Ieri in Iran abbiamo assistito ad un copione già visto, manifestanti pacifici che chiedono maggiori Diritti massacrati dalle forze paramilitari e dai Pasdaran, con l’aggiunta di un maggior controllo delle autorità di regime sulle manifestazioni della opposizione, per altro annunciate da settimane.

Questa mattina alcuni giornali, per lo più di sinistra, parlano (quasi compiacendosi) di un fallimento delle manifestazioni dell’Onda Verde. In pochi fanno notare come invece sia indicativo e importante il fatto che l’opposizione democratica sia scesa in piazza nonostante sapessero perfettamente quello che li aspettava. Questo è un segnale molto forte di consapevolezza e soprattutto di determinazione che il mondo non può far finta di non vedere.

Europa e Stati Uniti ieri hanno condannato l’ennesima violenta repressione con parole molto dure, inusuali e indicative se viste sotto l’aspetto del gergo diplomatico. Hanno anche condannato le parole pronunciate da Ahmadinejad nel suo delirante discorso alle decine di migliaia di sostenitori coscritti dal regime, gente portata dalle campagne con centinaia di pulman ai quali in cambio è stato promesso un pasto caldo, almeno per quel giorno. Si perché buona parte di quella gente un pasto caldo non se lo può permettere tutti i giorni. E così, mentre il dittatore iraniano annuncia i progressi atomici e, soprattutto, di voler distruggere Israele una volta per tutte, la gente costretta a osannarlo con lo stomaco che brontola, non aspettava altro che mettersi in fila per quel pasto caldo a loro promesso (il video). In pochi (giornalisti compresi) sapevano che a poche decine di metri dalle manifestazioni di regime, alle quali hanno vergognosamente partecipato anche due presunti politici italiani, i ragazzi dell’onda verde venivano massacrati per l’ennesima volta con “metodo scientifico” dalle milizie basij. Ho evidenziato le parole metodo scientifico perché di questo si è trattato, i manifestanti sono stati attirati in decine di trappole al solo scopo di arrestarli, malmenarli, massacrarli o, nella migliore delle ipotesi, di individuarli per poi tornarci i prossimi giorni.

Ma non hanno certo fatto marcia indietro i ragazzi di Teheran né l’hanno fatto i loro compagni di Shiraz, di Isfahan, Mashhad, Ahwaz o di una delle tante città a noi sconosciute dove l’onda verde è scesa in piazza.

Ora il mondo intero ha, verso questi ragazzi, una responsabilità morale che non può più eludere: quella di aiutarli. Non sto parlando di schierare portaerei nel Golfo o di inviare divisioni di marines, sto parlando di fare quelle azioni indirizzate a indebolire il regime quel tanto che basta per dargli la spallata finale, sto parlando di azioni volte a colpire gli uomini di Ahmadinejad e Khamenei, coloro che gli permettono di mantenere il potere, sto parlando dei Pasdaran e dei basij che, dopo essere passati sotto il diretto controllo delle Guardie della Rivoluzione (un premio per i massacri dei mesi scorsi) si apprestano a diventare una vera e propria forza politica.

E’ inutile che l’Europa, per fare un esempio, condanni le azioni repressive del regime a parole ma nei fatti permetta a gente come il generale Hassan Firuzabadi, capo dei Pasdaran, di detenere proprio in Europa conti correnti traboccanti di milioni di dollari sporchi del sangue innocente del popolo iraniano. E il capo dei Pasdaran è in buona compagnia, con lui c’è tutta la nomenclatura del Regime, dal figlio della Guida Suprema a quello di Ahmadinejad (Mahdi Ahmadinejad). Si inizi col bloccare quei fondi e si continui inserendo i Pasdaran e i Basij nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Si aumentino i controlli sulle aziende occidentali (americane ed europee) che operano con l’Iran. Si impedisca loro di esportare in Iran, spesso attraverso una ragnatela di società fittizie basate negli Emirati Arabi, prodotti sottoposti a embargo. Sono cose che sanno tutti ma fino ad oggi questo assurdo mercato non è stato mai bloccato permettendo al regime di vivere e prosperare mentre la gente comune iraniana risente delle varie sanzioni alle quali è sottoposto il Paese. Insomma si agisca sul regime e non sul popolo lasciando a quest’ultimo l’onere di abbattere i Mullah.

La dissidenza iraniana può essere aiutata in mille modi, per esempio finanziando una buona rete di informazione che permetta alle idee liberali di raggiungere tutto il Paese, impedendo il riarmo del regime e bloccando le vendite di tutti quei mezzi che possono essere usati nella repressione (dai software ai mezzi veri e propri), attivando una seria campagna internazionale a tutti i livelli (ONU, UE, ecc. ecc.) allo scopo di impedire qualsiasi scambio commerciale con il regime, oppure predisponendo apposite leggi a livello europeo per dare assistenza ai rifugiati politici iraniani (questo è un discorso che approfondiremo nei prossimi giorni). Insomma occorre agire fattivamente a 360 gradi mettendo letteralmente il regime in un angolo.

Le alternative non sono delle migliori. La prima è che l’Iran arrivi a dotarsi di armi nucleari con le quali potrà poi mettere in atto le sue minacce. La seconda è che “qualcuno” glielo impedisca con un attacco militare, cosa questa da evitare a tutti i costi per le ripercussioni che potrebbe avere a livello mondiale un conflitto regionale in Medio Oriente. In effetti ci sarebbe una terza alternativa ancora tutta da valutare ed emersa solo nelle ultime ore, quella dei gruppi armati di resistenza al regime. Nelle ultime ore circola in rete un video (lo trovate in coda all’articolo) dove una ragazza, una certa Azadeh, parla a nome di un gruppo denominato “Esercito per la liberazione dell’Iran”. Niente a che fare con il PMOI (Mojaheddin del Popolo), sembrerebbe piuttosto un gruppo nato di recente senza una precisa connotazione politica. Tuttavia è significativo che inizino a nascere gruppi del genere i quali potrebbero veramente mettere in difficoltà il regime con azioni dimostrative o mirate a colpire solo gli organi di regime. Insomma niente di terroristico che colpisca anche gli innocenti.

In ogni caso mi sembra che in occidente lentamente inizi a farsi strada l’idea di aiutare attivamente la dissidenza iraniana senza però “intromettersi” nel processo di democratizzazione. Ora occorre solo passare dalle parole ai fatti. Non è facile, me ne rendo conto, ma le alternative sono davvero tutte peggiori.

Franco Londei

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