Iran: flop della repressione. Politici italiani presenziano al disgustoso spettacolo del regime

Il regime non è riuscito a fermare le proteste dell’Onda Verde nonostante da diversi giorni lavori alla prevenzione con arresti arbitrari e intimidazioni.

La giornata è iniziata da subito con diverse manifestazioni contro il regime, puntualmente trasmesse dagli oppositori via Twitter e, straordinariamente, attraverso una radio pirata che in mattinata è riuscita a trasmettere via internet per pochi minuti le voci degli oppositori.

Il regime aveva organizzato tutto con molta cura. Come detto nei giorni scorsi aveva provveduto a degli arresti preventivi e aveva interdetto i giornalisti stranieri a trasmettere informazioni provenienti da fonti fuori da quelle ufficiali. I giornalisti che dovevano riferire sulla manifestazione commemorativa dei 31 anni della rivoluzione islamica erano stati portati direttamente sul posto senza avere la possibilità di vedere e trasmettere altro. Centinaia di pulman avevano portato la gente da ogni parte del paese, coscritti poverissimi che in cambio hanno un pasto caldo (qui il video). IRIB, il sito della radio-televisione iraniana ha trasmesso l’allucinante discorso di Ahmadinejad, dove tra le altre cose ha di nuovo minacciato di distruggere Israele, con un sottofondo fatto in studio dove si sentivano solo elogi al regime e urla di “morte all’America” e “morte a Israele”.

Mentre accadeva tutto questo in decine di piazze a Teheran e nel resto del paese milioni di iraniani scendevano in piazza al grido di “morte al dittatore” e “morte alla Russia” accusata di sostenere il regime. Migliaia di basiji sono stati messi in campo per fermare le proteste e, come sempre, hanno usato l’unica arma che conoscono, quella della violenza. Tre morti accertati, decine di feriti e centinaia di arresti sono il risultato della repressione del regime sui manifestanti pacifici. Nonostante questo, mentre scriviamo, decine di migliaia di iraniani sono ancora in piazza a protestare e un numero cospicuo di oppositori al regime sono davanti alla prigione di Evin a chiedere la liberazione dei prigionieri politici.

Non è servito bloccare internet, non è servito sparare sulla folla, non è servito nemmeno attaccare i due leader dell’opposizione, Karroubi e Moussavi, la folla non si è fermata e non si fermerà. Vuole libertà.

Fa impressione piuttosto sapere che due politici italiani, tali Fernando Rossi e di Monia Benini, abbiano partecipato alla delirante manifestazione governativa concedendo anche alcune interviste (qui quella concessa a IRIB). Una vergogna inaudita sostenere un killer come Ahmadinejad che massacra il proprio popolo solo per ragioni antisemite e politiche. Noi non sappiamo chi siano questi due vergognosi personaggi né sappiamo a che titolo si trovavano a Teheran nel palco delle personalità politiche, di certo non rappresentavano l’Italia e di certo non fanno parte né della maggioranza né dell’opposizione. Ci farebbe piacere sapere per conto di chi erano li e che partiti rappresentavano.

Un fatto è certo, la massiccia repressione ha fatto flop e il Movimento Verde è più vivo che mai e intenzionato a non sottostare ancora a questa dittatura di assassini e corrotti. Coloro che speravano che Ahmadinejad potesse soffocare nel sangue la rivolta (come probabilmente quei due “politici” italiani) si mettano il cuore in pace. La battaglia è appena iniziata.

Secondo Protocollo

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