Iran-Italia: il caso di Hamid Masoumi Nejad mette in luce il lato peggiore dell’antisemitismo

Hamid Masoumi Nejad, giornalista di IRIB (la radio televisione iraniana) e spia per conto dei servizi segreti iraniani, è stato arrestato lo scorso 3 marzo per traffico di armi verso l’Iran dalla Guardia di Finanza di Milano. Con lui sono finiti in carcere un altro iraniano e nove italiani. L’arresto è avvenuto dopo mesi di intercettazioni telefoniche che provano senza ombra di dubbio il coinvolgimento del finto giornalista iraniano e degli altri nel traffico internazionale di armi. Questi i fatti.

Ma i fatti, quanto si tratta di toccare gli interessi iraniani, non bastano alla larga schiera di antisemiti italiani, sempre compatta nel difendere il boia di Teheran, Mahmud Ahmadinejad, e i suoi deliranti proclami per la cancellazione di Israele. E così nei giorni scorsi si è assistito ad una mobilitazione di massa del movimento antisemita italiano per difendere il “povero” finto giornalista definito addirittura “la prima vittima innocente della guerra all’Iran”. Incredibile, soprattutto se si pensa che non abbiamo mai visto una simile mobilitazione da parte di queste persone per nessuno degli oltre 400 giornalisti e blogger iraniani incarcerati in Iran solo per aver diffuso notizie sulla sanguinosa repressione delle manifestazioni contro il dittatore, non abbiamo mai sentito una singola parola per chiedere la scarcerazione di uno solo di loro. Il bello è che queste persone si definiscono “democratici in lotta contro i regimi”.

Ora vorrebbero anche mobilitare il Committee to Protect Journalists (Cpi) per chiedere l’immediata scarcerazione del finto giornalista iraniano, cosa che naturalmente si sono ben guardati dal chiedere per uno qualsiasi dei 400 giornalisti iraniani incarcerati da Teheran o per uno dei giornalisti birmani, cinesi, tibetani, venezuelani e via dicendo. Che grandi questi “democratici in lotta contro i regimi”.

E così assistiamo al fiorire di campagne che chiedono la liberazione di Hamid Masoumi Nejad, campagne che sostengono che il finto giornalista spia iraniano sarebbe stato arrestato perché scriveva sulla corruzione in Italia e sugli scandali di Berlusconi. Cavolo, allora se fosse questo il motivo le carceri italiane dovrebbero traboccare di giornalisti. Gente come Travaglio dovrebbe essere messo addirittura ai ferri e torturato in una pubblica piazza come fanno a Teheran.

La realtà, purtroppo, è un’altra ed è molto lontana dalle ridicole scuse addotte a queste assurde campagne che per fortuna non raccolgono che pochissime adesioni e sempre dai soliti noti. Il motivo è che Ahmadinejad, gli Ayatollah e la loro politica genocida vanno difesi ad ogni costo. IRIB non si tocca perché insieme ad altri pochi siti è tra i maggiori promulgatori dell’antisemitismo e di notizie altamente tendenziose. Non si attacca chi vuole distruggere Israele, nemmeno se è un dittatore sanguinario che massacra il suo popolo. I “democratici in lotta contro i regimi” non fanno caso a queste piccolezze, ci mancherebbe altro.

E così il caso di Hamid Masoumi Nejad, finto giornalista iraniano, membro dei servizi segreti iraniani, finito in carcere perché preso con le mani nel sacco insieme ad altri criminali italiani mentre cercava di acquistare armi (comprese quelle chimiche) per l’Iran, diventa il cavallo di battaglia dei movimenti antisemiti italiani (loro si definiscono anti-sionisti, ma è la stessa cosa). Che onore, un uomo solo difeso da cotanta gente che non spende una sola parola per i giornalisti, quelli veri, incarcerati dal loro amico a Teheran. Dove arriva l’antisemitismo!!!

Miriam Bolaffi

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