La denuncia ci arriva direttamente dall’Iran e in particolare dal comitato dei famigliari dei giornalisti e dei prigionieri politici detenuti illegalmente in Iran nella prigione di Evin, ed è assolutamente devastante.

Secondo la denuncia, ripresa anche dal sito d’opposizione Kalame, il procuratore di Teheran avrebbe vietato l’introduzione nel carcere di Evin di qualsiasi libro, giornale o pubblicazione, ma in compenso avrebbe ordinato ai secondini di somministrare ai carcerati almeno due dosi di eroina al giorno.

I famigliari degli oltre trecento giornalisti, blogger e prigionieri politici detenuti a Evin sospettano che i loro congiunti siano costretti a prendere le dosi di droga contro la loro volontà e che per questo abbiano perso qualsiasi volontà di combattere.

Le famiglie hanno scritto al procuratore generale di Teheran per denunciare il fatto ma non hanno ottenuto alcuna risposta. Anzi, alcuni famigliari di detenuti di una certa importanza sono stati fortemente intimiditi dalla polizia e invitati a non scrivere più al procuratore di Teheran.

Il comitato dei famigliari dei giornalisti e dei prigionieri politici detenuti a Evin denuncia l’assoluto silenzio della stampa internazionale sulle condizioni di detenzione dei loro congiunti, spesso seviziati e violentati, e denuncia l’assordante silenzio della stampa internazionale sulla totale illegalità di queste detenzioni. Chiede che i riflettori internazionali si accendano almeno per pochi secondi sulla terribile tragedia che sta colpendo i loro congiunti e il loro paese. Chiede che chi ha lottato pacificamente per un Iran migliore e democratico non venga dimenticato come una scarpa vecchia nel profondo delle prigioni di Evin. Chiede una mobilitazione internazionale per interrompere le continue violazioni dei fondamentali Diritti Umani ai quali è sottoposto il popolo iraniano.

Nel report che ci è giunto si segnala in particolare che le condizioni di Amir Hossein Kazemi e di Masoud Bastani sono assolutamente gravi e che rischiano di morire da un momento all’altro. Ai loro famigliari non viene permesso di portare loro alcun medicinale mentre continuano le iniezioni quotidiane di eroina. Insomma li stanno deliberatamente uccidendo così come gli altri trecento uomini e donne ancora detenuti a Evin senza nemmeno essere stati giudicati. Dove sono adesso gli strapagati giornalisti occidentali, ora che c’è da difendere i loro colleghi iraniani?

Noemi Cabitza

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