Iran, Twitter & C. I limiti dei social network

Ha suscitato migliaia di proteste l’articolo del Telegraph che in qualche modo ridimensiona il ruolo di Twitter e di altri social network nella rivoluzione iraniana. L’autore dell’articolo, Will Heaven, pone l’accento su alcuni punti che non sempre sono sbagliati, anzi, in definitiva il suo ragionamento non fa una piega se non interpretato.

Will Heaven sostiene che Twitter non ha contribuito affatto alla rivoluzione iraniana, anzi, l’autore trova inquietante l’uso che se ne fa proprio perché, a suo dire, “in Iran non c’è stata (per il momento) alcuna rivoluzione” in quanto Ahamdinejad è sempre al suo posto e il regime iraniano mette in pratica una durissima repressione individuando i dissidenti anche e soprattutto grazie a Twitter. Heaven ricorda infatti che il governo iraniano si giova di una tecnologia particolare, chiamata Deep Packet Inspection, che permette di monitorare la rete e di individuare chi trasmette dati attraverso di essa. Lasciamo stare tutte le polemiche su chi abbia fornito a Teheran questa sofisticata tecnologia, resta il fatto che tutti i maggiori blogger e utilizzatori di Twitter iraniani, e parlo di coloro che trasmettono dall’Iran, vengono puntualmente individuati e arrestati. La stessa cosa avviene naturalmente anche per altri social network come Facebook o come Twibbons, meno noto dalle nostri parti ma usatissimo dagli iraniani.

In definitiva Will Heaven, pur riconoscendo a Twitter e agli altri social network un ruolo importantissimo per la diffusione di notizie e filmati, ne ridimensiona l’importanza sia per i risultati finali (la rivoluzione iraniana che ancora non è partita o non ha dato i frutti sperati), che per le conseguenze nefaste che l’uso dei social network ha proprio sui dissidenti iraniani che trasmettono pacchetti di dati dall’Iran in quanto gli stessi sono facilmente individuabili dal regime.

Diverso è il discorso per chi usa Twitter & C. per diffondere notizia da fuori dell’Iran, cioè per coloro che attraverso vari canali vengono a conoscenza dei fatti o in possesso di filmati e li diffondono sulla rete per informare il mondo di quanto avviene. In questo caso nessuno può oggettivamente mettere in discussione l’importanza del mezzo social network.

Da diverso tempo noi abbiamo lanciato l’allarme (peccato per l’articolo nel vecchio database ormai perso) sull’uso di Twitter & C. e soprattutto sull’uso che il regime iraniano fa del “ Deep Packet Inspection”. Per questo a suo tempo abbiamo creato un mezzo di comunicazione diretto tra noi e i dissidenti iraniani che vivono in Iran, un sistema basato su un server dove i dissidenti possono caricare via ftp i loro filmati, le immagini e le informazioni da diffondere. Nessun mezzo è chiaramente sicuro al 100% ma è certamente un sistema più sicuro di Twitter. Siamo poi noi e altri utenti sparsi in tutto il mondo che hanno accesso al server che diffondiamo le notizie e i filmati attraverso i social network. Purtroppo però il numero dei dissidenti iraniani che usa questo sistema “sicuro” non è ancora molto alto e in molti cadono nella trappola del regime spinti dal desiderio di informare in tempo reale il mondo su quanto avviene in Iran.

Su una cosa dissento da Will Heaven e concordo invece con @avmavm (nick name Twitter di uno dei più attivi dissidenti iraniani all’estero): nonostante la durissima repressione sui blogger e su coloro che usano Twitter & C. per informare il mondo sui fatti iraniani, nei ragazzi dell’onda verde prevale la voglia di informare sulla paura di essere scoperti. Cioè, pur di far sapere al mondo quanto succede in Iran sono disposti consapevolmente a rischiare di essere arrestati. Questo Heaven non lo ammette, anzi, lo definisce inquietante. E’ chiaro che il giornalista inglese non ha capito lo spirito che spinge questi giovani ragazzi (ma non solo giovani) a rischiare la vita pur di comunicare con il mondo libero.

La rivoluzione iraniana è solo all’inizio e i social network sono senza dubbio un valido mezzo di diffusione per i dissidenti, vanno però usati con cautela e giudizio perché potrebbero mettere a repentaglio la loro vita. Credo che sia questo il succo di quello che voleva dire Will Heaven con il suo articolo che tante critiche ha sollevato. Va però riconosciuto a questi ragazzi la volontà di perseguire il fine ultimo di quello che fanno , un fine che loro considerano superiore persino alla propria vita, quello di arrivare ad un Iran rispettoso dei Diritti e modernamente democratico. Questo forse Heaven non lo ha calcolato.

Articolo scritto da Noemi Cabitza

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