aveva lavorato con i Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) a diversi progetti segreti. Secondo una fonte di Teheran il prof. Ali Mohammadi aveva una conoscenza molto approfondita delle attività del IRGC comprese, probabilmente, anche quelle attività connesse al programma nucleare. Il suo recente avvicinamento alle posizioni riformiste ne aveva fatto un nemico per i Guardiani della Rivoluzione e, quindi, era diventato un bersaglio. Secondo Rah-e Sabz, il sito web del Movimento Verde, il prof. Ali Mohammadi aveva partecipato a diversi progetti di difesa, compresi quelli inerenti al programma nucleare. Era quindi a conoscenza di ampie informazioni sul programma militare e nucleare iraniano. Questo lo ha ucciso.

A chi doveva giovare la sua morte? Sicuramente ai Guardiani della Rivoluzione Islamica che ormai vedevano in Masoud Ali Mohammadi un nemico, oltretutto depositario di importanti segreti. Non potevano certo permettersi il rischio (anche solo potenziale) che il prof. Ali Mohammadi riferisse delle sue conoscenze a qualcuno, ipotesi per altro remota in quanto il professore non era certo un traditore. In seconda battuta la morte di Masoud Ali Mohammadi doveva giovare al regime che avrebbe così potuto, come ha effettivamente fatto, incolpare i soliti “nemici stranieri”, dalla CIA al Mossad passando per il PMOI e persino con qualche puntata su un gruppo di monarchici semi-sconosciuto. L’importante era distogliere l’attenzione della gente dai problemi interni del regime e rispolverare la “sindrome da accerchiamento” tanto cara a tutte le dittature. Oltretutto ci sono altre due morti eccellenti, questa volta sicuramente imputabili ad “altri fattori”, che potevano avvalorare la tesi del regime, quelle del colonnello Ali Mahmoudi Mimand, conosciuto come il padre del programma missilistico iraniano, trovato morto nel suo ufficio con un colpo alla testa e quella del Dr. Ardeshir Hassanpour, una figura di spicco del programma nucleare iraniano, assassinato in circostanze misteriose il 15 gennaio 2007. Il regime ha tentato così di far ricadere anche l’assassinio di Masoud Ali Mohammadi nell’ottica degli omicidi mirati atti a rallentare il programma nucleare iraniano. Ma questa volta non c’è riuscito.

C’è da dire poi che Masoud Ali Mohammadi, proprio perché depositario di segreti importanti, sarebbe stato molto più utile da vivo ai nemici dell’Iran. Infatti, sebbene abbia sicuramente ricoperto un ruolo di primo piano nella ricerca nucleare, egli non era una pedina fondamentale del programma nucleare iraniano. Certo, la scorsa estate era andato in Giordania come rappresentante iraniano al Synchrotron Radiation Center, un centro di ricerca nucleare sicuramente nel mirino del Mossad, ma la sua figura, proprio perché esperto del settore della fisica delle particelle, era sicuramente meno importante di quella di un ingegnere nucleare che lavora all’arricchimento dell’uranio o al settore missilistico. Insomma, fuori dall’Iran nessuno aveva interesse alla sua morte.

Personalmente credo che il professor Ali Mohammadi abbia pagato la sua scelta di andare dalla parte dei riformisti, un tradimento che gli estremisti iraniani difficilmente perdonano. E così lo hanno ammazzato cercando, maldestramente, di far ricadere la colpa sui nemici dell’Iran. Probabilmente il regime ha voluto mandare un segnale anche a coloro, e sono tanti, che negli ultimi tempi hanno manifestato la loro simpatia per il Movimento Verde, gente tra i quali ci sono scienziati, intellettuali e persino militari. Il tradimento al regime si paga con la vita e Masoud Ali Mohammadi ne è un esempio lampante.

Articolo scritto da Miriam Bolaffi

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