Iran: preoccupante appello alla lotta armata

I sostenitori dell’opposizione iraniana all’estero sono invitati ad unirsi in un nuovo movimento che abbia come obbiettivo il rovesciamento violento del regime iraniano”. A lanciare questo appello è Amir Jahanchahi, ricchissimo uomo d’affari iraniano in esilio figlio dell’ex Ministro delle finanze dell’ultimo Scià di Persia.

Amir Jahanchahi sostiene che l’opposizione pacifica ha dimostrato che senza il ricorso alla forza è praticamente impossibile abbattere il regime iraniano. Secondo lui “gli attuali capi dell’opposizione (Mousavi e Karroubi) non sono pronti per un cambio radicale del regime, mentre invece il popolo è pronto ad ammettere anche l’uso della forza. Il regime non sia abbatte con una rivoluzione di velluto ma con una vera rivoluzione armata”.

Il nuovo movimento che ha in mente Jahanchahi si chiamerebbe “Green Wave Movement” e accetterebbe tutti gli iraniani all’estero esclusi i monarchici e i Mujahedin del Popolo definiti come “gruppi terroristici”. Amir Jahanchahi gode di grandi entrature negli Stati Uniti dove è in grado di reperire moltissimi fondi.

Il piano di Jahanchahi prevede innanzi tutto di finanziare massicci disordini e scioperi in Iran. Lo scopo è quello di indebolire il regime e di prendere il potere con la forza. Secondo Amir Jahanchahi molti appartenenti ai Pasdaran sarebbero disposti ad unirsi al Green Wave Movement in quanto spaventati dalla politica suicida di Ahmadinejad. Sempre secondo l’uomo d’affari iraniano il movimento potrebbe contare anche su una larga fetta dell’esercito e sui suoi comandanti. Contemporaneamente Amir Jahanchahi sostiene che bisognerebbe formare un gruppo di esperti che studino un piano per un Governo provvisorio che traghetti il Paese, una volta preso il potere, verso una democrazia compiuta.

Il piano, esposto da Amir Jahanchahi durante una riunione tra i maggiori dissidenti iraniani e le organizzazioni che sostengono il movimento pacifista iraniano, non piace ad un altro famoso dissidente, Mehrdad Khonsari. Secondo Khonsari, infatti, il rischio di instaurare una dittatura militare molto simile a quella attuale è molto alto. Il piano non piace nemmeno ad altri dissidenti come il Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, e ad altri pacifisti. Dall’Iran sia Karroubi che Mousavi hanno fatto sapere del loro completo disaccordo a prendere le armi contro i loro stessi fratelli. Sono invece favorevoli i membri, sempre più numerosi, dell’Esercito di Liberazione dell’Iran, un movimento clandestino nato negli ultimi mesi che si prefigge la lotta armata contro il regime.

Anche le organizzazioni che sostengono il Movimento Verde in Iran, tra le quali Secondo Protocollo, sono contrarie ad una escalation delle violenze e ad una rivoluzione armata. E’ palese a tutti che il regime ha trovato il sistema di limitare di molto il Movimento Verde, tuttavia la dissidenza iraniana è tutt’altro che sconfitta o rassegnata.

Sia il Movimento Verde che le numerose organizzazioni che lo sostengono sono convinti che il regime si possa abbattere senza ricorrere alla forza ma facendolo collassare con l’aiuto della Comunità Internazionale. L’introduzione di sanzioni che colpiscano gli interessi dei leader del regime e dei pasdaran sarebbero già un notevole passo avanti. Durante la riunione è stata avanzata anche l’ipotesi di chiedere sanzioni per quelle aziende, come Nokia, Siemens e altre, che con le loro tecnologie hanno permesso al regime di colpire duramente la dissidenza e di bloccare tutte le fonti di informazione indipendenti.

Tuttavia, nonostante il deciso diniego all’uso della forza da parte di buona parte degli interessati, Amir Jahanchahi resta convinto che la sua idea sia l’unica in grado di abbattere il regime di Ahmadinejad e si è detto deciso di andare avanti anche da solo. Jahanchahi può contare su molti appoggi a Washington e a Londra e la cosa preoccupa non poco coloro che vorrebbero un cambio democratico del regime. Per questo invitano i tantissimi sostenitori del Movimento Verde a non cedere alla volontà di abbattere il regime subito con l’uso della violenza ma di pazientare fino a quando i tempi saranno maturi per un vero cambiamento democratico in Iran. La cosa potrebbe avvenire prima del previsto.

Secondo Protocollo

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