Iran: torna l’Onda Verde tra mille difficoltà. Seguiamo gli eventi ora per ora

Oggi ricorre il trentunesimo anniversario della Rivoluzione islamica e l’Onda Verde, come promesso, è tornata in piazza. Il regime da diverse settimane lavora per cercare di bloccare le manifestazioni e soprattutto di bloccare le notizie che potrebbero filtrare verso il mondo libero.

Nei giorni scorsi il servizio internet è stato fortemente rallentato mentre il servizio di telefonia mobile è stato pressoché impossibilitato a mandare SMS. Questo allo scopo di impedire un coordinamento delle proteste. Ieri avevamo dato la notizia che il servizio di posta Gmail era stato completamente oscurato per essere sostituito con un “servizio di regime”, notizia confermata oggi da diversi media. Nonostante questo dalle prime ore di questa mattina filtrano diverse notizie dall’Iran, notizie di raduni dell’opposizione democratica in diverse aree della capitale e di altre città.

Ma nei giorni scorsi il regime ha “lavorato molto” per impedire le manifestazioni dell’onda verde procedendo a diversi arresti arbitrari e ad azioni di vero e proprio sabotaggio. Di seguito un breve riassunto dei fatti principali:

Arresti e detenzioni
3 febbraio: Il Committee to Protect Journalists (CPJ) rilascia una lista di 47 giornalisti attualmente detenuti dal regime
4 febbraio: agenti in borghese arrestato senza accuse Sahar Ghassemnejad e Nazanin Hoseinnia, forse in connessione con l’attivismo politico delle loro famiglie
4 febbraio: le autorità di Regime arrestano Maziar Samii, attivista e membro del movimento “un milione di firme”
5 Febbraio: l’organizzazione umanitaria RAHANA individua altri quattro giornalisti arrestati dal regime
7 febbraio: agenti del MOIS arrestato Somayeh Momeni giornalista e membro della campagna “un milione di firme” e della “campagna per i diritti umani”
8 febbraio: Molti attivisti sono stati arrestati in base alle dichiarazioni non confermate pubblicate da un utente Twitter che monitorava gli sviluppi in Iran. L’elenco degli arrestati include Maryam Ghanbari attivista per i diritti delle donne, Saiedeh Mirzaei e Babak Nazari attivisti per i Diritti dei bambini, il giornalista Hassan Zohouri, i fotografo Amir Sadeghi e un gruppo di studenti del Teheran Polytechnic University

Azioni del regime contro gli organi di informazione :
4 febbraio: Un rapporto rende noto che il regime ha messo in piedi un servizio nazionale di gestione delle webmail (iran.ir) destinato a sostituire gratuitamente i servizi di webmail stranieri con uno domestica, molto piùpiù facile da controllare. Il rapporto evidenzia come attualmente il 95% degli iraniani usi Google, Yahoo e Hotmail per gli account di posta elettronica. Sempre secondo il rapporto i servizi di Google, quali Gmail e Google Translate, sono stati già bloccati in alcune parti dell’Iran.
4 febbraio: si interrompe l’accesso a internet in tutto il sud dell’Iran. Un funzionario del ministero delle comunicazioni, Hossein Shafi, ha dichiarato che l’interruzione di Internet nel sud dell’Iran è stata causata da un cavo tagliato (ma guarda un po’). Il funzionario non sa dire quando la linea verrà ripristinata.
7 febbraio: il ministro delle Comunicazioni Reza Taghipour afferma che le connessioni Internet in Iran saranno lente nei prossimi giorni a causa di danni alla rete in fibra ottica e ha sostenuto che le recenti e perduranti interruzioni del servizio SMS sono causate da “software”. Quale software non è dato saperlo.

Come detto però le notizie filtrano ugualmente anche se mancano (per ora) di foto e filmati. Le agenzie ufficiali direbbero che non sono “notizie confermate” per cui tendono a non darle. Ma siccome noi non siamo una agenzia stampa queste notizie le diamo eccome. Per seguire gli eventi iraniani (ora per ora) basta collegarsi al nostro forum. Non provengono da fonti ufficiali ma da quei dissidenti che in modo assai rocambolesco riescono a inviarcele dall’Iran. Anche questo è un modo per combattere il regime.

Secondo Protocollo

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