Israele dietro al cyber attacco all’Iran. E anche se fosse vero?

Written by | Secondo Protocollo

«C’è Israele dietro allo spyware che ha colpito molti computer in Iran e che ha fatto perdere molti dati a decine di computer». A dirlo è un esperto informatico del Governo iraniano il quale, certamente non volendo, ha anche ammesso che il regime iraniano ha subito forti danni.

Lo spyware in questione si chiama “Flame” ed è in grado di fare cose eccezionali. Una volta entrato nel computer non si comporta come un normale virus e non apporta danni al sistema. Non si fa vedere ma raccoglie informazioni e le trasmette al suo creatore. Flame è in grado di attivare le webcam e di registrare quello che avviene davanti al PC, registrare le conversazioni attraverso il microfono, leggere in tempo reale quello che si scrive sulla tastiera e tante altre belle cosette. Naturalmente è in grado di trasmettere al proprio creatore tutte le informazioni presenti sul PC infettato. Il danno ai computer iraniani, molti dei quali appartenenti a personaggi di alto livello, sarebbe enorme con una “importante perdita di dati sensibili”.

Dopo il virus Stuxnet questo spyware è quello che ha fatto più danni agli iraniani compromettendo seriamente la loro intelligence.

Come detto,  gli iraniani accusano Israele per questo attacco cibernetico (lo avevano fatto anche con Stuxnet). A pretesto prendono due fattori che loro giudicano fondamentali: il primo è che lo spyware ha una struttura talmente complessa che può essere solo il frutto del lavoro di un Governo (Israele n.d.r.). Il secondo è l’intervista rilasciata dal vice-premier israeliano, Moshe Yaalon, alla radio dell’esercito nella quale affermava che «tutto è lecito nella lotta per fermare il programma nucleare iraniano, compreso l’uso di malware», una vera e propria ammissione di colpevolezza secondo gli iraniani.

Ammettiamo per un momento che sia vero, Israele ha il dovere di usare ogni mezzo a sua disposizione per fermare il programma nucleare iraniano, specie se questi mezzi non provocano vittime civili. A Gerusalemme hanno certamente la tecnologia per fare tutto questo (come ce l’hanno altri Paesi) e se la usano per fermare l’Iran fanno benissimo. Non ci vedo cosa ci sia di male. Anzi, i pacifisti dovrebbero essere contenti che invece di inviare i bombardieri Israele tenti di fermare l’Iran con mezzi non violenti. Ma sono convinta che anche quasta volta troveranno da ridire qualcosa.

Noemi Cabitza

Last modified: Dic 3, 2017