Iran: ci risponde il Senatore Pietro Marcenaro sul suo viaggio in Iran

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la lettera di risposta del Senatore Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, in merito alle domande poste ieri sul suo recente viaggio in Iran (articolo di riferimento) ringraziandolo per l’attenzione dedicataci e per la cortese e solerte risposta ai nostri quesiti. Di seguito pubblichiamo la dovuta risposta del Presidente Londei.

Gentile dott. Londei,

grazie per La sua garbata lettera. Il mio impegno di costante denuncia a favore della promozione e della protezione dei diritti umani in Iran è testimoniato da numerosi interventi parlamentari, interviste e dichiarazioni. Proprio nei giorni seguenti le elezioni iraniane, mentre esplodeva la protesta popolare contro un risultato elettorale manipolato e la repressione governativa mostrava il suo volto più violento, abbiamo audito in Commissione diritti umani la Premio Nobel, Shirin Ebadi, offrendole la possibilità di esprimere nella sede del Senato la sua denuncia su quanto stava accadendo nel suo paese. A quell’audizione sono seguite altre iniziative parlamentari di denuncia delle repressioni, degli omicidi e degli arresti. Per renderci conto più efficacemente della situazione iraniana abbiamo convocato e audito il nostro Ambasciatore a Teheran nel mese di dicembre e, poi, il 30 dello stesso mese, quando, a seguito dei gravissimi scontri di piazza avvenuti la domenica 27, con numerosi morti, feriti e arresti, ho convocato, nonostante il Senato fosse chiuso, una seduta straordinaria della Commissione diritti umani, per esprimere la ferma condanna dell’Italia della repressione in atto e per porre in essere tutte le azioni possibili per un ritorno al dialogo politico.

In questi mesi molte sono state le sollecitazioni che ho avuto per garantire un collegamento e far sentire la nostra vicinanza a quanti si battono per la libertà e la democrazia o semplicemente intendono conquistare la possibilità di decidere sulla propria vita. Sono certo non Le fuggirà l’aspetto più politico di tutta la questione. L’isolamento penalizza soprattutto quelle forze e quelle personalità della società civile e della stessa opposizione che hanno pochi o nulli strumenti di comunicazione.

In questa difficile situazione l’ Ambasciata italiana a Teheran ha svolto in questi mesi un ruolo prezioso, naturalmente nelle forme, con le modalità e i limiti propri della diplomazia. Le ricordo che la nostra Rappresentanza, non seguita dalle altre, è stata l’unica a emettere oltre 100 visti di uscita per cittadini iraniani.

Gli incontri istituzionali che ho avuto con i rappresentanti del Parlamento e del governo iraniano sono stati semplicemente quelli che l’Ambasciata Italiana ha ritenuto opportuni e organizzati. Essi sono avvenuti alla presenza del nostro Ambasciatore che ha prodotto su di essi un resoconto al Ministero degli esteri italiano. Per quanto riguarda quello che ho detto a Teheran alle autorità iraniane è semplicemente quello che ho detto e dico a Roma o a Torino. Che la violenza e la repressione contro il dissenso costituiscono violazione della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e politici che anche l’Iran ha ratificato. Che la democrazia non ammette l’esistenza di prigionieri politici, vale a dire di individui arrestati o condannati per avere espresso in forma pacifica il proprio pensiero. Che l’Italia si oppone alla pena di morte e alle torture e alle violenze contro i detenuti. Che la strada per affrontare una crisi così profonda come quella che attraversa la società iraniana non può essere quella della forza ma quella della politica e del dialogo. Che il punto di vista italiano in tema di tutela dei diritti e della persona umana non è frutto di pregiudizio ma di amicizia per l’Iran e di un maturato e profondo convincimento che unisce tutto il popolo italiano. Che questa vicinanza non può essere intesa come ingerenza o interferenza negli affari interni di un paese e che lo stesso concetto di sovranità nazionale trova il suo limite nel diritto internazionale. Che in questo quadro le relazioni parlamentari possono essere uno strumento utile di conoscenza e di confronto, se riconoscono con sincerità i punti di dissenso e li affrontano con chiarezza.

