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ISIL: antipasto islamico in salsa irachena

ISILGuardate bene quello che sta avvenendo in Iraq perché è solo l’antipasto di quello che ci aspetta. L’ISIL non è un qualsiasi gruppo terrorista, l’ISIL è un esercito ben armato e finanziato che sta combattendo su tre fronti e sta vincendo con facilità su tutti e tre.

Qualche mentre malata di Washington aveva pensato di aver sconfitto Al Qaeda e che tutti i mali del mondo venissero dal gruppo fondato da Osama Bin Laden, invece l’ISIL è persino peggio, persino più estremista di Al Qaeda, un esercito che non esita a combattere contro i gruppi qaedisti che in Siria non si piegano ai loro voleri.

L’ISIL ha approfittato di un vuoto di potere immenso lasciato dalla scellerata politica di disimpegno americano e ha saputo abilmente insinuarsi in quasi tutti i teatri interessati dalle cosiddette “primavere arabe”. Oggi siamo tutti a guardare il fatto più eclatante, quello che avviene in Iraq, ma l’ISIL controlla un terzo del territorio siriano, è presente in Egitto (nel Sinai) e ha avanguardie in Libia. Paragonarlo a un semplice gruppo di terroristi islamici non è solo riduttivo, è un errore fatale.

E non sarebbe male approfondire le ramificazioni dell’ISIL in Europa dato che la maggioranza dei suoi combattenti sono stranieri, spesso europei di terza generazione. E poi, chi paga le armi usate dall’ISIL? L’altro giorno un articolo apparso su un giornale iraniano diceva che il Qatar paga ogni mese gli stipendi dei miliziani dell’ISIL. 740 dollari al mese. Gli iraniani sono di parte e non è la prima volta che si inventano collegamenti tra i paesi arabi del Golfo e i gruppi terroristici sunniti, ma la notizia è molto plausibile.

Quindi, prendere sottogamba questo esercito di terroristi islamici come è stato fatto fino ad ora mi sembra un azzardo un po’ troppo semplicistico. Il paradosso è che gli unici che lo stanno veramente combattendo sono i terroristi legati ad Al Qaeda e gli iraniani. Altri nemmeno ci pensano al di la delle solite parole di condanna e delle sterili minacce di bombardamenti aerei. Eppure il rischio è reale e mortale, non solo per la Siria e l’Iraq.

L’ISIL sembra temere solo i Peshmerga curdi, gente non certo abituata a ritirarsi e che combatte da oltre 30 anni, gli unici che si sono mossi contro il grande califfato sognato dai sunniti dell’ISIL e che ieri sera hanno occupato senza sparare un colpo la città di Kirkuk mettendola sostanzialmente in sicurezza. Questo per dimostrare che l’ISIL non si combatte con le parole ma con le armi, l’unica lingua che conoscono.

Quindi lo ripeto: occhio a quello che avviene in Iraq perché questa gente è molto più vicina a noi di quanto possiamo pensare. Credere che quello che avviene in Iraq sia solo una questione irachena è il più grosso errore che l’occidente possa fare.

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  • Se un bambino prende a martellate i compagnucci… Perché i suoi genitori gli forniscono e gli permettono di giocare con tale attrezzo…Andrebbero bombardati soprattutto i genitori!!! E confiscati tutti i pozzi…quelli petroliferi. Cercare solo di far capire al bambino che la gente, non si prende a martellate…E’ tempo perso.- Saluti