Israele: indebita ingerenza dell’Europa nelle vicende interne israeliane

Lo avevamo anticipato lo scorso 17 dicembre. L’Unione Europea, su fortissime pressioni inglesi, stava redigendo un documento a senso unico contro Israele che non solo voleva costringere Israele a cambiare politica verso le minoranze arabe, ma mirava a sottrarre al controllo israeliano diverse zone della Cisgiordania. Bene, è peggio di quello che si pensava.

Ieri sera si è appreso che, partendo da quel mendace rapporto inglese, l’Unione Europea ha elaborato un documento che non solo è una spregiudicata interferenza negli affari interni dello Stato di Israele, non solo è sbilanciato completamente a favore dei palestinesi, ma è anche un vero e proprio tentativo di sottrarre a Israele il controllo di Gerusalemme Est e di costringere lo Stato ebraico a redigere una sorta di black list dei coloni considerati violenti.

Anche nei giorni scorsi la Gran Bretagna, attraverso il suo Ministro degli Esteri Nick Clegg, era tornata ad attaccare la politica israeliana riguardo ai nuovi insediamenti a Gerusalemme Est chiedendo alla UE di intervenire affinché si sostenesse l’insediamento della OLP propri a Gerusalemme Est e l’abbandono da parte dei coloni degli insediamenti a favore della popolazione araba che occupa la Cisgiordania. Clegg però sembra aver dimenticato che proprio l’OLP nelle ultime settimane ha visto l’ingresso al suo interno di Hamas (un gruppo terrorista) e che Gerusalemme (tutta) è la capitale dello Stato Ebraico di Israele e che quindi non può essere divisa.

Fatto sta che l’Unione Europea ha ceduto alle pressioni britanniche e ieri ha emesso un documento con alcune “raccomandazioni” rivolte allo Stato di Israele tra le quali le più incredibili sono: 1) abbandono di Gerusalemme ESt  – 2) creazione di una black list dei coloni giudicati (da loro) violenti, cioè di quelli che in sostanza si difendono dagli attacchi arabi – 3) incoraggiare e favorire la rappresentanza della OLP a Gerusalemme Est lasciando il controllo totale di quella parte della città alle forze arabe.  In sostanza il documento chiede esplicitamente la divisione di Gerusalemme. Ma non solo. Lo stesso documento, dando per buono lo scandaloso rapporto britannico di cui si parlava il 17 dicembre, raccomanda a Israele di cambiare la sua politica verso le minoranze arabe e condanna fermamente la recente decisione dell’Alta Corte di Gerusalemme di negare la cittadinanza a quei palestinesi sposati ad israeliani, una pratica questa molto diffusa tra i palestinesi per ottenere la cittadinanza dello Stato di Israele. Finito qui? Nemmeno per idea. Il bello deve arrivare. La UE “raccomanda” anche le aziende europee a non avere rapporti commerciali con le aziende israeliane situate a Gerusalemme Est e a non acquistare prodotti israeliani provenienti dai cosiddetti territori occupati. Un vero proprio boicottaggio.

Un diplomatico europeo, intervistato ieri sera dal quotidiano Ynet, ha detto che “l’Europa si rende conto perfettamente delle implicazioni di questo documento ma che la UE è fermamente intenzionata a intraprendere misure concrete per porre fine all’espansione degli insediamenti e a promuovere la divisone di Gerusalemme”.

Ancora non si registrano reazioni ufficiali dal Governo israeliano, che comunque era al corrente di questo documento tanto che nei giorni scorsi si è tenuto un meeting con gli analisti per parlarne. Di certo siamo di fronte all’ennesima clamorosa intromissione europea negli affari interni dello Stato di Israele, una intromissione faziosa, tendenziosa e in mala fede che non può passare sotto silenzio.

Sharon Levi

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