Ho anche manifestato ai miei interlocutori la convinzione che i membri dell’organizzazione dei Mujadin del popolo oggi ospitati nel campo iracheno di Ashraf abbiano il diritto ad una protezione umanitaria internazionalmente garantita indipendentemente dal giudizio che può essere dato sulla loro storia e sulla loro politica.

Aggiungo, per concludere, che andare in Iran significa anche voler capire, approfondire, rendersi conto di persona degli avvenimenti, calarsi in una realtà diversa respirandone il clima, stringere rapporti anche sul piano personale.

Spero che non ci sia bisogno di spiegare perché mantengo la riservatezza sugli altri incontri che ho avuto in Iran, e non solo a Teheran. Sappia che ho incontrato persone coraggiose e ho visto giovani meravigliosi. Ho riscontrato una fortissima voglia di comunicare e la legittima pretesa che una situazione complessa come quella iraniana sia conosciuta ed esaminata nei suoi diversi e a volte contraddittori aspetti e non semplificata in slogan che non aiuteranno mai nessuno.

Vedo che lei è preoccupato per la pulizia delle mie mani e la ringrazio per questo : non vorrei solo che preoccupati solo della propria igiene personale in troppi non facessero nulla per contribuire a una battaglia così importante non solo per l’Iran ma per tutti noi.

Con amicizia.

Pietro Marcenaro

Risposta di Franco Londei

Gentilissimo Senatore Marcenaro

nessuno mette in dubbio né il suo impegno per la difesa dei Diritti Umani né, tanto meno, il suo lavoro in qualità di Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato. Riconosco che le iniziative prese dalla Commissione da lei presieduta per quanto riguarda la complessa situazione iraniana sono senza precedenti e di questo la ringrazio. Concordo con lei sul fatto che le lotte per i Diritti Umani vadano fatte anche “sporcandosi le mani”. Noi, come organizzazione, seguiamo l’evoluzione della dissidenza iraniana da ben prima delle ultime elezioni, da quando, nel 2008, insieme ad altre organizzazioni abbiamo incontrato i dissidenti iraniani a Malta (ma anche da prima con la campagna a favore di Pegah Emambakhsh). Da allora abbiamo avviato una fitta rete di assistenza ai dissidenti in fuga, soprattutto per quanto riguarda le donne e gli omosessuali. Subito dopo l’inizio delle rivolte post-elettorali abbiamo creato un servizio di server per permettere ai dissidenti di inviare in relativa sicurezza informazioni, immagini, filmati e quant’altro senza rischiare di essere individuati con l’uso dei social network. Siamo stati i primi, dietro segnalazione della dissidenza, a denunciare al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite l’esistenza del carcere segreto di Khazirak, poi chiuso dalle autorità iraniane che proprio in questi giorni hanno rinviato a giudizio l’ex direttore. Certo, lo ammetto, non siamo né politici né diplomatici, siamo terribilmente schierati al fianco della dissidenza e del Movimento Verde. Ecco perché a volte non comprendiamo quello che lei definisce “l’aspetto politico della vicenda”, pur riconoscendo che un aspetto politico c’è e ci deve essere. Il nostro timore era (ed è) che una visita “istituzionale” possa essere strumentalizzata dal regime per i suoi loschi scopi. Purtroppo abbiamo visto in altre occasioni come i regimi autoritari facciano vedere ai loro “ospiti” solo una faccia della medaglia, che il posto di chiami Gaza o Birmania. Naturalmente confidiamo (e crediamo) nella sua lucida capacità di analisi e il fatto stesso che il regime iraniano si sia ben guardato dal pubblicizzare la sua visita ci fa ritenere che la sua posizione sia stata molto ferma e risoluta. La ringrazio ancora una volta per la sua cortese risposta data a questa microscopica organizzazione che, nel suo piccolo, le mani sporche le ha sempre.

Con stima e amicizia

Franco Londei

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