Iran: grazie a Obama gli Ayatollah non sono mai stati così forti

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In Iran se la ridono di tutto e lo fanno di gusto. Le sanzioni imposte dagli USA si sono rivelate per quello che sono, un bluff che non ha impedito al regime iraniano di proseguire nella sua corsa al nucleare. L’appoggio alla Siria è più forte e massiccio che mai come il pressoché totale controllo sul Libano (attraverso Hezbollah). Ieri in Iran sono stati presentati i nuovi droni che potranno essere anche offensivi e persino imbarcati sulle navi, mentre continua senza sosta lo sviluppo di missili balistici.

A ben guardare in Iran si sta vivendo un momento veramente grandioso, perlomeno a livello militare. E’ innegabile infatti che se Obama ha tentennato anche su un eventuale attacco alla Siria a pesare è stato più l’appoggio di Teheran che quello di Mosca al regime di Damasco. L’idea di una ritorsione iraniana su Israele con il conseguente allargamento del conflitto a livello regionale, conflitto al quale poi Obama non potrebbe sottrarsi, è stata a mio avviso la ragione principale delle decisioni prese dal Presidente americano che tanta ilarità hanno suscitato in tutto il mondo.

Ma se questo è vero, pur con tutte le buone ragioni che hanno portato Obama a subire gli scherni di tutto il mondo, è altrettanto vero che se si è arrivati a questa situazione in cui l’Iran può intimorire addirittura la più grande potenza militare del mondo, lo si deve proprio a Obama e alla sua assurda politica in Medio Oriente.

Negli ultimi cinque anni la politica attendista del Presidente americano sull’Iran e sul suo programma nucleare abbinata ad una politica suicida di appoggio alla Fratellanza Musulmana nei Paesi a maggioranza sunnita, ha portato Teheran a controllare da remoto i destini di diversi grandi Paesi tra i quali, oltre ai già citati Siria e Libano, troviamo l’Iraq e l’Afghanistan oltre a diversi Paesi del golfo che pur essendo a guida sunnita sono a maggioranza sciita. Per non parlare poi delle alleanze strategiche con Paesi  sunniti come il Sudan e il Pakistan. Insomma, siamo di fronte a un capolavoro di diplomazia tutto iraniano che è difficile non ammettere, un capolavoro riuscito semplicemente perché non è stato adeguatamente contrastato dalla Amministrazione Obama che non ne ha capita la portata.

Ieri in Iran se la ridevano degli scherni a Obama e hanno fatto la cosa più umiliante (verso gli USA) che potevano fare: attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri hanno invitato tutti gli alleati a non ridere di Obama dimostrando addirittura di essere superiori a queste logiche. Diplomaticamente è lo smacco più grosso verso il Presidente americano perché sembra difenderlo ma in effetti lo ridicolizza in maniera imbarazzante.

Inutile negarlo nascondendosi dietro a un dito, oggi l’Iran in Medio Oriente è la potenza egemone e lo diventerà ancora più marcatamente se raggiungerà l’obbiettivo di dotarsi di armi nucleari. Se però ammettiamo questo dobbiamo anche ammettere che il mondo ha un problema Iran, perché pensare che tutto questo sia un bene per il mondo libero sarebbe l’ennesimo suicidio assistito.

Come fare allora per affrontare il problema Iran? Prima di tutto smettere si lanciare minacce contro il regime iraniano senza poi metterle in pratica, una minaccia è credibile solo se è seguita dai fatti. Poi smetterla di spostare in avanti le linee rosse sul suo programma nucleare, in Iran la linea rossa è stata ampiamente superata. Infine, se si ammette che esiste un problema Iran occorre anche decidere di affrontarlo con qualsiasi mezzo, compreso quello dell’uso della forza. Più si attende e più l’Iran si rafforza.

Se oggi gli Ayatollah sono quello che sono è perché gli è stato permesso di diventarlo con una assurda politica attendista, oserei dire quasi accondiscendente, sia sul loro programma nucleare che sulle mosse diplomaticamente strategiche che è difficile negare siano avvenute. Teheran non si è limitata a rafforzarsi militarmente, ha creato una struttura a ragnatela che le permette in caso di attacco di scatenare reazioni a catena in mezzo mondo (compreso il Sud America). Affrontare questa situazione dovrebbe diventare quindi l’obbiettivo primario per una potenza come gli USA che si arrogano il Diritto di essere chiamati “difensori della democrazia mondiale”. Purtroppo credo che se non ci saranno eventi tali da spingere Obama a intervenire seriamente sul problema Iran, tutto questo non potrà che peggiorare. E tra pochi mesi potrebbe essere veramente troppo tardi per agire.

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